Clima, delusione alla Cop20 di Lima. Legambiente e Wwf: «Chiusa con un nulla di fatto»

Pericolosa battuta d’arresto nei negoziati. Senza leadership Ue la Cop21 di Parigi non avrà successo

[15 dicembre 2014]

A differenza della presidenza peruviana della ventesima conferenza della parti dell’United Nations framework convention on climate change (Cop20 Unfccc) e la decima sessione della Conferenza delle parti del Meeting of the Parties to the Kyoto Protocol (Cmp10),  gli ambientalisti non sono per niente soddisfatti dell’accordo trovato a Lima. La prima ad esprimere tutte le sue perplessità è Legambiente: «Questa mattina la Conferenza di Lima è terminata con una pericolosa battuta d’arresto nei negoziati sul clima. Nessun significativo passo in avanti è stato fatto con la decisione adottata oggi, rischiando così di compromettere l’esito della Conferenza di Parigi, dove il prossimo dicembre i governi sono chiamati a sottoscrivere il nuovo accordo globale sul clima. Gelato l’ottimismo degli ultimi mesi, generato dalla grande mobilitazione globale della società civile. E cresce la preoccupante distanza tra governi e cittadini, che chiedono una forte azione dei governi per contrastare da subito l’emergenza climatica».

Il Cigno Verde sottolinea che «Le fondamenta del nuovo accordo sono gli impegni nazionali, che i paesi devono annunciare entro la fine del prossimo marzo 2015. Una sorta di piani d’azione nazionali, che insieme dovranno costituire il primo piano d’azione globale per liberarci dai combustibili fossili e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050, con impegni di riduzioni al 2020 aggiuntivi a quelli attuali per garantire il rispetto della soglia critica dei 2°C».

Secondo il  presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «A Lima  purtroppo i governi sono stati incapaci di sciogliere i nodi relativi alla differenziazione degli impegni nazionali e al sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo, che continuano a bloccare i negoziati verso Parigi. Rimangono ancora ben saldi gli antichi steccati tra paesi industrializzati e in via di sviluppo che l’accordo USA-Cina ci aveva fatto sperare fosse possibile superare. E’ indispensabile che i governi si mettano al lavoro da subito per superare questi steccati e concordare i criteri per differenziare senza ambiguità e in una dimensione dinamica gli impegni dei singoli paesi – ricchi, emergenti e poveri – nel pieno rispetto dell’equità. Solo così sarà possibile mettere in campo un’azione globale comune, la sola in grado di mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia critica dei 2°C, oltre la quale si rischia il punto di non ritorno come non si stancano di ripetere gli scienziati dell’IPCC».

Gli ambientalisti non sono convinti che lo striminzito compromesso raggiunto alla Cop20 di Lima serva davvero a cambiare passo: «E’ indispensabile che i paesi industrializzati onorino i propri impegni finanziari, per ristabilire la necessaria fiducia tra paesi ricchi e poveri, e sottoscrivano una roadmap che consenta di raggiungere entro il 2020 l’obiettivo già concordato dei 100 miliardi di dollari.  A Lima l’Europa – sostenuta dalla presidenza italiana – si è purtroppo distinta per la sua opposizione all’adozione di una dettagliata roadmap finanziaria al 2020. In questo modo ha ulteriormente indebolito la sua tradizionale alleanza con quei paesi in via di sviluppo ed emergenti disposti a contribuire fattivamente al superamento degli steccati, rimanendo così a margini dei negoziati. Nei prossimi mesi sarà indispensabile, per spingere i governi a passare dalle parole all’azione, mettere in campo una forte mobilitazione della società civile. A partire dall’Italia e dall’Europa. Senza una ritrovata leadership europea difficilmente la Conferenza di Parigi potrà avere successo».

Anche il Wwf parla di «una decisione deludente e debole, un compromesso al minimo comun denominatore» e di «Grave l’indebolimento del percorso per ridurre le emissioni prima del 2020, obiettivo essenziale per rimanere al di sotto dei 2°C di aumento medio della temperatura media globale, ponendo le basi per porre fine all’era dei combustibili fossili e accelerare il cambio verso le energie rinnovabili e una maggiore efficienza energetica».

Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf, sottolinea che «La scienza è stata chiara, ritardare l’azione fino al 2020 renderà molto difficile evitare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici, ma la politica è incapace di cogliere l’urgenza. La distanza tra allarme dei cittadini e capacità dei governi di rispondere sta diventando estremamente grave e pericolosa».

Il Panda è convinto che «I negoziatori hanno sprecato l’ondata di ottimismo politico che hanno cavalcato nelle trattative, anche dopo gli impegni a ridurre le emissioni provenienti dalla Cina e gli Stati Uniti e un primo finanziamento di 10 miliardi di dollari del Fondo Verde per il clima da paesi grandi e piccoli».

Secondo la Midulla, «A Lima hanno prevalso gli egoismi e l’incapacità dei governi di agire in modo collettivo contro una minaccia di portata enorme. Ma ha anche prevalso l’azione ben concertata delle lobby fossili, che hanno fatto di tutto per dividere, far serpeggiare la sfiducia e approfondire le distanze. Se vogliono sul serio prevenire la catastrofe climatica, i governi devono ora immediatamente individuare le azioni specifiche per ridurre le emissioni e fornire finanziamenti prima del 2020. Ci saranno ampie opportunità di farlo con i paesi più sviluppati riuniti per il G7 in Germania e i vertici Onu previsti per giugno 2015. Ci sono sei mesi per decidere tagli delle emissioni più ambiziosi e gli impegni finanziari per il periodo fino al 2020. Occorre puntare ad avere un accordo significativo ed efficace a Parigi, basato sulle indicazioni della comunità scientifica e non sulla politica. La speranza per il clima viene soprattutto dalla società civile, dai governi locali, dalle imprese che lavorano per affermare alternative ai combustibili fossili, una realtà economica ed energetica concreta. Il Wwf agirà dentro e fuori il processo negoziale per far sì che venga affrontata l’urgenza della lotta ai cambiamenti climatici».