Renzi: «Tempo è fattore cruciale», e ci sta punendo. Tra 100 anni estati più calde anche di 7 °C

A Roma gli Stati generali sul clima, ma in Italia è stato l’anno più caldo di sempre

Ispra, il nostro Paese colpito dal riscaldamento globale più duramente della media mondiale

[22 giugno 2015]

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Gli Stati generali sul clima in corso a Roma, organizzati come antipasto italiano alla determinante Cop 21 che Parigi ospiterà a fine anno, rappresentano una parata di buone, ottime intenzioni. Il capitale politico presente all’evento organizzato da #italiasicura, la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, è quanto mai denso. La posta in gioco è altissima.

«Contrastare i mutamenti climatici non solo è necessario – sottolinea il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci – ma è una straordinaria occasione per combattere la crisi ripensando la nostra economia in chiave più green. Nel nostro Paese, come evidenziato da una recente indagine promossa da Symbola e Unioncamere, già oggi esiste infatti un’Italia green che è fatta dal 22% delle imprese, che crea occupazione e ricchezza. Alle competenze green si devono 234mila assunzioni programmate lo scorso anno: ben il 61% della domanda di lavoro. E proprio grazie a questa green Italy sono stati prodotti 101 miliardi di valore aggiunto, con un’occupazione di 3 milioni di green jobs».

Dagli Stati generali sul clima, anche addetti ai lavori tradizionalmente meno preparati sulla green economy di Realacci seminano impegno e promesse a piene mani. In prima fila il premier, Matteo Renzi. «Il tempo non è un signore distratto – dichiara con piglio energico il presidente del Consiglio, ma il fattore cruciale nella battaglia per un nuovo clima. O noi siamo in grado di intervenire nei tempi giusti, oppure la partita è persa a prescindere». Per Renzi è giunto il momento di trasformare il clima e l’appuntamento di Parigi in «priorità politica per l’Italia», addirittura per «restituire un senso di identità al nostro Paese». Parole che ogni ambientalista vorrebbe sentir pronunciare dal proprio presidente del Consiglio.

Partendo da queste premesse, sarebbe però stato interessante anche ascoltare cos’ha portato il governo ad approvare prima lo spalma-incentivi per il fotovoltaico, poi il via libera alle trivellazioni petrolifere con lo Sblocca-Italia, e prospettare ora un nuovo taglio alle fonti pulite in cambio degli ennesimi aiuti a termovalorizzatori e zuccherifici. Il premier ha chiosato invece sull’argomento affermando che «oggi il nostro nemico è il carbone», ovvero la fonte fossile a maggior impatto per quanto riguarda inquinanti e gas serra. Peccato che questa emergenza riguardi soprattutto il contesto globale, non quello italiano: le centrali a carbone oggi attive nel Paese sono fortunatamente poche, e spiazzate dal calo delle domanda di energia elettrica; già nel 2013, prima dell’era Renzi, secondo Assocarboni  il della produzione di energia elettrica proveniva da e il 30% da rinnovabili. Sostenere che oggi il nemico dell’Italia è il carbone non significa darsi un obiettivo ambizioso in chiave economica e ambientale, ma continuare a gingillarsi. Il tempo, su questo il premier ha fatto centro, è davvero «un fattore cruciale». Due nuovi rapporti sul clima resi noti proprio oggi dall’Istituto nazionale di protezione ambientale (Ispra) aiutano a prendere sul serio questa constatazione.

Nella X edizione de “Gli indicatori del clima in Italia nel 2014”, l’Ispra certifica che «in Italia, il valore della temperatura media nel 2014 è stato il più elevato dell’intera serie dal 1961, ben superiore ai valori del 1994 e del 2003 (+1.57°C) che avevano segnato i record precedenti». Il riscaldamento globale ha colpito in particolar modo il Nord, in quanto «l’anomalia della temperatura media annuale è stata in media di +1.93°C al Nord, +1.63 al Centro e +1.24°C al Sud e sulle Isole. Tutti i mesi del 2014 sono stati più caldi della norma, ad eccezione di luglio ovunque, agosto solo al Nord e maggio solo al Sud e sulle Isole». Guardando invece al futuro, nel rapporto “Il clima futuro in Italia: Analisi delle proiezioni dei modelli regionali”, l’Ispra prevede invece che da qui ad appena 100 anni nel Paese si realizzerà un aumento della temperatura media compreso tra 1.8 e 3.1 °C nello scenario ottimistico e tra 3.5 e 5.4 °C in quello pessimistico, con variazioni nella temperatura estiva che potranno arrivare fino a + 7.0°C: uno scenario catastrofico. Di fronte al quale dopo le belle parole del governo sarebbe apprezzabile seguisse qualche fatto, finanche degli investimenti per reggere i colpi del clima che cambia.