Accordo solo sulle foreste

Clima, la Cop19 chiude con un compromesso al ribasso: a Varsavia niente «impegni»

Nuove accuse dei Paesi in via di sviluppo a quelli sviluppati: dove sono i finanziamenti promessi?

[25 novembre 2013]

Alla 19esima Conferenza delle parti (Cop19) dell’Unfccc che doveva chiudersi venerdì e che è continuata per un altro giorno a Varsavia, i Paesi sviluppati e le economie emergenti  hanno raggiunto un compromesso dell’ultimo minuto per evitare una rottura delle trattative Onu sul clima.

Sabato Cina ed India si sono scontrati con gli Usa ed altri  Paesi sviluppati sui progetti, le decisioni e le linee guida su quando i Paesi dovrebbero presentare i loro impegni per un nuovo patto per combattere il global warming.

I negoziati alla Cop19 Unfccc erano arrivati ad punto morto dopo che la Cina e l’India avevano insistito su un testo che manteneva le “responsabilità comuni ma differenziate”  per affrontare il cambiamento climatico, un concetto del quale gli Usa e i Paesi sviluppati vogliono sbarazzarsi insieme alle loro responsabilità storiche per il global warming.

Alla fine è stato raggiunto un compromesso nel quale  la parola “impegni” è stata sostituita dalla meno impegnativa “contributi”.

Ancora una volta i Paesi sviluppati sono stati accusati da quelli in via di sviluppo di non rispettare la promessa fatta a Copenhagen nel nel 2009 di aumentare gli aiuti climatici  a 100 miliardi di dollari l’anno a partire dal 2020 e a 10 miliardi di dollari all’anno nel periodo 2010-12. I Paesi ricchi si rifiutavano di stabilire obiettivi per 2013-19. Un progetto di testo  esortava semplicemente le nazioni sviluppate a  definire “crescenti livelli” di aiuti.

In un comunicato la segretaria esecutiva dell’Unfccc, Christiana Figueres, afferma che «i governi hanno dimostrato il loro impegno a ridurre le emissioni da deforestazione e degrado delle foreste». In effetti, l’unico vero risultato della Cop19 Unfccc di Varsavia sembra quello dell’accordo su un insieme di regole per la tutela delle foreste tropicali e per sbloccare grandi investimenti. Il nuovo piano è sostenuto da 280 milioni dollari da Usa, Gran Bretagna e Norvegia.

Ma la delegata del Venezuela Claudia Salerno, che parlava a nome del G77,  il gruppo dei Paesi in via di sviluppo che comprende anche Cina ed Indonesia, ha detto che «sulla finanza c’è stato alcun progresso».

La Cop19 ha discusso anche del nuovo “meccanismo di Varsavia” che avrebbe dovuto aiutare i Paesi in via di sviluppo da affrontare danni da eventi climatici estremi come le ondate di calore, le siccità e le inondazioni, ma anche l’innalzamento del livello del mare e la desertificazione. Ma i Paesi sviluppati hanno detto di non essere disposti a mettere altri fondi a disposizione di questo meccanismo.

Molte delegazioni hanno chiesto di capire quando i diversi Paesi  devono  pubblicare i loro piani per tagli a lungo termine di gas serra in previsione della Cop Unfccc del 2015 a Parigi, dove dovrebbe essere approvato un patto globale sul clima che entrerebbe in vigore nel 2020.

La Commissaria Ue per l’azione climatica, Connie Hedegaard, ha sottolineato che l’accordo «E’ qualcosa da costruire», ma ha ribadito che l’Ue vuole impegni precisi entro il 2014. Molti Paesi  in via di sviluppo ribattono  che i Paesi ricchi stanno facendo troppo poco per poter pretendere impegni dagli altri. «I segnali politici per Parigi sono semplicemente troppo deboli»,  ha detto Naderev Sano, un delegato filippino che ha digiunato durante tutta la Cop19 in solidarietà con le vittime del tifone Haiyan che ha fatto già più d 5.200 vittime. Uno sciopero della fame che non sembra aver intenerito nessuno.