Arctic Report Card 2017: un Artico più caldo e “fuso” è la nuova normalità (VIDEO)

L'Artico non mostra segni di poter ritornare ad essere la regione congelata dei decenni passati

[14 dicembre 2017]

Hanno fatto molto scalpore e suscitato profonda pietà il  video dell’orso polare  magrissimo che ormai stava morendo di fame, ma in pochi si sono chiesti cosa ci fosse davvero dietro quelle strazianti e impietose immagini girate da Paul Nicklen del National Geographic. Chi volesse capirlo farebbe bene a dare un’occhiata all’Arctic Report Card, un rapporto sponsorizzato dalla National oceanic and atmospheric administration (Noaaa) Usa e pubblicato in occasione dell’annuale ’American Geophysical Union fall meeting in corso a New Orleans, che dimostra che «la tendenza al riscaldamento che ha trasformato l’Artico è proseguita nel 2017, provocando la seconda temperatura dell’aria più calda, temperature oceaniche superiori alla media, perdita di ghiaccio marino e una serie di effetti umani, oceanici ed eco sistemici».

L’Arctic Report Card, giunto alla dodicesima edizione, è un rapporto peer-reviewed che si avvale dei contributi di 85 scienziati di 12 Paesi e fornisce un aggiornamento annuale su come la regione artica si sta comportando da un punto di vista ambientale e confronta queste osservazioni con quelle a lungo termine e la Noaa fa notare che «Queste informazioni possono essere utilizzate per informare le decisioni sull’adattamento da parte di leader locali, tribali, statali e federali mentre affrontano sia gli ostacoli che le possibilità poste da un clima che cambia alla crescita economica, alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alla conservazione delle risorse naturali».

L’Arctic Report Card, evidenzia che  mentre nel 2017 sono stati segnalate meno fatturazioni delle banchisa artica e iceberg rispetto al 2016, «l’Artico non mostra alcun segno di ritornare ad essere la regione congelata in modo affidabile che era decenni fa. Le temperature artiche continuano ad aumentare al doppio del tasso di incremento della temperatura globale».

Utilizzando dati storici, un capitolo dell’Arctic Report Card dimostra che l’attuale tasso di declino dei ghiacci marini e il riscaldamento delle temperature «sono più alti che in qualsiasi altro momento negli ultimi 1.500 anni e probabilmente più a lungo di così».

Presentando il rapporto, l’amministratore della Noaa, l’ammiraglio in pensione Timothy Gallaudet, ha sottolineato che «I rapidi e drammatici cambiamenti che continuiamo a vedere nell’Artico rappresentano le maggiori sfide e opportunità. L’Arctic Report Card di quest’anno è un potente argomento per farci capire che  abbiamo bisogno di osservazioni artiche sostenute e a lungo termine per supportare le decisioni che dovremo prendere per migliorare il benessere economico delle comunità artiche, la sicurezza nazionale, la salute ambientale e la sicurezza alimentare».

La Noaa illustra i principali risultati dell’Arctic Report Card 2017:

Temperatura dell’aria più calda La temperatura media annuale dell’aria a terra è stata la seconda più alta dopo il 2016 nel record osservazionale, con una temperatura di 2,9 gradi Fahrenheit (1,6 Celsius) sopra la media per il periodo dal 1981 al 2010.

Ghiaccio marino in declino. L’area massima di ghiaccio invernale di quest’anno, misurata ogni marzo, è stata la più bassa mai osservata, mentre l’area minima di quest’anno, misurata ogni settembre, è stata l’ottava più bassa mai registrata. Il ghiaccio marino si assottiglia anche di anno in anno, con il ghiaccio annuale che comprende il 79% della copertura e il ghiaccio pluriennale solo il 21%. Nel 1985, il ghiaccio pluriennale rappresentava il 45% del ghiaccio marino.

Temperatura dell’oceano superiore alla media. Le temperature della superficie del mare ad agosto 2017 erano di 7,2 gradi Fahrenheit (4 gradi Celsius) sopra la media nei mari di Barents e dei Chukchi. Dal 1982, le acque superficiali del mare dei Chukchi si sono riscaldate di 1,26 gradi Fahrenheit (0,7 gradi Celsius) per decennio.

Aumentano le fioriture di plancton nell’Oceano. La primavera, che scioglie e fa ritirare si ritira il ghiaccio marino che consente alla luce solare di raggiungere gli strati superiori dell’oceano, continua a stimolare l’aumento della clorofilla misurata dal satellite, il che indica una maggiore crescita delle piante marine in tutto l’Artico. Questo aumento si è verificato da quando le misurazioni sono iniziate nel 2003.

Tundra più verde. Il rapporto annuale sulla vegetazione si basa in gran parte su dati provenienti da sensori a bordo di satelliti meteorologici Noaa e, secondo questi dati satellitari, nel 2015 e nel 2016 la vegetazione complessiva, comprese le piante che diventano più grandi e più frondose, e gli arbusti e gli alberi che occupano i pascoli o la tundra, è aumentata in tutto l’Artico. Negli ultimi trent’anni gli aumenti maggiori si sono verificati sul North Slope dell’Alaska, nella tundra canadese e sulla penisola di Taimyr in Siberia.

La neve ricopre l’Asia ma è in calo nel Nord America. Per l’undicesimo anno, negli ultimi 12, la copertura nevosa dell’Artico nordamericano è stata al di sotto della media, con comunità che hanno sperimentato un’adssenza di neve prima sconosciuta. Invece, nel 2017 la parte euroasiatica dell’Artico ha visto un’estensione della copertura nevosa superiore alla media ed è la prima volta che è successo dal 2005.

La calotta glaciale della Groenlandia si scioglie di meno. Nel 2017 in Groenlandia lo scioglimento dei ghiacci è iniziato in anticipo, ma ha rallentato durante un’estate più fresca, con una fusione inferiore alla media rispetto ai 9 anni precedenti. Complessivamente, dal 2002, quando sono iniziate le misurazioni, la calotta glaciale della Groenlandia, uno dei principali fattori che hanno contribuito all’innalzamento del livello del mare, ha continuato a perdere massa nell’ultimo anno,.

La report card di quest’anno comprende anche dei rapporti speciali su come la tendenza al riscaldamento stia influenzando la pesca commerciale nel Mare di Bering orientale; compromette strade, case e infrastrutture a causa del disgelo del permafrost e minaccia le alte latitudini con incendi sempre più frequenti. La conclusione è che «Il livello senza precedenti e la portata globale del cambiamento dell’Artico influenzano in modo sproporzionato il popolo delle comunità settentrionali, sottolineando ulteriormente la necessità di prepararsi e adattarsi al nuovo Artico».

Il direttore del programma Arctic Researcher della Noaa, Jeremy Mathis, ha ricordato che l’Artico «Ha svolto un ottimo servizio per il pianeta, agendo come un frigorifero. Abbiamo lasciato la porta del frigorifero aperta».

Intervenendo akl meeting dell’American Geophysical Union, Mathis ha affermato: «Possiamo confermare che l’Artico non rimarrà nel suo stato di congelamento affidabile. La cosa che ho avuto per me ha più risonanza è che siamo in grado di utilizzare alcuni documenti davvero a lungo termine per mettere il cambiamento dell’Artico in un contesto  che risale a più di 1.500 anni. Quel che per me è davvero allarmante è che stiamo vedendo che l’Artico sta cambiando più velocemente che in ogni caso registrato nella storia. La velocità del cambiamento sta rendendo molto difficile l’adattamento delle persone. I villaggi vengono spazzati via, in particolare nell’Artico nordamericano,  creando alcuni dei primi rifugiati climatici E il ritmo dell’innalzamento del livello del mare è in aumento perché l’Artico si sta riscaldando più velocemente di quanto ci aspettassimo anche un decennio fa»

Gli scienziati dicono che è chiaro che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo stanno contribuendo a rendere l’Artico un luogo più caldo e dinamico. «Stiamo osservando l’offuscamento dell’Artico – ha aggiunto Mathis – “le superfici riflettenti e ghiacciate che si stanno sciogliendo per rivelare superfici più scure che assorbono più energia del Sole. Quindi probabilmente ci sono voluti solo un po’ di cambiamenti indotti dall’uomo per avviare l’Artico lungo questo percorso a cascata: un po’ di scioglimento dei ghiacci ha portato a un po’ di riscaldamento, che ha portato a un maggiore scioglimento dei ghiacci, che ha portato a un maggiore riscaldamento. E ora stiamo assistendo a un’accelerazione: un effetto collaterale che potrebbe alla fine essere un catastrofico effetto starting che inizia a prendere piede nell’Artico».

Gallaudet è stato nominato amministratore della Noaa da Donald Trump e gli è toccato difendersi dalle accuse di molti scienziati che vedono nella decisione di Trump di ritirare gli Usa dall’Accordo di Parigi la conferma del negazionismo climatico che pervade la sua Amministrazione, ma Gallaudet ha assicurato che la Casa Bianca sta «affrontando e riconoscendo e includendo nella sua agenda» il disastro climatico dell’Artico.

Concludendo, Mathis ha sottolineato che «Le informazioni provenienti da questo rapporto sono “irreprensibili. Sono fatti, fatti ponderati in migliaia e migliaia di misurazioni scientifiche che sono state convalidate e sottoposte a revisione da parte di una comunità di esperti che lavorano nel settore da decenni. I responsabili politici possono utilizzare questi fatti come ritengono opportuno»

Il problema con l’Amministrazione Trump è che spesso non utilizza i fatti, ma li ignora nel nome di una visione ideologica del mondo e dell’economia, e che spesso ritiene semplicemente i fatti inopportuni.

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