Alpi, è stata l’industrializzazione europea a ridurre i ghiacciai

[3 settembre 2013]

Sono state le attività antropiche a mettere fine alla “Piccola era glaciale” nelle Alpi e questo è avvenuto molto rapidamente a causa dell’industrializzazione in Europa. A dirlo è un team di ricercatori austriaci e statunitensi che hanno pubblicato i risultati dei loro studi su  Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas.

Gli scienziati hanno effettuato ricerche sul declino dei ghiacciai alpini tra il 1860 ed il 1930 che fino ad ora erano un mistero ed hanno concluso che le emissioni di smog dovute all’industrializzazione sono state responsabili dello scioglimento dei ghiacciai, dato che il black carbon, la fuliggine presente nell’atmosfera, si è depositato sui ghiacciai con le precipitazioni ed ha poi favorito un crescente assorbimento della luce solare.

Prima di questo rapido fenomeno, tra il XV secolo e la metà del XIX secolo, in Europa si erano succeduti inverni freddi e lunghi ed estati fresche e piovose mentre il fronte dei ghiacciai alpini avanzava in quella che è stata chiama “Piccola era glaciale”. Però, tra il 1860 ed il 1930, i ghiacciai si sono ritirati, in media, di un chilometro, malgrado le condizioni meteorologiche garantissero una loro continua avanzata e ben prima che le temperature globali cominciassero a crescere sotto la spinta dell’accumulo delle emissioni di gas serra nell’atmosfera.

Per spiegare questo mistero il team austriaco-statunitense, guidato da Georg Kaser dell’Istituto di meteorologia e geofisica dell’università di Innsbruck e finanziato in parte dalla Nasa, ha dimostrato, attraverso simulazioni al computer, gli effetti degli impatti umani sui ghiacciai alpini e dice di poter fare la stessa cosa per altre aree montane del pianeta, come l’Himalaya. .

Il principale autore dello studio, Thomas Painter, del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, ricorda che «Tra il 1860 e il 1930, genericamente definita come la fine della piccola era glaciale in Europa, i grandi ghiacciai vallivi delle Alpi improvvisamente si ritirarono per una media di circa 0,6 miglia (1 km ). Eppure il clima in Europa era raffreddato da quasi 1,8 gradi Fahrenheit (1 grado Celsius) durante quel periodo.  I glaciologi ed i climatologi hanno fatto fatica a capire la mancata corrispondenza tra il clima e il dato dei ghiacciai. Qualcosa non tornava».

Quello che non avevano calcolato è che dopo il 1850 l’Europa stava subendo una velocissima trasformazione economica e atmosferica stimolata dall’industrializzazione. Urbanizzazione, nuovi mezzi di trasporto e soprattutto l’industria nell’Europa occidentale divoravano enormi quantità di carbone e vomitavano nell’atmosfera una quantità mai vista di black carbon, particelle scure di nerofumo che si depositano sulla neve scurendone la superficie, facendola così sciogliere ed esponendo il sottostante ghiacciaio alla luce solare ed all’aria calda nella prima parte dell’anno, provocandone un maggiore e più rapido scioglimento.

Per determinare quanta fuliggine ci fosse nell’atmosfera e nella neve quando i ghiacciai alpini hanno cominciato a ritirarsi, i ricercatori hanno studiato carote di ghiaccio trivellate in diversi ghiacciai delle montagne europee e, misurando i livelli di particelle di carbonio intrappolate negli strati delle carote di ghiaccio e tenendo conto delle moderne osservazioni sulla distribuzione degli inquinanti nelle Alpi, hanno potuto stimare  la quantità di nerofumo che è stato depositato sulle superfici glaciali alle quote più basse, dove i livelli di fuliggine tendono ad essere più alti.

I computer models del  comportamento del ghiacciaio, a partire dalle condizioni meteorologiche registrate e aggiungendo l’impatto della fuliggine, hanno permesso di stimare la perdita di massa dei ghiacciai e di simulare il periodo in cui si è verificata: i risultati si sono dimostrati coerenti con il dato storico del ritiro dei ghiacciai, nonostante le temperature fredde del tempo.

Waleed Abdalati, direttore del Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences dell’università del  Colorado Boulder, conclude: «Questo studio svela alcune delle probabili impronte umane sul nostro ambiente che cambia. Ci ricorda che le azioni che compiamo hanno un impatto di vasta portata per l’ambiente in cui viviamo. Ora dobbiamo guardare più da vicino le altre regioni della Terra, come l’Himalaya, per studiare gli impatti attuali del black carbon  sui ghiacciai».