Alluvione a Piacenza, i geologi: «Quanto accaduto si ripeterà presto anche in altre città»

«Ci vuole coraggio a parlare ancora di eventi eccezionali. Se non diciamo la verità non possiamo capire come affrontare il problema»

[15 settembre 2015]

alluvione piacenza

Dopo l’alluvione che ha colpito negli scorsi giorni molte parti d’Italia, e con particolare violenza l’area di Piacenza – dove si registrano al momento un morto e due dispersi, oltre a danni ingenti –, l’ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna non ci sta ad alimentare la retorica della calamità ineluttabile. «Ci vuole coraggio – dichiara Gabriele Cesari, presidente dell’ordine regionale – a parlare ancora di eventi eccezionali. Quanto accaduto si ripeterà presto anche in altre città. Questa è l’ennesima alluvione che interessa la nostra regione negli ultimi mesi dopo Secchia, Panaro, Santerno, Baganza, Bevano e Savio. I cambiamenti climatici proporranno certamente nuovi eventi meteorici intensi come quello di domenica».

I geologi dell’Emilia-Romagna sottolineano come di fronte all’ennesima tragedia causata da alluvioni e frane sia arrivato il momento di parlare il linguaggio della verità: «Chi parla di manutenzione e pulizia degli alvei non individua il nocciolo della questione», in quanto il problema è «principalmente urbanistico». Ovvero, ha molto a che vedere con il consumo di suolo che continua a galoppare in Italia (nonostante la profonda crisi dell’edilizia), all’impressionante ritmo di 8 metri quadrati in più ogni secondo – e che vede «l’Emilia-Romagna è ai primi posti in questa classifica di demerito. Tutte le nostre città hanno avuto espansioni e insediamenti in ogni parte del territorio, comprese rischiose aree adiacenti a fiumi e torrenti; in questo processo sono stati complici anche alcuni colleghi geologi consulenti di amministrazioni favorevoli a speculazioni spregiudicate o funzionari di enti di controllo troppo compiacenti verso ‘amministrazioni amiche’».

«Se non diciamo la verità – incalza Cesari – non possiamo capire come affrontare il problema. Gli stanziamenti di fondi per la prevenzione sono molto più lenti della piena dei fiumi, oltre che degli annunci, e soprattutto sono sempre più inadeguati per prevenire queste catastrofi, mentre aumentano le risorse necessarie per riparare i danni sempre più ingenti». I geologi chiedono alla Regione di mettere a frutto la riforma delle legge regionale urbanistica, con la vicina Toscana e la sua legge 65 del 2014che diventa un modello di riferimento.

«Abbiamo più volte evidenziato – chiosa Emanuele Emani, segretario dell’ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna – come le caratteristiche del nostro Appennino lo rendano particolarmente vulnerabile a questi eventi: infatti la provincia di Piacenza risulta essere in regione tra quelle con più eventi franosi. Quello che abbiamo osservato tra il 12 e il 13 settembre rappresenta un fenomeno che ormai si presenta fin troppo ripetutamente per considerarlo evento eccezionale, per cui appare necessario sensibilizzare la popolazione anche a mantenere quegli atteggiamenti che permettono di evitare la perdita di vite umane. Un evento naturale diventa catastrofico se manca la consapevolezza e se non sono state adottate tutte le misure, ancora una volta culturali prima che materiali, finalizzate alla riduzione del danno. Non è possibile limitare i fenomeni di dissesto più devastanti, bisogna convivere con essi attraverso una regolare manutenzione e programmazione, con il divieto assoluto di costruire in zone a rischio».