Secondo il rapporto Onu sono 370.000 le vittime dei disastri naturali

2001-2010 un decennio di estremi climatici

Jarraud (Wmo): «Il clima precedente non è più una guida sufficiente per prevedere l’avvenire»

[4 luglio 2013]

Secondo il rapporto The Global Climate 2001-2010, A Decade of Extremestre” pubblicato dall’Onu, tra il 2001 e il 2010 il mondo ha conosciuto «fenomeni climatici estremi con un impatto senza precedenti. Nel corso di questo periodo sono stati battuti più record nazionali delle temperature che in ogni altro decennio».

È a conferma che nei primi 10 anni del XXI secolo il global warming non si è affatto fermato, come credono o vogliono far credere molti ecoscettici, ma che «sono stati i più caldi nei due emisferi, per l’oceano come per le terre, dall’inizio delle misurazioni nel 1850» e che «queste temperature elevate sono state accompagnate da una perdita rapida della banchisa artica e da una diminuzione accelerata del volume dei ghiacciai».

Michel Jarraud, Segretario generale della World meteorological organization (Wmo) che ha realizzato il rapporto, sottolinea che «l’aumento delle concentrazioni di gas serra sta cambiando il nostro clima con delle vaste conseguenze per l’ambiente e gli oceani, che assorbono  sia il biossido di carbonio che il calore».

Durante tutto il primo decennio degli anni 2000, inondazioni estreme, siccità e cicloni si sono moltiplicati in tutto il mondo, causando la morte di 370.000 persone, con un aumento del 20% delle vittime dei disastri naturali rispetto ai decenni precedenti.

Le alluvioni sono stati i fenomeni estremi più frequenti e hanno colpito soprattutto l’Europa orientale, l’India, l’Africa e l’Australia, così come il Pakistan, dove nelle inondazioni del 2010 sono morte 2.000 persone.

Ma sono state le siccità a colpire direttamente più persone di qualsiasi altra catastrofe naturale, data la loro estensione geografica e la loro durata prolungata, come le siccità devastanti che hanno colpito l’Australia, l’Africa Orientale ed il bacino del Rio delle Amazzoni, più estreme della grande siccità degli Usa degli ultimi due anni. I cicloni tropicali hanno segnato tutto il decennio con 500 catastrofi e 170.000 vittime.

Il rapporto Onu Wmo fa anche il punto sull’aumento costante delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera: quelle globali di Co2 sono del 39% dall’inizio dell’era industriale nel 1750, mentre le concentrazioni di metano, un potentissimo gas climalterante, sono più che triplicate.

Jarraud, aprendo a Ginevra l’Intergovernmental board on climate Services, ha detto: «Con effetti del cambiamento climatico così visibili, e quindi abbiamo bisogno di agire attraverso l’utilizzo di servizi climatici scientificamente fondati per prendere le misure necessarie per ammortizzare il loro impatto a sul nostro ambiente, le nostre economie e le nostre società. Le decisioni relative all’edificazione di sbarramenti o di dighe contro le inondazioni si fondano sovente su analisi di episodi simili del passato e non sul probabile futuro. Il clima precedente non è più una guida sufficiente per prevedere l’avvenire. Dobbiamo anticipare il clima che avremo entro i prossimi 50 o 100 anni. È una sfida enorme, ma non è una sfida senza speranza, se lavoriamo tutti insieme».