Il 2017 sta sconvolgendo i climatologi: sarà l’anno più caldo senza El Niño?

A giugno caldo record in Africa ed Europa. Continua il calo del ghiaccio marino in Antartide e Artico

[24 luglio 2017]

Normalmente, gli anni più caldi si registrano quando al riscaldamento globale causato si aggiunge il riscaldamento temporaneo causato da un fenomeno naturale come El Niño nel Pacifico tropicale, per questo per i climatologi è stata una sorpresa che il clima nel  2017 sia così incredibilmente caldo, visto che l’ultimo episodio di El Niño è terminato un anno fa.  Secondo la National aceanic and atmospheric administration Usa (Noaa), la prima metà del 2017 è stato il periodo gennaio-giugno  più caldo dopo il primo semestre del 2016, che però era stato interessato da un  El Niño “mostro”, uno dei più forti ed estesi mai registrati.

Joe Romm, di ClimateProgress, riferisce che in una e-mail inviata a ThinkProgress il noto climatologo Michael Mann sottolinea: «Come se non fosse abbastanza sconvolgente vedere tre anni consecutivi di record mondiali, nel 2014, 2015 e 2016, per la prima volta stiamo ora vedendo temperature vicine al record anche in assenza del contributo di El Nino del quale ha beneficiato il record dell’anno precedente».

La climatologa della Noaa Ahira Sanchez-Lugo ha detto a Climate Central:  «Dopo il declino del forte El Niño, mi aspettavo che i valori calassero un po’…. Quest’anno è stato estremamente rimarchevole».

Romm ricorda che «Di solito assistiamo ai record globali negli anni in cui il riscaldamento a breve termine di El Niño si aggiunge il trend di riscaldamento a lungo termine. Come NOAA ha notato nel suo March report, senza un El Niño, nessun mese prima di marzo 2017 aveva mai superato la temperatura “normale” (media del 1981-2010) di 1,8° F (1,0° C)». Questo è importante perché quando un mese o un periodo di sei mesi riesce a registrare alte temperature globali in assenza di un El Niño, è un segno che la tendenza al riscaldamento globale è più forte che mai». Mann aggiunge: «L’ultimo rapportp Noaa è “un promemoria che il cambiamento climatico non ha fatto, nonostante l’insistenza dei contrarians climatici” né una pausa “o addirittura rallentato”»,

Come scrive Romm, il caldo record del 2017 senza El Niño ci conferma che «il riscaldamento globale causato dall’uomo continua ad un ritmo pericoloso e solo l’azione umana per ridurre l’inquinamento da carbonio può fermarlo».

Infatti il citato rapporto Noaa sul Giugno 2017 sottolinea che il mese scorso, che segna il solstizio d’estate per l’emisfero settentrionale e il solstizio d’inverno per l’emisfero meridionale, è stato probabilmente un punto di svolta per il cambiamento climatico globale. Secondo i National centers for environmental information Naaa: «La temperatura globale fissata nel giugno 2017 è stata di 1,48 gradi F sopra la media del ventesimo secolo di 59,9 gradi F, Questa temperatura media è stata la terza più alta per giugno nei dati 1880-2017, dietro giugno 2015 (secondo) e al record di giugno 2016. Giugno 2017 segna il 41° giugno consecutivo e il 390° mese consecutivo con temperature almeno nominalmente al di sopra della media del XX secolo».

A giugno la temperatura media annua era di 1.64 gradi F superiore alla media del XX secolo di 56.3 gradi F. Si tratta del secondo dato più caldo per questo periodo, 0,29° F dietro il record registrato nel 2016.

Il rapporto  Noaa segnala le altre anomalie climatiche del giugno 2017:

La copertura di ghiaccio marino nell’Artico è stata del 7,5% al di sotto della media del 1981-2010, la sesta più piccola da quando è iniziata la raccolta di dati satellitari nel 1979. L’estensione media del ghiacciaio antartico era del 6,3% inferiore alla media, la seconda più bassa per giugno dopo il record del 2002.

La temperatura del suolo a livello globale (Il quarto giugno più caldo) e la temperatura della superficie del mare (il terzo più caldo) sono  state le più elevate per l’anno in corso.

In africa il giugno 2017 è stato il più caldo mai registrato; in Europa è stato il secondo insieme al 2007; in Sud America  il terzo insieme al 2005; in Asia l’ottavo; in Nord America il decimo; in Oceania il cinquantesimo insieme al 1927.