Accordo sul clima di Parigi ratificato da 23 Stati. Realacci: «Italia lo faccia prima della Cop22»

Il presidente della commissione Ambiente della Camera presenta un’interrogazione al governo

[6 settembre 2016]

Galletti Cop21

L’Accordo raggiunto alla Cop21 di Parigi ha l’obiettivo di rispondere alla sfida della clima. Affrontare i mutamenti climatici non solo è necessario, ma rappresenta anche una straordinaria opportunità per creare lavoro e una nuova economia, basata sulle fonti rinnovabili, sul risparmio energetico, sul riciclo dei materiali, sulla mobilità sostenibile.

C’è anche questo dietro alla scelta di Cina e Stati Uniti di ratificare l’intesa in occasione del G20 di Hangzhou. Uno straordinario atto politico di portata globale visto che i due paesi assieme producono il 38% delle emissioni mondiali di CO2 e che con loro è salito a 23 il numero degli Stati che aderiscono all’Accordo. L’intesa diventerà giuridicamente vincolante quando sarà ratificata da almeno 55 paesi che insieme rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra.

Pur avendo solennemente firmato l’Accordo sul Clima di Parigi lo scorso 22 aprile al Palazzo di Vetro dell’Onu , il nostro Paese non lo ha ancora ratificato. Oltre all’Italia manca all’appello anche l’Europa. Un ritardo che rischia di far perdere all’UE la leadership storicamente avuta nella lotta ai mutamenti climatici. L’Unione europea in passato ha assunto un ruolo di avanguardia per le politiche di riduzione delle emissioni ed è stata determinante nel tenere in vita il processo avviato con il Protocollo di Kyoto del 2005.

Ho presentato un’interrogazione sollecitando il Governo ad avviare la ratifica dell’Accordo di Parigi e trasmettere il relativo disegno di legge alle Camere in maniera tale di poter completare l’iter parlamentare prima della Conferenza sul clima di Marrakech, prevista dal prossimo 7 novembre, per dare maggiore forza e credibilità all’azione del nostro Paese.

di Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera