Allarme Wmo: nuovi record per le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera (VIDEO)

CO2 a 405,5 ppm, Metano 1.859 ppb, N2o 329,9 ppb. Il “mistero” del CFC-11

[23 novembre 2018]

Secondo la World meteorogical organization (Wmo) «Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno di nuovo raggiunto dei livelli record. Niente indica una prossima inversione di questa tendenza che è d’altronde il fattore determinante del cambiamento climatico, dell’innalzamento del livello del mare, dell’acidificazione degli oceani e di un aumento del numero de dell’intensità dei fenomeni meteorologici estremi».

I dati provengono dal WMO Greenhouse Gas Bulletin  che evidenzia che «A livello globale, nel 2017 le concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) hanno raggiunto le 405,5 parti per milione (ppm), mentre erano  a 403,3 ppm nel 2016 e a 400,1 ppm nel 2015. Anche le concentrazioni di metano e di protossido di azoto sono aumentate ed è stata osservata una recrudescenza di un potente gas serra che riduce il tenore dell’ozono, il CFC-11, la cui produzione è regolamentata da un accordo internazionale mirante a proteggere lo strato di ozono».

Il bollettino Wmo cita le cifre della National oceanic and atmospheric administration Usa (Noaa) secondo cui «Dal 1990, il forcing radiativo totale causato dai gas serra persistenti che induce un riscaldamento del sistema climatico si è accresciuto del 41%. Negli ultimi 10 anni, la CO2 ha contribuito per circa l’82% all’aumento del forcing radiativo».

Il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas, ha detto che «I dati scientifici sono inequivocabili. Se non riduciamo rapidamente le emissioni di gas serra, in particolare la CO2, i cambiamenti climatici avranno delle conseguenze irreversibile sempre più distruttive per la vita sulla Terra. Il periodo propizio per l’azione è sul punto di finire. L’ultima volta che la Terra ha conosciuto un livello di CO2 paragonabile è stato tra 3 e 5 milioni di anni fa: la temperatura era da 2 a 3° C più alta e il livello del mare era superiore da 10 a 20 metri  rispetto al livello attuale».

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin spiega che «Per emissioni si intende le quantità di gas che vengono emesse nell’atmosfera e per concentrazioni quelle che ci restano e favoriscono delle complesse interazioni che si producono tra l’atmosfera, la biosfera, la litosfera, la criosfera e gli oceani. Oggi l’oceano assorbe circa un quarto delle emissioni totali e la biosfera un altro quarto».

Il Bollettino della Wmo  si basa sui dati del Greenhouse Gas Bulletin the Greenhouse Gas Bulletin. Measurement forniti da 43 Paesi e che vengono archiviati e distribuiti dal World Data Centre for Greenhouse Gases della Japan Meteorological Agency

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin analizza le concentrazioni nell’atmosfera dei principali gas serra di origine antropica:

Bossido di carbonio (CO2) La CO2 è il gas serra persistente più abbondante nell’atmosfera. Nel 2017 le concentrazioni hanno raggiunto i 405,5 ppm, cioè il 146% in più rispetto ai valori del periodo pre-industriale  (prima del 1750). L’aumento delle concentrazioni di CO2 dal 2016 al 2017 è simile ai tassi di accrescimento medio degli ultimi 10 anni. E’ stato però più debole dell’aumento record registrato tra il 2015 e il 2016, periodo durante il quale era stato osservato un potente episodio di El Niño, che aveva innescato degli episodi di siccità nelle regioni tropicali e aveva ridotto la capacità di “pozzi” come le foreste e la vegetazione di assorbire la CO2. Il fenomeno El Niño non si è manifestato nel 2017.

Metano (CH4) Il metano, che figura al secondo posto tra i più importanti gas serra persistenti, contribuisce al livello di circa il 17% al forcing radiativo. Circa il 40% delle emissioni di CH4 nell’atmosfera sono di origine naturale (zone umide, termitai, ecc.) e circa il 60% sono di origine umana (allevamento del bestiame, risicoltura, sfruttamento dei combustibili fossili, discariche, combustione di biomasse, ecc.). Nel 2017, il CH4 atmosferico ha raggiunto un nuovo picco: 1.859 parti per miliardo (ppb), cioè il 257% del livello che aveva all’epoca preindustriale. Il suo tasso di accrescimento è stato quasi uguale a quello registrato in questi ultimi 10 anni.

Ossido di diazoto (N2O) Le emissioni di Ossido di diazoto nell’atmosfera sono di origine naturale (circa il 60%) e umane (circa il 40%), perché provengono soprattutto da oceani, suoli, combustioni di biomasse, concimi e diversi processi industriali. Nel 2017, la concentrazione atmosferica di Ossido di diazoto era di 329,9 parti per miliardo, cioè il 122% di quel che era all’epoca preindustriale. L’N2O svolge anche un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi emessi dal sole. Contribuisce a circa il 6% del forcing radiativo indotto dai gas serra persistenti.

CFC-11 Nel Bollettino, una sezione speciale è dedicata al CFC-11 (triclorofluorometano), un potente gas serra che contribuisce all’impoverimento dell’ozono stratosferico, regolamentato dal Protocollo di Montreal, Dal 2012, il suo tasso di diminuzione è calato, fino a raggiungere approssimativamente i due terzi di quello degli ultimi 10 anni. Questo rallentamento è molto probabilmente dovuto all’aumento delle emissioni associate alla produzione di CFC-11 nell’’Asia orientale.

Alla Wmo fanno notare che «Questa scoperta dimostra bene l’importanza delle misure atmosferiche di lungo periodo, come quelle  del Global Atmosphere Watch Programme che fornisce delle informazioni basate sull’osservazione utilizzate nei national emissions inventories e durante l’elaborazione di accordi sulle misure necessarie per far fronte ai cambiamenti climatici di origine antropica e per la ricostruzione dello strato di ozono stratosferico».

L’Emissions Gap Report, che sarà pubblicato il 27 novembre dall’United Nations environment programme (Unep), censisce gli impegni nazionali presi dai Paesi in materia di politica generale per la riduzione dei gas serra. Questi rapporti Wmo e Unep vanno ad aggiungersi agli elementi scientifici contenuti nel the Special Report on Global Warming of 1.5° C dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), dal quale è emerso che, se la comunità internazionale vuole davvero mantenere l’aumento delle temperature entro gli 1,5° C, entro il 2015 le emissioni nette di CO2 devono essere a zero, cioè la CO2 emessa nell’atmosfera deve essere uguale a quella eliminata dai pozzi di assorbimento e stoccaggio naturali e tecnologici.

La segretaria generale aggiunta della Wmo, Elena Manaenkova. Ricorda che «La CO2 persiste per secoli nell’atmosfera e ancora più a lungo negli oceani. Ora, non abbiamo la bacchetta magica per far sparire l’insieme di questa eccedenza di CO2 atmosferica. Ogni riscaldamento, anche solo di una frazione di grado, ha delle conseguenze e questo vale anche per ogni parte per milione di gas serra».

Le decisioni che verranno prese alla 24esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework Convention on climate change (Cop24 Unfccc) che si terrà dal 2 al 14 dicembre a Katowice, in Polonia, si baseranno soprattutto sugli elementi scientifici presenti in questi tre rapporti. La Cop24 Unfccc avrà come principale obiettivo l’adozione delle linee guida per l’attuazione dell’Accordo di Parigi.

Il presidente dell’Ipcc, Hoesung Lee, conclude: «Lo Special Report on Global Warming of 1.5°C dell’Ipcc che è stato pubblicato recentemente, dimostra che è indispensabile una riduzione considerevole e rapida delle emissioni di gas serra, e in particolare del biossido di carbonio, in tutti i settori della  :società e dell’economia. Il WMO Greenhouse Gas Bulletin, che rivela un trend sostenuto all’aumento delle concentrazioni di gas serra, mette l’accento sul carattere urgente di questa riduzione delle emissioni».

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  • Greenhouse Gas Bulletin - November 2018