Tra le cause principali, la spiccata antropizzazione, la cementificazione e i cambiamenti climatici

Allarme maltempo, i geologi: «Urge corretto governo del territorio per fare prevenzione»

A Livorno è fondamentale rivedere l'assetto idraulico della città

[11 settembre 2017]

Dopo l’ennesima disastro ambientale che stavolta ha colpito Livorno, il presidente dell’Ordine dei geologi della Toscana, Riccardo Martelli, sottolinea: «Adesso è il momento di gestire l’emergenza, da domani dobbiamo pensare a valutare le situazioni critiche. E come Ordine, mettiamo a disposizione in forma volontaria, geologi formati dalla Protezione Civile nazionale». Martelli ha offerto subito la professionalità dei geologi per risollevare la città labronica da un evento così tragico: «I nostri tecnici sono a disposizione, questo l’appello a mettersi in comunicazione con noi. Abbiamo tecnici formati per la fase di supporto post emergenza, quando ci saranno da fare valutazioni».

Ma per quanto riguarda la tragedia della notte tra il 9 e il 10 settembre,  il presidente dell’Ordine dei geologi della Toscana ricorda come «siano caduti circa 250 millimetri di pioggia in tre ore. E una quantità simile di acqua non la gestisci in ambiente urbano. Un evento analogo in area aperta, come è successo qualche giorno fa a Roccastrada, magari provoca allagamenti, danni alla viabilità, ma sicuramente non si porta dietro un numero di vittime come è accaduto Livorno. Ogni sforzo che vada nella direzione di una corretta pianificazione territoriale è fondamentale per gestire gli gli effetti di questi enti. Tuttavia quello di stanotte, quando si abbatte su un’area urbana è difficilmente prevedibile negli effetti».

Sulle cause, Martelli vuole avere  un quadro più chiaro della situazione. «Certamente i torrenti tombati sono punti critici in un contesto urbano, ma è presto per fare valutazioni. Quello che possiamo dire è che un evento di simile portata provoca un disastro con effetti che sembrano quelli di un attentato, improvvisi e devastanti».

Il climatologo Massimiliano Fazzini, geologo dell’Università di Camerino e Ferrara, ed esponente dell’Associazione nazionale dei geomorfologi italiani, denuncia: «In Italia sta aumentando in maniera esponenziale il  dissesto idrogeologico e soprattutto l’associato rischio specifico per l’uomo. Ancora una volta contiamo i morti, frutto di una cattiva gestione del territorio e delle opere idrauliche spesso mal gestite ma allo steso tempo,  notiamo che la popolazione  non sa come comportarsi quando c’è  un’alluvione  o di qualsiasi altra emergenza atmosferica. Nel caso specifico di Livorno è fondamentale rivedere l’assetto idraulico della città ed in particolare del Rio Maggiore, in più punti tombinato nel suo corso prossimo  alla foce, per tentare di arginare i frequenti ma non rovinosi allagamenti che si verificavano nell’area di Via Nazario Sauro.  Neppure i recenti lavori di messa in sicurezza mediante la costruzione di vasi di espansione hanno risolto il problema che anzi si è mostrato in tutta la sua drammaticità»

Fazzini ha sottolineato che «Le precipitazioni occorse nell’area metropolitana di Livorno sono state comprese tra 180 e 270 millimetri, valori estremamente elevati in relazione al lasso temporale in cui sono cadute – circa 150 minuti.  A confermare l’abbondanza delle precipitazioni, si pensi che nei primi otto mesi dell’anno erano caduti in questa area cumulate simili – mediamente circa 250 millimetri  – e che la precipitazione media per l’intero mese di settembre si aggira sui 100 millimetri.  Se attualmente queste cumulate meteoriche possono avere tempi di ritorno semi secolari, è molto probabile che tre un ventennio esse possano divenire se non comuni piuttosto frequenti. IL ricorso, da parte degli organi amministrativi,  alla realizzazione di Piani locali di adattamento ai cambiamenti climatici o dei Paesc (Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima) si fa quindi sempre più urgente e decisivi per pianificare il futuro delle comunità, soprattutto in relazione all’annullamento del rischio».

Estendendo l’analisi all’allarme maltempo che ha colpito il Centro Italia per poi spostarsi a Sud, Fabio Tortorici, presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei geologi, ha evidenziato che «In una nazione in cui il 3.2% della popolazione è residente in aree ad elevata pericolosità idraulica, il 10% in aree a media pericolosità e il 15% n aree con scarsa probabilità di alluvioni, è necessaria una svolta per un corretto governo del territorio. Sulle cause degli eventi disastrosi delle ultime ore punto il dito innanzitutto sulla spiccata antropizzazione e cementificazione, che impedisce alle acque piovane di infiltrarsi nel sottosuolo, facendole invece scorrere rovinosamente in superficie. Negli anni ’50, il consumo di suolo era pari al 2.7 per cento, oggi  si è passati al 7.6 per cento; in altre parole, nel nostro Paese ogni secondo si consumano circa 3 metri quadrati di suolo».

Tortorici aggiunge che «Un’altra importante concausa del dissesto idrogeologico è il cambiamento climatico. Da oltre un decennio, infatti, si verificano fenomeni meteorici tali da concentrare in poche ore quantità di pioggia che mediamente dovrebbe precipitare in tempi molto più lunghi.  A Livorno in poche decine di minuti sono caduti oltre 250 mm di pioggia: questo è un dato eccezionale, ma altrettanto anomalo è che, nella Commissione edilizia dello stesso Comune, sia stata assente la figura del geologo dal 2006 al 2014, anni in cui l’urbanizzazione si è molto sviluppata. Per mettere efficacemente in sicurezza il nostro Paese, non sono sufficienti “finanziamenti a pioggia”, ma è necessaria una programmazione a vari livelli: innanzitutto serve un approccio tecnico-scientifico al dissesto idrogeologico, passando attraverso la manutenzione degli alvei e il monitoraggio geo-ambientale per verificare l’imminenza di un evento, potenziando i sistemi di informazione e di allarme della popolazione. Un altro fondamentale elemento da mettere in campo è rappresentato dal continuo aggiornamento delle carte che rappresentano le aree a pericolosità e rischio, in atto o potenziale. Infine, è basilare investire sull’educazione della cittadinanza, che dovrebbe conoscere i comportamenti da assumere durante, prima e dopo un evento atteso o di una emergenza. Vanno implementati gli insegnamenti atti a sviluppare nei bambini il rispetto e la sensibilità alla tutela del territorio. E’ ora che si prenda coscienza dell’importante ruolo svolto dal geologo nella prevenzione dai rischi naturali, in un Paese in cui si passa da una emergenza all’altra: terremoti, frane, siccità, alluvioni, con ritmi sempre più incalzanti».

Gilberto Pambianchi, Presidente nazionale dei geomorfologi, solleva un altro problema: «Ora i Geomorfologi italiani sono fortemente preoccupati per le aree colpite dagli incendi di quest’anno. Infatti potrebbero esserci seri problemi come elevati rischi di frane ed alluvioni. I geomorfologi italiani ribadiscono quanto sia importante monitorare   e tenere sotto controllo in particolare queste aree colpite dagli incendi  oltre che naturalmente tutte le altre».