Negli alberi i segreti del global warming e di “El Niño”

El Niño insolitamente attivo alla fine del XX° secolo. «Se questa tendenza continuerà, altri eventi meteorologici estremi come inondazioni e siccità»

[2 luglio 2013]

Siccità, inondazioni ed altri eventi climatici estremi sono in aumento in tutto il mondo e il fenomeno Enso – El Niño Southern Oscillation – ha un forte impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone: ad esempio, durante El Niño, l’attività degli uragani atlantici svanisce, diminuisce la piovosità alle Hawaii e nell’Oceano Pacifico le tempeste invernali si spostano verso sud, elevando il rischio di alluvioni in California.

Lo studio “El Niño modulations over the past seven centuries”, che un team internazionale di scienziati ha pubblicato su Nature Climate Change, sottolinea che per questo motivo per le società umane è essenziale prevedere come l’Enso risponderà al global warming. Ma fare previsioni accurate è molto difficile perché l’Enso varia in modo naturale nel corso dei decenni e dei secoli. I dati strumentali riguardano tempi troppo brevi per poter determinare se le modifiche alle quali abbiamo assistito di recente sono semplicemente naturali o attribuibili ai gas serra immessi dall’uomo nell’atmosfera. Inoltre le ricostruzioni del comportamento dell’Enso, di solito mancano di dati adeguati per i tropici, proprio dove si sviluppa El Niño.

Si tratta di una ricerca molto importante, finanziata dalla National Science Foundation Usa e dal National Basic Research Program of China insieme alla National Oceanic and Atmospheric Administration Usa ed alla Japan Agency for Marine-earth Science and Technology e il team internazionale di scienziati capeggiato da Jinbao Li e Shang-Ping Xie dell’International pacific research center (Ipcr) dell’Università delle Hawaii di Manoa.

I ricercatori hanno pensato di utilizzare i dati degli anelli di crescita degli alberi, che riflettono l’attività dell’Enso negli ultimi 7 secoli, che hanno dimostrato di essere ottimi per capire e misurare le temperature e le precipitazioni. I ricercatori hanno messo insieme i dati e le cronologie “estratti” dagli anelli di 2.222 alberi sia ai tropici che alle medie latitudini in entrambi gli emisferi.

L’Iprc della School of Ocean and Earth Science and Technology dell’Università delle Hawaii è un centro di ricerca che punta ad ottenere una maggiore comprensione del sistema climatico e della natura delle cause dei cambiamenti e delle variazioni climatiche nella regione dell’Asia-Pacifico e in che modo i cambiamenti climatici globali possono influenzare la regione. Istituito nell’ambito della “U.S.-Japan common agenda for cooperation in global perspective” nell’ottobre 1997, l’Irpc è frutto della collaborazione tra le diverse agenzie del Giappone e degli Stati Uniti.

L’inclusione dei dati degli alberi tropicali ha permesso di produrre un archivio di attività dell’Enso con una precisione senza precedenti, «come attesta la stretta corrispondenza con i dati sui coralli del Pacifico equatoriale e con una ricostruzione indipendente della temperatura nell’emisfero settentrionale che ha utilizzato i ben noti “teleconnection climate patterns”». Tutti questi dati coincidono nel dimostrare che «l’Enso è stato insolitamente attivo nel tardo XX° secolo, rispetto agli ultimi 7 secoli, il che implica che questo fenomeno climatico sta rispondendo al global warming in corso».

Per raccogliere i loro dati i ricercatori hanno utilizzato alberi antichi, come la queñoa (Polylepis tarapacana), che cresce sui terreni rocciosi degli altipiani sudamericani, sensibili alle anomalie climatiche associate a modelli climatici su grande scala derivanti dalla El Niño – Southern Oscillation. Leggendo gli anelli di migliaia di alberi come questi lungo le coste del Pacifico, Li e Xie hanno scoperto che l’attività recente di El Niño è al massimo per gli ultimi 700 anni, e che forse si tratta di una risposta al global warming in atto.

Jinbao Li sottolinea: «L’anno successivo a una grande eruzione vulcanica tropicale, il nostro dato dimostra che il centro-est Pacifico tropicale è insolitamente freddo, seguito da un insolito riscaldamento l’anno seguente. Come i gas serra, l’aerosol vulcanico turba l’equilibrio radiativo della Terra. Questo sostiene l’idea che l’insolitamente alta attività dell’Enso nel tardo XX° secolo sia un’impronta del global warming».

Shang-Ping Xie e Roger Revelle della Scripps Institution of Oceanography dell’università della California – San Diego, concludono: «Molti modelli climatici non riflettono la forte risposta che abbiamo trovato dell’Enso al global warming. Questo suggerisce che molti modelli sottovalutano la sensibilità alle perturbazioni radiative dei gas serra. I nostri risultati ora forniscono una guida per migliorare la precisione dei modelli climatici e le proiezioni della futura attività dell’Enso. Se questa tendenza all’aumento dell’attività dell’Enso continuerà, ci aspettiamo di vedere altri eventi meteorologici estremi come inondazioni e siccità».