Accordo di cooperazione ambientale Italia – Kurdistan Irakeno

E intanto il Governo regionale kurdo prepara il referendum per l’indipendenza dall’Iraq

[21 luglio 2017]

Il direttore generale  del ministero dell’ambiente, Francesco La Camera, e il direttore generale del ministero dei trasporti e delle comunicazioni del Governo regionale del Kurdistan  (Krg – Kurdistan Irakeno), Fadhil Ibrahim Khudur hanno firmato  un accordo tecnico di cooperazione in materia di protezione ambientale e sviluppo ostenibile.

In una nota il ministero dell’ambiente italiano spiega che «Obiettivo dell’accordo – che resterà in vigore per 5 anni e potrà essere prolungato per ulteriori 5 – è rafforzare le relazioni bilaterali tra l’Italia e la Regione del Kurdistan nel campo ambientale e del contrasto al cambiamento climatico. Nel quadro degli sforzi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, l’Accordo identifica  gli ambiti di cooperazione legati in particolare a: raccolta, analisi e monitoraggio dei dati sul cambiamento climatico e sugli effetti che esso genera sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare; predisposizione di un sistema di allerta meteo e gestione del rischio relativo ad eventi climatici estremi; individuazione di azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici; gestione delle risorse idriche. Si prevedono, su questi temi, attività volte al rafforzamento delle competenze, assistenza tecnica, scambio di esperti, organizzazione di workshop e seminari dedicati, favorendo il coinvolgimento del settore privato e la cooperazione  tra Università e Centri di Ricerca dei due Paesi. Nei prossimi mesi si terrà il Primo Comitato Congiunto che approverà il Piano di Azione di medio termine per la realizzazione delle attività nei primi 24 mesi».

E’ abbastanza singolare che nel comunicato non si faccia menzione del fatto che il Kurdistann Irakeno, che l’economia del Kgr si basi quasi esclusivamente sull’esportazione di petrolio, che non è proprio un’attività ambientalmente compatibile.

L’accordo fa parte dell’interventismo italiano nel nord dell’Iraq, dove ha stretto buoni rapporti con il governo “moderato” del Krg autonomo, che punta più che mai all’indipendenza dall’Iraq soprattutto dopo aver contribuito alla liberazione di Mosul e di tutto il territorio kurdo-irakeno dallo Stato Islamico/Daesh,

In questa strategia italiana rientra anche l’incontro che c’è stato l’8 giugno scorso tra il primo ministro del Kurdistan Nechirvan Barzani e il  Generale Claudio Graziano, apo di stato maggiore della Difesa, accompagnato da una folta delegazione. .

Allora, prima dell’offensiva finale su Mosul, come si legge in un comunicato del Krg, Graziano aveva espresso la sua «soddisfazione per il livello di cooperazione e coordinamento tra la Peshmerga e le forze armate italiane, specialmente nel settore della diga di Mosul, dove le truppe italiane sono dispiegate per proteggere la diga e una società italiana è responsabile della riparazione della diga. Discutendo le relazioni bilaterali, il generale Graziano ha ribadito che il suo Paese continuerà a sostenere le forze dei Peshmarga».

I Peshmerga sono la colonna portante del governo autonomo del Kurdistan irakeno e sono l’unica forza combattente kurda ad avere buoni rapporti con la Turchia, che invece attacca i le basi dei guerriglieri del PKK sulle montagne tra Iraq e Turchia e le forze progressiste delle Ypg/Ypj del Rojava siriano che pure guidano l’attacco a Raqqa, la capitale dello Stato Islamico/Daesh in Siria.

Berzani a giugno aveva espresso l’apprezzamento del suo  governo all’Italia per il «sostegno alle forze del Peshmerga Kurdistan e ha elogiato il ruolo delle sue forze nella protezione della diga di Mosul. Ha inoltre lodato la forte collaborazione e coordinamento tra la Peshmerga e le forze italiane».

L’Italia è naturalmente consapevole che, in caso di dichiarazione di indipendenza del Kurdistan Irakeno a sttembre, i Peshmerga si potrebbero trovare a scontrarsi con le truppe irakene e con le milizie sciite che hanno liberato Mosul dal Daesh e che il possesso della diga di Mosul (e di pozzi petroliferi contesi) potrebbe essere uno dei motivi del  potenziale nuovo conflitto. Non a caso, come si legge in una nota del Krg, «Le due parti hanno inoltre discusso gli ultimi sviluppi regionali, l’operazione per liberare la città di Mosul dall’Isis, la relazione tra Erbil e Baghdad e la decisione della regione del Kurdistan di tenere il referendum per l’indipendenza nel mese di settembre».

Referendum il cui esito favorevole all’indipendenza sembra scontato e che potrebbe aprire una nuova crisi nella quale l’Italia sembra aver già deciso da che parte stare.