Arctic Council: gli Usa più prudenti sul clima. approva la Dichiarazione di Fairbanks

Tillerson: Trump prenderà la decisione giusta per gli Stati Uniti

[12 maggio 2017]

Intervenendo al X Ministerial Meeting dell’Arctic Council, che riunisce le 8 nazioni artiche, il segretario di Stato Usa,  Rex Tillerson, ha detto che gli Stati Uniti non hanno fretta di prendere una decisione sull’uscita dall’Accordo di Parigi e che comunque terranno conto anche delle opinioni degli altri Paesi artici.

Sembrerebbe un altro passo verso un graduale cambiamento di rotta rispetto alle dichiarazioni fatte da Turump in campagna elettorale, quando espresse dubbi sul  ruolo delle attività antropiche nel cambiamento climatico e ancor più rispetto all’impegno a far uscire gli Usa dall’Accordo di Parigi. Intanto quasi tutti i Paesi artici (Russia esclusa) chiedevano un taglio ancora più forte delle emissioni di gas serra e la Dichiarazione di Fairbanks, approvata all’unanimità dal meeting dell’Arctic Council (Usa e Russia comprese) dice che è  necessaria un’azione globale urgente.

Nella dichiarazione i ministri artici ricordano che «L’Artico si sta riscaldando più del doppio rispetto alla media globale» e fanno notare con preoccupazione che «Il ritmo e la portata del continuo riscaldamento climatico dipenderanno dalle future emissioni di gas serra e dagli inquinanti climatici a breve durata», ribadendo «L’importanza dell’azione globale per ridurre sia i gas serra che gli inquinanti climatici a breve termine, per attenuare i cambiamenti climatici» e invitano l’Arctic Council  a «Intraprendere ulteriori analisi per contribuire agli assessment reports dell’Intergovernmental panel on climate e per una continua collaborazione con tutti i livelli di governo». L’Arctic Council ha anche adottato il primo “Pan-Arctic report” sui progressi collettivi per ridurre le emissioni di  black carbon e metano negli Stati artici e in numerosi stati osservatori (ai quali si è aggiunta la Svizzera) e lle sue raccomandazioni.

La Dichiarazione di Fairbanks riconosce che «La resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici sono importanti per le comunità e gli ecosistemi artici» e  i ministri «Accolgono con favore i tre “Adaptation Actions for a Changing Arctic Overview Reports che contribuiscono ad una comprensione integrata del clima dei cambiamenti sociali ed ecologici e anche l’Arctic Resilience Report and Synthesis for Arctic Leaders, per tracciare le priorità proposte per la resilienza circumpolare e coordinare tali sforzi e accoglie le azioni necessarie per affrontare tali priorità». Inoltre è stato istituito anche un Framework for the Circumpolar Expansion of the Local Environmental Observer Network che incoraggia la creazione di queste reti.

Inoltre, la dichiarazione dl  Ministerial Meeting dell’Arctic Council riconosce che «Il cambiamento climatico è la minaccia più grave per la biodiversità artica» e ribadisce l’impegno «a salvaguardare la biodiversità nelle condizioni mutevoli», in attesa del secondo Arctic Biodiversity Congress nel 2018». Secondo la Dichiarazione, «Il rapido cambiamento nell’Artico sta aumentando la vulnerabilità della regione verso le specie aliene invasive» e per questo è stato adottato  ere invasive, adotta la strategia e l’Arctic Invasive Alien Species Strategy and Action Plan che deve aessre attuato al più presto per «Prevenire, controllare ed eradicare le specie aliene invasive».

Ma la parte della Dichiarazione di Fairbanks più ostica da digerire per Trump e il suo staff di negazionisti climatici ed eco scettici è quella che ribadisce «L’importanza della scienza climatica per la nostra comprensione della mutevole regione artica e delle nostre attività nell’ambiente artico». Per questo i ministri artici sostengono un regional digital elevation model e incoraggiano gli sforzi per coordinare la gestione e la condivisione dei dati indicatori e predittori del cambiamento climatico, basati, tra l’altro, sul World climate research program della  World meteorological organization, alla quale Trump staccherebbe volentieri la spina mentre l’Arctic Council «Riconosce la necessità di rafforzare la cooperazione nelle osservazioni meteorologiche, oceanografiche e terrestri, nella ricerca e servizi e la necessità di reti di osservazione ben mantenute e sostenute e di un monitoraggio continuo nell’Artico, come il Global cryosphere watch program della World meteorological organization». La dichiarazione riconosce soprattutto «l’importanza delle valutazioni e delle proiezioni scientifiche per prendere decisioni informate sull’Artico, che comprendono anche le conoscenze tradizionali e locali e la dipendenza della biodiversità artica e degli abitanti sulla disponibilità di acque dolci». Per questo sono importanti strumenti come gli aggiornamenti del rapporto “Snow, Water, Ice and Permafrost in the Arctic” che rivelano dati  preoccupanti, per questo i ministri adottano le sue raccomandazioni.

Il Ministerial Meeting dell’Arctic Council «Riafferma la necessità di un approccio ecosistemico alla gestione nell’Artico», per questo adotta lo “Status of Implementation of the Ecosystem Approach to Management in the Arctic Report” e incoraggia a «sviluppare linee guida pratiche per l’attuazione di un approccio ecosistemico».

A Fairbanks è stato anche annunciato l’Agreement on Enhancing International Arctic Scientific Cooperation, il terzo accordo giuridicamente vincolante negoziato sotto gli auspici del Consiglio artico che «contribuirà ad aumentare l’efficacia e l’efficienza nello sviluppo delle conoscenze scientifiche sulla regione, a rafforzare la cooperazione scientifica nella regione artica». La dichiarazione «Incoraggia la sua attuazione da parte di tutte le parti dopo la sua entrata in vigore».

Insomma, il cambiamento climatico è stato il più grande problema discusso al meeting biennale dei ministri dell’Arctic Council e Tillerson si è trovato nello scomodo ruolo di dover giustificare l’ondivaga politica anti-climatica di Trump. L’ex amministratore delegato di Exxon Mobil, ha detto al meeting che l’Amministrazione Usa sta rivedendo il suo approccio ai cambiamenti climatici, aggiungendo: «Siamo riconoscenti  ad ognuno di voi per il fatto che abbiate un importante punto di vista, e dovete sapere che stiamo prendendoci il  tempo per capire le vostre preoccupazioni. Non abbiamo intenzione di correre per prendere una decisione. Stiamo lavorando per prendere la giusta decisione per gli Stati Uniti». Sembra che Tillerson e le altre “colombe” climatiche dell’Amministrazione Usa stiano frenando la corsa di Trump verso il baratro dell’uscita dall’Accordo di Parigi.

Alcuni scienziati del clima sono piacevolmente sorpresi dal linguaggio relativamente duro sui cambiamenti climatici della Dichiarazione. John Walsh,  chief scientist all’International Arctic research center dell’università dell’Alaska, dice che la Dichiarazione echeggia l’approccio dell’amministrazione Obama, non certo quello di Trump: «Il riconoscimento della necessità urgente di ridurre i gas serra (come metano e il biossido di carbonio) e di inquinanti (come il black carbon e gli aerosol) appare significativa – ha detto a BBC News – Ma mancano un paio di cose. Anche se la logica della dichiarazione insiste sul fatto che le attività umane stanno causando il cambiamento climatico, la parola “umano” non è effettivamente presente. Né c’è un impegno ad attuare la pietra miliare dell’Accordo di Parigi,  un’omissione che sta causando allarme tra gli ambientalisti. Non solo, ma molte delle prime decisioni politiche dell’amministrazione Trump danno priorità la crescita economica rispetto alla protezione dell’ambiente e mister Tillerson continua ad insistere che la politica climatica americana è ancora in fase di revisione».

Quindi, anche se Tillerson a Fairbanks è stato costretto a giocare sulla difensiva in casa, è troppo presto per concludere che la Casa Bianca si sia improvvisamente convertita alla lotta al riscaldamento globale. La  Dichiarazione di Fairbanks potrebbe essere il primo passo per rivedere una decisione insostenibile, oppure una semplice ritirata strategica per uscire dall’angolo in un ambiente politico ostile verso chi dice che il cambiamento climatico è un’invenzione cinesi.