Antartide e cambiamenti climatici: più perdenti che vincitori tra le specie marine

Basteranno 0,4° in più per avere conseguenze drammatiche per la biodiversità della regione

[5 settembre 2017]

Il nuovo studio “More losers than winners in a century of future Southern Ocean seafloor warming”  sugli invertebrati marini che vivono nei mari attorno all’Antartide, pubblicato da un team di ricercatori del British Antarctic Survey – Bas (Huw Griffiths, Andrew Meijers e Thomas Bracegirdle) su Nature Climate Change,  rivela che nel corso del prossimo secolo, mentre il mare antartico si riscalderà, tra le specie animali del fondale antartico ci saranno più “perdenti” che “vincitori”.

Il team del Bas ha esaminato la potenziale distribuzione  di 963 specie che vivono nei fondali antartici, scoprendo che, con il riscaldamento previsto, 577 specie rischiano di sperimentare una riduzione del loro  habitat termicamente adatto. Tra queste, 398, cioè il 41% di tutte le specie, perderanno oltre il 10% del loro attuale habitat potenziale con un temperatura adatta, l’8,6% delle specie marine antartiche rischiano di  perdere tra il 10-40% del loro attuale habitat potenziale.

Secondo quando emerge dallo scenario del riscaldamento globale prodotto dai computer models, gli scienziati del Bas concludono che «Mentre alcune specie in alcune aree ne beneficeranno, il 79% delle specie autoctone della regione ci rimetterà. Ciò ha importanti implicazioni per la futura gestione delle risorse nella regione».

Entro il 2099 è previsto un riscaldamento medio di 0,4 gradi dei mari intorno all’Antartide e il team britannico spiega che «Mentre questo riscaldamento non sarà sufficiente per consentire a nessuna specie proveniente da altri continenti confinanti di invadere o colonizzare l’Antartide, porterà le specie locali uniche a cambiare la loro distribuzione. Più animali perderanno l’habitat idoneo di quelli che lo guadagneranno, con gli animali particolarmente adattati all’acqua più fredda della Terra (ad esempio nel Mare di Weddell e nel Mare di Ross) che ne perderanno di più. Le aree della Penisola Antartica Occidentale potrebbero diventare troppo calde per molte specie autoctone. Gli  animali del fondale della banchisa dell’Oceano Meridionale sono stati a lungo isolati dall’oceano profondo che circonda l’Antartide e dall’Antarctic Circumpolar Current, con scarsa possibilità di migrare verso sud».

Il principale autore dello studio, Griffiths, conferma: «Mentre alcune specie potrebbero prosperare, almeno durante i primi decenni di riscaldamento, il futuro di una vasta gamma di invertebrati, dalle stelle marine ai coralli, scomparirà e visto che no potrà più nuotare e nascondersi da nessuna parte quando starà sul fondale dell’oceano più freddo e più meridionale del mondo, che sta diventando ogni decennio più caldo».

Meijers, un oceanografo del Bas, aggiunge: «Le acque intorno all’Antartide sono isolate, profonde e molto fredde, ma non sono oltre la portata del cambiamento climatico. L’aumento delle temperature dell’acqua marina dell’oceano meridionale è stato calcolato in media a 0,4° C nel corso di questo secolo, con alcune aree che potrebbero aumentare di ben 2° C. Abbiamo dimostrato che gli effetti di questo riscaldamento avranno conseguenze drammatiche per la biodiversità futura della regione».

Questo studio è un risultato del nuovo e ambizioso programma quinquennale Ocean regulation of climate by heat and carbon sequestration and transports (Orchestra), finanziato dal  Natural environment research council britannico, che utilizza una combinazione di raccolte di dati, analisi e simulazioni al computer per migliorare radicalmente capacità di misurare, comprendere e prevedere la circolazione dell’Oceano Meridionale e il suo ruolo nel clima globale. Orchestra farà uniche ed importanti misurazione nell’Oceano Meridionale utilizzando una serie di tecniche, compresi l’utilizzo delle navi da ricerca RRS James Clark Ross e RRS Sir David Attenborough, il dispiegamento di  veicoli autonomi terrestri e subacquei, aeromobili meteorologici del Bas e altre innovative tecniche per la raccolta dei dati. Orchestra comporterà anche lo sviluppo e l’utilizzo di avanzate simulazioni oceaniche e climatiche, per migliorare la capacità di prevedere i cambiamenti climatici nei prossimi decenni.