Alla Cop20 di Lima gli ultimi dati della World meteorological organization

Wmo: «Il 2014 si avvia a diventare l’anno più caldo mai registrato nella storia»

Michel Jarraud: «Il XXI secolo conta già 14 dei 15 anni più roventi mai osservati»

[4 dicembre 2014]

In Italia questo ultimo scorcio 2014 è caratterizzato dal maltempo, ma anche da un caldo decisamente fuori stagione. E non è un’anomalia isolata. La World meteorological organization (Wmo) ha presentato alla Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Cop20 Unfccc) in corso a Lima, il WMO’s provisional statement on the Status of the Global Climate in 2014 che conferma come «il 2014 potrebbe rivelarsi come uno degli anni più caldi, se non il più caldo, che abbiamo mai osservato». Secondo l’agenzia meteorologica dell’Onu, «Questo è dovuto in gran parte ai valori record della temperatura di superficie del mare a livello globale, valori che resteranno molto probabilmente superiori alla norma fino alla fine dell’anno. Quesyte temperature oceaniche hanno contribuito, con altri fattori, a generare delle precipitazioni e delle inondazioni di un’ampiezza eccezionale in numerosi Paesi e delle siccità estreme in altri».

Il rapporto provvisorio della Wmo  evidenzia che «La temperatura media dell’aria alla superficie del globo (terre emerse ed oceani insieme)  per il periodo gennaio-ottobre supera di circa 0,57 gradi  Celsius la media calcolata per il periodo di riferimento 1961-1990, che è di 14,00° C,  e di 0,09° C  la media degli ultimi dieci anni (2004-2013). Se i mesi di novembre e di dicembre confermano questa tendenza, il 2014 sarà probabilmente l’anno più caldo mai registrato, davanti al 2010, 2005 ed al 1998, il che conferma la tendenza generale al riscaldamento a lungo termine. E’ importante notare che i valori afferenti agli anni  più caldi differiscono solo di qualche centesimo di grado gli uni dagli altri e che la classifica varia leggermente secondo il gioco dei dati considerati».

Fino ad ottobre il 2014 è stato anormalmente caldo nonostante che non ci sia stato un vero è proprio episodio di El Niño/Southern Oscillation (Enso), un fenomeno che si presenta quando ci sono temperature più elevate del normale sulla superficie del Pacifico orientale tropicale, che interagiscono con i sistemi di pressione atmosferica, producendo delle retroazioni a catena che si ripercuotono sui regimi meteorologici di tutto il mondo. «Ne corso dell’anno  – dice il rapporto preliminare Wmo – le temperature  di superficie del mare sono aumentate per raggiungere circa dei livelli  corrispondenti ad un’anomalia El Niño, ma ma senza che ci sia stata una reazione dell’atmosfera. Questo non ha impedito che dei regimi meteorologici e climatici  che si associano generalmente ad un episodio Enso siano stati osservati un po’ dappertutto nel mondo».

Il segretario generale della Wmo, Michel Jarraud ha evidenziato che «Il riscaldamento del clima non segna nessuna pausa. Secondo i dati provvisori dei quali disponiamo per il 2014, il XXI secolo conta già 14 dei 15 anni più caldi mai osservati. La tendenza costante nel 2014 si inscrive nela logica di un clima in evoluzione. Delle ondate di calore record combinate a piogge torrenziali e a delle inondazioni di grande ampiezza hanno danneggiato i mezzi di sussistenza delle popolazioni e seminato desolazione. Quello che è stato particolarmente inusuale ed allarmante quest’anno sono le temperature anormalmente elevate constatate alla superficie degli oceani su vaste superfici, compreso nell’emisfero nord. Le emissioni record di gas serra e l’accumulo di questi gas nell’atmosfera rendono molto incerto l’avvenire del pianeta, che rischia di diventare molto più inospitale.  La Wmo ed i suoi membri continueranno a migliorare I servizi di previsione per aiutare le popolazioni a far fronte a condizioni meteorologiche e climatiche estreme  più frequenti e più distruttive».

Il WMO’s provisional statement è stato presentato alla Cop20 Unfccc di Lima  insieme agli ultimi Weather Reports for the Future  per il 2050 che riguardano  il Perù, la Francia, il Vietnam, la Spagna, il Canada,e la norvegia e che si basano sulle conclusioni del Fifth Assessment report dell’Intergovernmental Panel for Climate Change, sostenuto dalla stessa Wmo e dall’Unep, «Questi scenari dipingono un quadro vivido di quel che potrebbe essere la nostra vita quotidiano su un pianeta più caldo», avverte la Wmo.

Dopo la presentazione del rapporto provvisorio della Wmo, la segretaria esecutiva dell’Unfccc, Christiana Figueres, è sembrata preoccupata ma ancora fiduciosa: «Il nostro clima sta cambiando  ed ogni anno i rischi di fenomeni meteorologici estremi si accrescono. Così come le minacce che fanno pesare sulle popolazioni. Per fortuna, anche il clima politico è evoluto ed i governi, sostenuti dagli investitori, dalle imprese e dalle municipalità  si avviano verso la conclusione di un accordo  sul clima a Parigi nel 2015, un accordo sostanziale destinato a contenere l’aumento della temperatura mondiale al di sotto della barra  dei 2° C , aprendo la strada ad una profonda de-carbonizzazione delle nostre economie e alla climate neutrality o “net zero”  per la seconda metà del secolo».