Al via la coalizione mondiale su sanità, ambiente e cambiamento climatico

Oms, Unep e Wmo insieme per ridurre i milioni di morti da inquinamento atmosferico

[4 giugno 2018]

Nei giorni scorsi, i leader dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms – World Health Organization), dell’United Nation environment programme (Unep) e  dell’Organizzazione meteorologica mondiale (World meteorological organization  – Wmo) hanno lancia una coalizione mondiale sulla salute e il cambiamento climatico e spiegano che «Mentre i problemi ambientali, e in particolare l’inquinamento atmosferico, costano ogni anno la vita a 12,6 milioni di persone, uno dei principali obiettivi di questa coalizione è quello di ridurre questo numero».

La Wmo collabora già strettamente con Oms e Unep, ma questa nuova coalizione mondiale, prevista alla  22esima conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (Unfccc) di Marrakech del 2016, si baserà sui servizi meteorologi nazionali per rafforzare la protezione della salute contro i rischi ambientali e quelli legati al cambiamento climatico. Le tre agenzie Onu evidenziano che «Si tratterà di migliorare il servizi climatologici, come le previsioni stagionali, che permettono di gestire meglio le malattie influenzate dal clima come il colera e la malaria gli allarmi di ondate di caldo – per lottare contro questo problema crescente – e i servizi di allerta precoce multi-pericoli in caso di condizioni meteorologiche a forte impatto, come i  cicloni tropicali».

La coalizione inizierà occupandosi soprattutto della qualità dell’aria con 5 aree di lavoro in comune. Grazie alla sua rete di osservazione Sand and dust storm Warning, advisory and assessment system  (Sds-Was)  e la sue stazioni Global atmosphere watch stations la Wmo sosterrà gli sforzi a livello mondiale per migliorare la cartografia e il monitoraggio della qualità dell’aria e spiega che «Il Sds-Was può essere utile per sapere quando possono verificarsi le tempeste di sabbia e permettere così ai partner del settore sanitario di pianificare più efficacemente i loro interventi. Inoltre, quest’ultimi, possono approfittare del monitoraggio e delle previsioni della Wmo, quando si tratta dell’atmosfera mondiale durante i picchi di inquinamento dell’aria, per esempio durante le tempeste di polvere».

La nuova Global coalition on health, environment and climate change punta a mettere in comune le competenze e a giungere a un migliore coordinamento. Uno dei risultati più immediati sarà la a Global Conference on Air Pollution and Health che si terrà il 30 ottobre e il primo novembre a Ginevra.

il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore esecutivo dell’Unep, Erik Solheim, e il segretario generale della Wmo Petteri Taalas, hanno presentato ai delegati dell’Assemblea mondiale annuale dell’Oms le priorità, le opportunità e le sfide dei mesi e degli anni a venire.

Tedros ha sottolineato che «Se vogliamo ottenere la “Salute per tutti”, dovremo limitare i costi della sanità e per questo occorrono tre cose. la prevenzione, la prevenzione e ancora la prevenzione. Dobbiamo fare in modo che l’aria sia pura, l’acqua potabile e l’alimentazione nutritiva».

Secondo l’Oms, ogni anno muoiono prematuramente 7 milioni di persone per malattie causate dall’inquinamento atmosferico come infarti vascolari e cerebrali, cardiopatie, infezioni respiratorie e cancri. Nella grande maggioranza delle città l’inquinamento atmosferico supera i limiti raccomandati dall’Oms. «Ma numerosi inquinanti pericolosi per la salute sono anche nocivi per l’ambiente e intensificano il cambiamento climatico – fanno notare l’Oms, Unep e Wmo – il black carbon emesso dai motori diesel, le stufe per cucinare e l’incenerimento dei rifiuti e l’ozono troposferico sono degli inquinanti pericolosi di breve durata di vita nell’atmosfera. Si stima che riducendo le emissioni di inquinanti di questo tipo, provenienti per esempio dalla circolazione dei veicoli, delle stufe per cucinare e dall’industria, potremmo contribuire a diminuire il riscaldamento globale di 0,5° C entro il  2050».

Taalas ha sottolineato che «E’ necessario combattere gli inquinanti a breve durata di vita, ma la grande sfida è quella di ridurre le emissioni di biossido di carbonio. In effetti, quest’ultimo è il principale gas responsabile dei cambiamenti climatici e persiste nell’atmosfera e negli oceani durante migliaia di anni. Nel 2017, le concentrazioni medie mondiali di CO2 avevano superato la soglia di 400 ppm e la media delle temperature è stata superiore di 1,1° C rispetto ai livelli dell’epoca pre-industriale. Il cambiamento climatico ha delle ripercussioni negative sulle economie dei Paesi in via di sviluppo e il osto delle catastrofi naturali, in particolare dei cicloni tropicali, l’anno scorso ha segnato un nuovo record».

Per questo il direttore generale della Wmo ha chiesto di «Accelerare l’applicazione dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico per contenere l’aumento delle temperature al di sotto di 2° C entro la fine del secolo. Da un punto di vista realistico, ci attendiamo piuttosto un aumento da  2 a 4° C. Se utilizziamo tutte le risorse in combustibili fossili, sarà di 8° C. Il mondo dispone di 30 anni per ridurre la sua impronta di carbonio in combustibili fossili, tagliare le emissioni di gas serra e passare a energie pulite e rinnovabili, ricercando una soluzione efficace sia contro il cambiamento climatico che contro l’inquinamento».

Solheim è fiducioso. «La necessità urgente di combattere l’inquinamento in Paesi come la Cina ha dato un nuovo impulso agli sforzi di riduzione dei gas serra e alla lotta contro il cambiamento climatico a lungo termine. Se acceleriamo lo sfruttamento di fonti di energie rinnovabili, moriranno meno persone a causa del’inquinamento atmosferico, allora creeremo un ambiente senza inquinamento».