Le tre città hanno sottoscritto la carta di impegni di Rete Mobilità Nuova

A Torino, Bologna e Milano si andrà a 30 km all’ora

Legambiente: «Scelta coraggiosa, l’Italia sta cambiando strada»

[13 aprile 2015]

Gli Stati Generali della Mobilità Nuova, organizzati da Rete Mobilità nuova (coalizione di circa 200 associazione di cui fa parte Legambiente) dall’11 al 13 aprile a Bologna, si sono chiusi con la proposta al Governo e agli enti locali di una serie di azioni che possano da subito decongestionare le città e rendere più efficienti gli spostamenti su scala urbana, locale e pendolare, a hanno ottenuto subito un risultato: «Torino, Bologna e Milano adottano il limite di 30 chilometri orari in ambito urbano.

Gli Stati Generali di Bologna hanno visto la partecipazione di 520 persone tra amministratori nazionali e locali, imprese, enti di ricerca, urbanisti, associazioni, organizzazioni di categoria e cittadini e i tre serrati giorni di discussione sono serviti ad elaborare la carta di Bologna, una serie di impegni e di  priorità per rendere moderna, sana, efficiente, sicura la mobilità.

»Al primo posto – dicono gli organizzatori –  l’elaborazione di un piano nazionale per la mobilità urbana, quindi l’adozione a livello nazionale di target di mobilità che obblighino i comuni a portare sotto il 50% la quota di spostamenti individuali in auto all’interno del proprio territorio. E ancora: cambiare il codice della strada introducendo il limite dei 30 km orari nei centri urbani con eccezione delle principali arterie di scorrimento; vincolare alla realizzazione di opere per il traporto pubblico locale, pendolare e non motorizzato almeno il 50% della spesa nazionale e regionale destinata alle infrastrutture per la mobilità; prevedere incentivi di natura fiscale per le aziende che promuovono l’utilizzo dei mezzi pubblici o della bicicletta per gli spostamenti casa lavoro; adottare il sistema ISA (Intelligent Speed Adaption) come standard di sicurezza per il controllo e la limitazione della velocità delle automobili».

Legambiente che è tra le associazioni  aderenti a Rete Mobilità nuova sottolnea che «Passare da una città dove i 50 chilometri orari sono la regola e i 30 l’eccezione all’esatto contrario, introducendo il limite di 30 nei centri abitati e l’eccezione a 50 sulle principali arterie di scorrimento è un atto di grande coraggio da parte di queste tre grandi città la loro scelta può davvero aprire la strada a un nuovo modello di mobilità urbana con gerarchie completamente capovolte: non più soprattutto auto e poi tutto il resto, ma pedoni, ciclisti, trasporto pubblico e pendolari al primo posto in un’ottica di reale efficienza, qualità e sicurezza dello spostamento. Peraltro limitare la velocità a 30 all’ora non è una penalizzazione per gli automobilisti i cui tempi di percorrenza urbana resterebbero praticamente invariati, è invece un modo per far sì che tutti gli utenti della strada possano fruire al meglio dello spazio pubblico».

Il presidente del Cigno Verde, Vittorio Cogliati Dezza, pensa che gli Stati Generali della Mobilità Nuova sono stati un’importante occasione di confronto e dibattito sul futuro delle città e del Paese: «Per la vivibilità e la salubrità delle nostre città è necessario un deciso cambio di rotta delle politiche dei trasporti. Ridurre la congestione e le emissioni climalteranti, oltre al consumo di suolo, è ormai una priorità contro la crisi climatica e per il miglioramento della qualità della vita delle persone. I cittadini sono disposti a cambiare le proprie abitudini di mobilità, come già ben dimostra l’esplosione del movimento Salvaciclisti, e la politica deve saper offrire loro le giuste opportunità per farlo. E’ ora di ripensare con coraggio il modo di muoversi nei centri urbani, investendo su interventi che rendano le strade più sicure per tutti gli utenti della rete viaria e sullo sviluppo del trasporto pubblico. Il primo intervento deve essere la riduzione a 30 chilometri orari della velocità massima consentita nei centri abitati, ad accezione delle arterie di scorrimento. Poi occorre implementate le alternative ai veicoli privati, affinché sia possibile limitarne drasticamente l’uso. Circa un terzo delle emissioni di CO2 è causato, infatti, dai trasporti e il 70% degli spostamenti si svolge su percorsi inferiori ai 10 chilometri, ossia in ambito urbano o periurbano».