Muroni: «Serve un cambio di passo nelle politiche». Galletti: «È una sfida epocale»

Adattarsi per sopravvivere: le città italiane alla sfida del clima che cambia

Legambiente, in Italia 3,5 miliardi all’anno di riparazioni e risarcimenti per il dissesto. Se quei soldi li investissimo in prevenzione?

[9 febbraio 2016]

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L’adattamento al clima che cambia è una grande sfida del tempo in cui viviamo: per vincerla, dobbiamo rendere le nostre città più resilienti e sicure, cogliendo l’opportunità di farle diventare anche più vivibili e belle. È questo il cuore del messaggio lanciato oggi a Roma da Legambiente, intrecciando bellezza e sostenibilità, e proponendo una strategia per il Paese all’interno del dossier Le città italiane alla sfida del clima.

Nel rapporto, redatto in collaborazione con il ministero dell’Ambiente, sono passati in rassegna gli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro territorio, e le politiche di adattamento necessari per affrontarli. Si tratta di interventi che, come è facile intuire, cambiano a seconda delle peculiarità dell’area urbana considerata. In tutti i casi si tratta però di azioni ineludibili. Il cambiamento climatico non è più una teoria: è ormai la cronaca a raccontarne gli effetti lungo tutto lo Stivale, e ne avremo ancora per molto, moltissimo tempo. Anche se riuscissimo finalmente a mettere in campo le più efficaci iniziative di contrasto, i gas serra già emessi in atmosfera continueranno ad agire: ad esempio, anche rimanendo entro la soglia di sicurezza di +2 °C, si prevede che nel lungo periodo ampie aree del Paese rischieranno concretamente di essere sommerse dall’innalzamento del livello del mare.

Ecco che alla lotta ai cambiamenti climatici devono affiancarsi già oggi, per la nostra sicurezza, forti politiche di adattamento: semplice questione di sopravvivenza. Da questo punto di vista, sottolinea Legambiente, le città sono il cuore delle sfida climatica in tutto il mondo perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti. «I cambiamenti climatici – ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni – stanno determinando impatti sempre più evidenti nelle nostre città, con rischi per le persone e le infrastrutture resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio. Serve un cambio di passo nelle politiche, con piani di intervento e risorse per l’adattamento al clima, come ci chiede anche l’Unione europea, ma urge anche un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei comuni, per mettere in sicurezza le aree più a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore. Senza dimenticare che, come sta avvenendo in questi giorni, la mancanza di piogge legata ai mutamenti climatici incide sulle concentrazioni di inquinanti e smog nelle nostre città».

Per riuscire in questo intento e ridurre rischi e impatti, occorre attuare strategie di adattamento mirate, gestite a livello nazionale e locale. Per Legambiente una politica idonea deve prevedere l’elaborazione di “Piani clima delle città”, cioè di uno strumento che consenta di individuare le aree a maggiore rischio, di rafforzare la sicurezza dei cittadini anche in collaborazione con la Protezione civile, in modo da elaborare progetti di adattamento di fiumi, delle infrastrutture, dei quartieri. Secondo il Cigno verde dovrebbe essere il ministero dell’Ambiente a svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento rispetto all’azione dei comuni, così da poter anche individuare gli interventi prioritari da realizzare attraverso cofinanziamenti nazionali e regionali, ma anche comunitari come é previsto da fondi strutturali 2014-2020. «Riadattare le nostre città e le nostre abitudini a una nuova condizione climatica – ha concordato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, presente all’iniziativa romana – è una sfida epocale che deve coinvolgere tutti: dalla politica agli imprenditori, a ciascun cittadino».

La realtà dei fatti parla però di una realtà di grande insicurezza. Sei milioni di italiani vivono in aree classificate come a forte rischio idrogeologico, e sono 101 i comuni italiani dove, dal 2010, si sono registrati impatti rilevanti legati a fenomeni atmosferici estremi, con 204 eventi tra allagamenti, frane, esondazioni, con danni alle infrastrutture o al patrimonio storico. Dal 2010 al 2015, ricorda Legambiente, le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di 140 persone e l’evacuazione di oltre 32mila cittadini, con l’Italia che continua ad essere tra i primi paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: circa 3,5 miliardi all’anno dal 1945 in poi. Investiti in prevenzione, gli stessi soldi, avrebbero potuto fare la differenza salvando vite, risparmiando danni e creando lavoro. Al di là delle dichiarazioni del ministro Galletti, almeno vedere dalla quantità di fondi destinata dal governo Renzi contro il dissesto idrogeologico, la lezione non sembra sia stata ancora imparata.