Anche febbraio ha battuto il record di caldo. L’Artico si sta sciogliendo

Riscaldamento più accelerato: colpa di El Niño ma soprattutto del consumo di combustibili fossili

[14 marzo 2016]

Febbario 1 2016 Nasa 1

La Nasa dice che il febbraio 2016 è stato il più caldo mai registrato al mondo. E’ stato così caldo che in gran parte dell’Artico le temperature superavano di 10 gradi centigradi la media e che ha fatto registrare la più bassa estensione di ghiaccio marino artico,  la cui superficie è rimasta praticamente invariata in un mese che di solito ne segna una forte crescita.

Il febbraio appena passato è stato così caldo che le temperature medie globali sono state di 1,35° C  sopra la media 1951-1980,  il precedente record di scostamento dalla media era stato di 1,13° C ed è stato registrato subito prima: nel gennaio 2016.

A quanto pare anche marzo sarà molto caldo e potrebbe battere un altro record planetario. Questo significa che il 2016 sarà probabilmente anche più caldo del 2015, che a sua volta aveva battuto il record segnato nel 2014.

A contribuire al caldo eccezionale di questo inizio di anno è sto sicuramente El Niño, che è stato forte più o meno come il super-El Niño  del 1997-1998, ma dai dati e dai grafici della Nasa emerge  che, confrontando El Niño 2016 con i due grandi El Niños, il riscaldamento di origine antropica è la causa di fondo del record delle temperature planetarie che stiamo vivendo, smentendo le tesi degli ecoscettici che continuano a dire che si tratta solo di fenomeni naturali. In realtà quello che si vede è un riscaldamento globale sempre più rapido e che nel 2015 circa il 95% del riscaldamento era dovuto alle attività umane.

La velocità di riscaldamento globale causato dall’uomo è più preoccupante di quanto previsto, soprattutto perché si stanno riscaldando di più  le regioni artiche dove c’è il  permafrost, mentre non si forma ghiaccio marino, due fenomeni che, messi insieme, potrebbero portare a condizioni meteorologiche ancora più estreme. Inoltre, lo scongelamento del permafrost rilascia  CO2 e metano, un gas climalterante che nel breve periodo è 84 volte più potente della CO2. Un riscaldamento così accelerato dell’Artico potrebbe velocizzare ancora di più il global warming che a sua volta provocherebbe un ulteriore sciglimento del permafrost e del ghiaccio marino. E’ evidente che c’è poco tempo per rompere questo circolo vizioso prima che il clima della Terra vada completamente fuori controllo.

A preoccupare ulteriormente ci sono i dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Osservatorio di Manua Loa  della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa):  nel corso del 2015, il livello di crescita annuale di anidride carbonica atmosferica misurato alle Hawaii è salito di 3,05 parti per milione, l’aumento più grande negli ultimi 56 anni da quando si raccolgono questi dati.

Pieter Tans, lader degli scienziati che lavorano al Global Greenhouse Gas Reference Network della Noaa, sottolinea che «Il 2015   è stato il quarto anno consecutivo che la  CO2 è cresciuta più di 2 ppm,  I livelli di anidride carbonica stanno aumentando più velocemente di quanto hanno fatto n centinaia di migliaia di anni. E’ esplosivo rispetto ai processi naturali».

I Dati Noaa sono stati confermati dalla Scripps Institution of Oceanography: a febbraio 2016, la CO2 in atmosfera era in media 402,59 ppm. Prima del 1800, la CO2 atmosferica arrivava a circa 280 ppm. L’ultima volta che la Terra ha subito un così prolungato  aumento di CO”  è stato tra i 17.000 e gli 11.000 anni fa, quando i livelli aumentarono di  80 ppm. «Il tasso di aumento odierno è 200 volte più veloce», fa notare preoccupato Tans.

Anche l’aumento repentino dei livelli di CO2  nel 2016 sono in parte legati a El Niño, perché le foreste e altri sistemi terrestri rispondono a questo intenso fenomeno climatico che porta siccità e intense precipitazioni. Infatti il precedente maggior incremento di CO2 si è verificato nel 1998, in El Niño. Ma anche la Nasa dice che «Le continue elevate emissioni da consumo di combustibili fossili stanno guidando il tasso di crescita di fondo nel corso degli ultimi anni».