Agire sul clima per la ripresa economica e nuovi posti di lavoro

[3 marzo 2014]

Oggi  Eurobarometro ha pubblicato un sondaggio su clima e cambiamento climatico secondo il quale 4 europei su 5 «Riconoscono che la lotta al cambiamento climatico e una maggiore efficienza energetica possono dare impulso all’economia e all’occupazione». La Commissione europea sottolinea che «Si tratta di una percentuale leggermente più alta rispetto al 78% registrato nel sondaggio precedente, effettuato nel 2011. Tra i paesi in cui è risultato più alto il riconoscimento dei vantaggi economici derivanti dall’azione per il clima e dall’efficienza energetica figurano diversi Stati membri che hanno maggiormente risentito della crisi economica e finanziaria. In nessuno degli Stati membri la percentuale di intervistati che condivide questa opinione è inferiore al 65%»

L’indagine “Speciale Eurobarometro 409: Cambiamento climatico” constata che «7 cittadini su 10 ritengono che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili da paesi esterni all’Ue possa apportare vantaggi economici».

Dal sondaggio emerge un’Italia sempre più impaurita e ripiegata su sé stessa e  meno consapevole di altri Paesi delle sfide mondiali: gli italiani sono i meno preoccupati tra gli europei per la povertà, la fame e la scarsità di acqua a livello mondiale (21% – media Ue 35%) ed i più preoccupati per la situazione economica (47% -media Ue 24%),  Il 14% degli italiani (media Ue 16%) è preoccupato per il cambiamento climatico e solo l’1% (media Ue 5%) per la crescita della popolazione mondiale.

Se può consolare gli italiani preoccupati per la fame nel mondo sono il 4% in più del sondaggio precedente, ma la cosa che fa più pensare è che sono anche il 23% in più quelli preoccupati per la crisi economica.

Connie Hedegaard, Commissaria europea per l’Azione per il clima, sottolinea: «Il sondaggio conferma che un’ampia maggioranza di europei si aspetta che i responsabili politici affrontino subito la sfida posta dal clima. I cittadini sono consapevoli del fatto che il problema del cambiamento climatico non è sparito mentre i governi erano impegnati a gestire la crisi economica. Non si tratta di scegliere tra crescita e competitività, da un lato, e clima, dall’altro. Occorre agire su entrambi i fronti. Mi auguro che i leader europei ascoltino e agiscano di conseguenza nella prossima riunione del Consiglio europeo, quando discuteranno le nostre proposte per il 2030 in materia di clima ed energia».’

Ecco i principali risultati del sondaggio: :

L’80% degli intervistati ritiene che la lotta al cambiamento climatico e il miglioramento dell’efficienza energetica possano dare impulso all’economia e all’occupazione (il 31% concorda pienamente con questa opinione, mentre il 49% è parzialmente d’accordo). Il Paese dove si è registrato il più alto consenso totale è la Spagna (52%), seguita da Svezia (50%), Malta (44%), Irlanda e Cipro (43%) e Grecia (42%). In Estonia invece si rileva la più bassa percentuale di intervistati pienamente o parzialmente concordi (65%).

9 europei su 10 considerano il cambiamento climatico un problema grave. Un’ampia maggioranza (69%) ritiene che si tratti di un problema “molto grave” e il 21% lo considera “piuttosto grave”. Solo il 9% pensa che non sia un problema grave. Su una scala da 1 (minimo) a 10 (massimo), la gravità del cambiamento climatico ha ricevuto un punteggio di 7,3 (rispetto a 7,4 nel 2011 e 7,1 nel 2009).

Il cambiamento climatico figura tra i problemi più gravi che il mondo si trova ad affrontare, dopo la povertà e la situazione economica. Nel 2011 si trovava al secondo posto, dopo la povertà, la fame e la mancanza di acqua potabile, ma prima della situazione economica. Oggi metà dei cittadini europei (il 50%) ritiene che il cambiamento climatico sia tra i quattro problemi più gravi. I più preoccupati sono gli svedesi (39%), i danesi (30%) e i maltesi (30%), per i quali il cambiamento climatico è il problema più grave in assoluto.

Il 70% degli europei ritiene che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili potrebbe apportare vantaggi economici per l’Ue; il 26% degli intervistati è pienamente d’accordo con questa opinione, mentre il 44% lo è parzialmente. Il paese dove si è registrato il più alto consenso totale è la Spagna (45%), seguita da Austria (40%), Cipro (38%), Irlanda (37%), Portogallo (34%) e Malta (34%).

La stragrande maggioranza degli europei è a favore degli interventi nazionali per incrementare l’efficienza energetica e il ricorso a energie rinnovabili. Il sostegno del governo per migliorare l’efficienza energetica entro il 2030 è considerato importante dal 92% degli intervistati e molto importante da oltre la metà delle persone consultate (il 51%). La fissazione di obiettivi da parte del governo per incrementare il ricorso alle energie rinnovabili entro il 2030 è importante per il 90% degli intervistati e molto importante per il 49%.

Gli europei che sostengono di aver fatto qualcosa per contrastare tale fenomeno negli ultimi sei mesi sono il 50%, in lieve calo rispetto al 53% del 2011. Tuttavia, la percentuale sale all’89% (rispetto all’85% del 2011) se si tiene conto delle azioni specifiche che gli intervistati sostengono di avere intrapreso, senza limitarsi a considerare soltanto un determinato arco di tempo. Le azioni più comuni sono la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti (69%) e il minore ricorso ad articoli “usa e getta” (51%).

Il presidente uscente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha concluso: «Non si tratta di scegliere tra un’economia florida e la protezione del clima. Un’azione ragionata a favore del clima corrisponde in realtà a una buona scelta economica. Sono molto rassicurato dal fatto che anche i cittadini europei ne siano consapevoli. I risultati del sondaggio lanciano un forte segnale ai leader europei, spronandoli ad adottare una politica climatica coraggiosa per una ripresa economica sostenibile. Il sondaggio costituisce un incoraggiamento anche per noi della Commissione, affinché continuiamo a lottare a favore di un’azione ambiziosa per il clima in Europa».