Il 2014 è stato per il mondo l’anno più caldo da circa 150 anni. E all’Italia sta andando peggio

Icn: «L’aumento delle temperature è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000»

[23 gennaio 2015]

Il 2014, secondo quanto documentato da Nasa, Noaa, Japan Meteorological Agency, Met Office Uk e dagli altri grandi centri di ricerca che ogni anno analizzano i dati delle temperature globali,  è stato l’anno più caldo da circa 150 anni, cioè da quando esistono misurazioni delle temperature dell’atmosfera. I 10 anni più caldi mai registrati, con l’eccezione del 1998, sono stati tutti dopo il 2000. Una tendenza globale, che trova però la sua conferma anche lungo lo Stivale. Come spiega l’Italian Climate Network (Icn), un’associazione che raggruppa cittadini, aziende, Ong impegnati nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile, dice che «anche in Italia il 2014 è stato un anno record e i dati confermano come la nostra penisola si stia scaldando più velocemente della media globale e di altre terre emerse del pianeta».

Uno dei fondatori dell’Icn, Stefano Caserini, docente di mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano e autore del libro “A qualcuno piace caldo”, analizza i dati diffusi in questi giorni e sottolinea che «questi nuovi record segnano l’ennesima smentita delle tesi negazioniste che negli ultimi anni hanno ripetuto che il riscaldamento globale si era fermato. Avevamo detto che non era così e ora c’è la conferma ufficiale. Archiviamo dunque il negazionismo climatico come abbiamo fatto per quello sui danni del fumo delle sigarette e impegniamoci seriamente e con decisione per ridurre drasticamente le emissioni dei gas climalteranti».

Tornando ai dati del  nostro Paese, i ricercatori dell’Icn spiegano che «l’aumento delle temperature in Italia nel 2014 è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000; rispetto a questo stesso periodo il riscaldamento medio globale nel 2014 è stato di circa 0,46°C. È normale che in un territorio più piccolo la variabilità sia più elevata e quindi ci siano massimi di temperatura più elevati, ma la tendenza del riscaldamento globale per l’Italia è una volta e mezzo quella delle media delle terre emerse e il doppio di quella di tutto il pianeta, mari compresi».

Per Caserini, «non c’è dubbio che la causa del riscaldamento globale siano le emissioni dei gas climalteranti delle attività umane. Ormai su questo la comunità scientifica ha raggiunto un consenso vastissimo. Siamo ampiamente fuori dalla variabilità naturale del clima; il clima cambia velocemente e le attività umane, in particolare la combustione dei combustibili fossili, ne sono la causa principale negli ultimi decenni, come riportato dall’ultimo rapporto Ipcc. Ma una buona notizia c’è: se la situazione del clima è sempre più preoccupante, numerosi studi dimostrano che è possibile ridurre le emissioni senza danneggiare il sistema economico,  in diversi casi addirittura con molti guadagni. Le azioni da mettere in campo sono molteplici e la principale è riuscire a lasciare sottoterra tre quarti dei combustibili fossili conosciuti».

Caserini conclude: «Le politiche sul clima devono diventare uno dei pilastri di un nuovo modello di sviluppo del nostro Paese. Da subito perché il riscaldamento globale continua a crescere mentre siamo impegnati a rispettare il patto di stabilità e a riscrivere la legge elettorale».