Sarkozy: carbon tax dall’1 al 3% su tutti i prodotti che provengono dagli Usa

Appello a Obama: «Salvaguarda il nostro ambiente prima che Trump diventi Presidente»

Romm: «Se gli Usa usciranno dall’Accordo di Parigi, gli Usa diventeranno i paria del mondo»

[16 novembre 2016]

trump-ambiente

Michael Bosse, vice direttore nazionale per i programmi di Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, è terrorizzato dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca: «Trump ha pubblicato il suo programma per i primi 100 giorni: 1. Se sarà pienamente attuato, è un disastro per il nostro paese, il nostro pianeta, e tutto ciò per cui abbiamo lavorato. 2. Avvio del processo di selezione per un sostituto del giudice Scalia. 3. Requisito che per ogni nuovo regolamento federale devono essere eliminati due regolamenti esistenti. 4. Eliminare le restrizioni sulle riserve energetiche americane, tra cui scisto, petrolio, gas naturale e “carbone pulito”. 5. Eliminare gli ostacoli messi da Obama-Clinton e consentire alla Keystone Pipeline di andare avanti. 6. Annullare miliardi di finanziamenti  ai programmi Onu per il  cambiamento climatico».

Bosse aggiunge: «So che siete spaventati. So che questo può essere paralizzante. Ma questo è il  momento in cui dobbiamo combattere come non abbiamo mai fatto prima. Non abbiamo mai visto una tale consapevolezza: in tutto il Paese ci sono persone in piedi, pronte a combattere».

La pensa così anche Rhea Suh, presidente di un’altra grane associazione ambientalista Usa, il Natural Resources Defense Council (Nrdc), che non usa mezzi termini: «Sarò schietta: il presidente eletto Donald Trump rappresenta una terribile minaccia senza precedenti per il nostro pianeta, il nostro clima e tutti i progressi ambientali che abbiamo fatto sotto il presidente Obama. Se Trump pensa di poter lanciare un grande assalto inquinando la nostra aria, acqua, fauna selvatica e terre, il Nrdc sarà lì per fermarlo. Questo significa che utilizzeremo  ogni minuto degli ultimi due mesi del mandato del presidente Obama – da oggi fino al giorno dell’insediamento – per chiedere al Presidente di intervenire fortemente su alcune delle battaglie ambientali più critiche che dobbiamo affrontare. Il tempo passa: urge che il presidente Obama finisca quello che ha iniziato e salvaguardi il nostro ambiente prima che Donald Trump arrivi alla Casa Bianca».

La Suh promette battaglia: «Nrdc sarà pronto sul territorio per agire fin dal Day One della nuova amministrazione Trump, per la lotta più difficile mai fatta per il nostro ambiente, il nostro clima e il nostro futuro condiviso di energia pulita. Intanto, abbiamo bisogno del vostro aiuto per portare l’ambiente in cima all’agenda di fine mandato del presidente Obama, premendo  su di lui perché usi la sua autorità esecutiva» Per questo l’Nrdc ha lanciato la petizione “President Obama: Safeguard Our environment before Donald Trump Takes Office” che sollecita obama a prendere decisioni storiche sull’ambiente prima che Trump a gnnaio si insedi alla Casa Bianca e nella quale viene chiesto di: «Rendere le nostre coste dell’Atlantico e dell’Artico off-limits per sempre per l’industria petrolifera e del gas; Stop alle pericolose nuove concessioni di combustibili fossili nelle nostre terre pubbliche e negli oceani; Imporre un divieto immediato ai tankers che trasportano il petrolio tossico sabbie bituminose nelle acque statunitensi; Istituire senza indugio il Bears Ears National Monument  nel sud dello Utah e il Greater Grand Canyon Heritage National Monument in Arizona; Giro di vite contro l’attacco chimico che sta decimando le nostre api e le farfalle monarca; Mettere fine al coinvolgimento Usa nel vergognoso commercio di avorio, inserendo  gli elefanti africani nella lista delle specie in via di estinzione»

Allo stesso tempo, l’Nrdc assicura che «farà un lavoro straordinario per un piano aggressivo per portare Donald Trump e i suoi alleati grandi inquinatori nei tribunali – ne territori e a Washington – e combatterà con le unghie e con i denti contro ogni tentativo di riportare indietro l’orologio degli ultimi otto anni di progresso ambientale».  La Suh conclude: «Avremo il nostro bel da fare: Trump ha già annunciato che intende innalzare drasticamente il  fracking, l’estrazione del carbone e le trivellazioni petrolifere, ritirarsi dall’essenziale Accordo di Parigi sul clima e mettere il disastroso Keystone XL tar sands pipeline di nuovo sul tavolo. Dobbiamo combattere con tutto ciò che abbiamo. Ora è il momento che il presidente Obama faccia dell’ambiente una pietra angolare della sua eredità, ma che non accadrà a meno che non spingiamo questi temi in cima alla lista delle priorità della Casa Bianca».

Già all’annuncio della vittoria di Trump, il Presidente del Wwf Usa, Carter Roberts, aveva dichiarato: «Cambiano i presidenti, ma ciò che rimane sono le minacce dovute al cambiamento climatico, sempre più pericoloso, e all’uso insostenibile delle risorse. Esortiamo il neo-presidente Donald Trump ad accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e ad onorare gli impegni presi per risolvere la crisi del clima e preservare gli oceani, le foreste e le specie nel mondo. Gli investimenti su larga scala per la conservazione e l’energia rinnovabile, i passi in avanti fatti nel campo della sostenibilità sono uno stimolo formidabile per l’innovazione, per la creazione di migliaia di posti di lavoro ben remunerati e la riduzione delle emissioni che alimentano i cambiamenti climatici. Il presidente eletto Trump si è impegnato a rendere l’America più sicura. Ebbene, un’azione ambiziosa per il clima è tanto più necessaria per mantenere tale promessa, dato che il livello dei mari è in aumento e gli eventi estremi legati al cambiamento climatico, come gli uragani, colpiscono duramente e con sempre più frequenza le nostre città. Sappiamo che la sicurezza globale e la sopravvivenza delle popolazioni mondiali  dipendono dal mantenimento delle risorse naturali, tra cui il nostro clima. Da parte nostra, continueremo a coinvolgere tutti i Paesi del mondo, così come le famiglie americane, le città, gli stati, le imprese e il governo federale per costruire alleanze e lottare per il cambiamento significativo di cui abbiamo bisogno e per il pianeta, la nostra casa».

Ma Joe Romm , fondatore ed editore di Climate Progress, getta acqua sul fuoco delle tiepide speranze di qualche ambientalista e sottolinea che «La stragrande maggioranza degli elettori e politici statunitensi non hanno idea di quale  cataclisma sarà per questo paese quando Trump manterrà  la sua promessa di chiudere con la pietra miliare dell’Accordo di Parigi sul clima. Ma perché dovrebbero, quando gran parte dei media non hanno avuto nessun indizio sulla natura esistenziale della lotta climatica dopo un quarto di secolo in cui hanno ignorato gli avvertimenti degli scienziati?».

Per Romm il punto non è “se” Trump manterrà la sua promessa, ma è “quando”, «dal momento che il team di Trump sta già cercando di farla finita il più velocemente possibile con l’Accordo di Parigi, magari entro un anno». Un altro motivo per prendere sul serio le minacce di Trump è la nomina di famigerati scettici climatici al vertice del suo team di transizione di scettici climatici.

Romm, e con lui molti ambientalisti, non ha dubbi: «Dato che gli Stati Uniti sono stati tra i leader che hanno reso possibile il successo di Parigi, quando il Paese se ne tirerà fuori (e quindi lavorerà per uccidere l’azione l’azione climatica  in patria e all’estero), diventerà improvvisamente un paria globale. Pensate alle sanzioni contro la Russia di Putin, o  pensate a un massiccio  boicottaggio globale, come quella contro l’apartheid in Sud Africa, e moltiplicatelo per 10 volte. Pensate a come verrà vista un’uscita degli Stati Uniti. Il mondo darà giustamente la colpa degli Stati Uniti per la distruzione dell’ultima speranza dell’umanità di evitare un riscaldamento catastrofico. Saremo accusati dei molteplici e sempre in peggioramento impatti climatici catastrofici che colpiranno il pianeta nei prossimi anni (e decenni e non solo). E perché no? Noi siamo insieme il Paese più ricco e il più grande inquinatore di carbonio cumulativo, e la promessa che abbiamo fatto per Parigi era appena  quanto di più debole potessimo offrire. E ora neanche andremo avanti a farlo».

Eppure gli elettori Usa lo sapevano: solo il 26 ottobre, Trump aveva promesso che «Annullerò anche tutto lo spreco della spesa da Obama-Clinton per i cambiamenti climatici, compresi i pagamenti per il riscaldamento globale alle Nazioni Unite. Questi passaggi farà risparmiare 100 miliardi di dollari in oltre 8 anni».

E Trump e il suo staff di falchi climatici si illudono se pensano che lo scontro sarà solo con la tremebonda socialdemocratica europea: il 13 novembre l’ex presidente francese (ricandidato) Nicolas Sarkozy, ha detto che l’Europa dovrebbe «adottare una carbon Tax sul carbonio alle frontiere d’Europa, una tassa dall’1 al 3% su tutti i prodotti che provengono dagli Stati Uniti. Non possiamo ritrovarci in una situazione in cui le nostre imprese hanno obblighi [ambientali] ma continuiamo a importare prodotti provenienti da Paesi che non soddisfano nessuno di tali obblighi». Verrebbe da dire che chi di dazi ferisce di dazi perisce, visti che Trump ha già minacciato di mettere dazi sulle merci di molti Paesi stranieri. «Gli Stati Uniti perderanno tutto il loro  cosiddetto “soft power” come “nazione indispensabile” del mondo – dice Romm –  diventeranno una canaglia.

Questo significa che ogni sforzo che Trump farà a mantenere il suo impegno di fare il duro sul commercio con gli altri Paesi, troverà  zero supporto in tutto il mondo. In effetti, la risposta più plausibile del mondo sarebbe che ci trattasse  come la Russia, l’Iran o il Sudafrica dell’apartheid».

Ma a quanto pare, al di fuori degli ambientalisti e degli scienziati ed esperti che si occupano di clima, negli Usa è difficile trovare politici che si rendano davvero conto che il futuro dell’umanità è sul filo del rasoio. Solo l’ economista Daniel Altman ha avvertito che «Trump potrebbe facilmente causare il maggior numero di morti e di infliggere il più difficoltà [come la guerra in Iraq] … riportando indietro il progresso fatto dal  mondo per combattere il cambiamento climatico».

Romm è abbastanza scettico sulla possibilità di una reazione rapida dell’opinione pubblica statunitense: «Storicamente, il modo migliore per evitare la peggiore delle ipotesi è che se un gran numero di persone lavorino attivamente per evitarla. Se l’umanità avesse preso sul serio il peggiore case scenario sul clima –  che ora si sta avverando — avremmo iniziato ad agire abbastanza tempo fa per scongiurare la catastrofe che dobbiamo affrontare. E se il team della Clinton avesse preso sul serio lo scenario peggiore per le elezioni – che si è ugualmente avverato – sicuramente avrebbe adottato una strategia diversa, che lo avrebbe potuto evitare. In questo momento, il caso peggiore è una presidenza Trump di due mandati dove farà  esattamente ciò che ha detto che farà. In tale scenario, Trump ci metterà sulla strada verso i 7° F di riscaldamento o più, nel quale casi come una guerra come quelle in Iraq e Siria diventerebbe la norma. Nella peggiore delle ipotesi, diventeremo un paria globale e dalla campana elettorale di Trump otterremo una guerra commerciale».

Come ha spiegato l’economista premio Nobel Paul Krugman già la notte dell’elezione di Trump:  «Siamo molto probabilmente guardando una recessione globale, con nessuna fine in vista».

Ma Romm non è uno che molla facilmente ed è d’accordo con gli ambientalisti statunitensi: «Facciamo tutti il duro lavoro necessario per assicurarci che il caso peggiore non accada».