Esondazioni e sfollati in Liguria e Piemonte. Codice giallo in Valle d’Aosta e Toscana

Allerta meteo, l’emergenza non passerà: Nord Italia tra le aree più a rischio d’Europa

Con l’avanzata dei cambiamenti climatici aumenta la frequenza degli eventi estremi: è indispensabile combatterli, e adattarsi

[24 novembre 2016]

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Le violente piogge che si stanno scaricando su Liguria e soprattutto Piemonte traducono oggi in drammatici effetti l’allerta meteo di livello rosso – il più grave – diramata nella giornata di ieri, ed estesa a nuove aree nelle ultime ore. Si ripete l’ormai costante dramma di ogni autunno italiano, che cambia palcoscenico e protagonisti ma non l’allarmante scenario.

Si contano torrenti in piena nel ponente ligure e sfollati nel savonese, con criticità ancora più acute in Piemonte, dove il Tanaro è già esondato in vari punti e costretto il sindaco di Garassio a richiamare drammi del passato: «Abbiamo paura – ha dichiarato – si sta rasentando la situazione dell’alluvione del ’94». La macchina della Protezione civile è tornata in moto, e l’emergenza non si chiuderà rapidamente.

«Il persistere e l’intensificarsi delle precipitazioni – comunicano dalla Regione Piemonte – ha determinato il passaggio ad un’allerta meteo rossa su Valli Orco, Sangone, Lanzo, Susa, Chisone, Pellice, Po, Tanaro e nella pianura cuneese. In queste aree saranno possibili esondazioni dei corsi d’acqua e diffusi fenomeni franosi».

E nel frattempo si teme anche per Valle d’Aosta e Toscana, dove è al momento attiva un’allerta meteo di livello giallo. Proprio l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana pubblica oggi la sintesi dello studio “Multi-hazard assessment in Europe under climate change” recentemente pubblicato su Climatic Change da un team di ricercatori europei guidato dall’italiano Giovanni Forzieri. La ricerca, della quale si è occupato anche greenreport, sulla base di diversi scenari climatici possibili valuta «le corrispondenti variazioni nella frequenza di accadimento delle ondate di calore e di freddo, delle inondazioni fluviali e costiere, delle siccità, degli incendi e delle tempeste di vento».

E dimostra che nei «prossimi decenni l’Europa sarà soggetta con sempre maggiore frequenza ad eventi climatici estremi, in particolare quelli originati dalle alte temperature. Eventi di intensità rilevante che oggi si verificano una volta ogni 100 anni, potrebbero manifestarsi annualmente nel prossimo futuro». Non a caso tra i territori più a rischio d’Europa rientrano anche le Alpi e l’Italia del nord. Anche l’Ispra, in un suo recente rapporto, documenta come l’Italia sia mediamente più colpita dal riscaldamento globale rispetto al resto del pianeta. I cambiamenti climatici sono già in atto, e aumentano la frequenza degli eventi climatici estremi. Possiamo non crederci, o cercare di bollare il problema come non urgente, ma in questo caso sarà il dolore dei fatti a dimostrare l’incredibile sbaglio.

In simili ore di paura è dunque determinante prestare rapidamente soccorso ai concittadini colpiti, ma lo è altrettanto convincersi che l’emergenza non passerà. Come un’ombra si presenterà periodicamente, sempre più cupa con l’avanzare dei cambiamenti climatici. Chi avesse dubbi sulla loro esistenza, oppure se valga la pena impegnare investimenti massici sia per contrastarli sia per adattarsi – incrementando la resilienza dei territori – alla loro ormai in parte inevitabile presenza, abbia bene in mente quali sono le conseguenze.