«La coltivazione dei fluidi geotermici è un'importante fonte energetica alternativa»

Arpat, le emissioni della geotermia sull’Amiata «perfettamente in linea» con i valori limite

Anche sui gas climalteranti non ci sono sorprese: si manifestano «a seguito di reazioni che avvengono nel sottosuolo e che, anche in assenza di un utilizzo industriale dei fluidi, darebbero luogo a emanazioni spontanee dal terreno (tipicamente di tipo diffuso)»

[22 maggio 2018]

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) ha reso noto il Monitoraggio delle aree geotermiche toscane – Anno 2016, offrendo così un quadro aggiornato rispetto al rapporto pubblicato l’anno scorso e relativo all’annualità 2015, caratterizzata dalla messa a regime della nuova centrale geotermoelettrica Bagnore 4.

«In Toscana – esordisce Arpat – la produzione di energia elettrica tramite la coltivazione dei fluidi geotermici rappresenta un’importante fonte energetica alternativa, anche in considerazione del fatto che il calore geotermico è utilizzato per usi plurimi, tra cui il teleriscaldamento di abitazioni e serre. Nel 2016 la produzione di circa 5.837 GWh, fornita dai 36 gruppi geotermoelettrici produttivi presenti in Toscana, è riuscita a coprire quasi il 30,8% del fabbisogno elettrico regionale».

Anche nel 2016, in linea con gli indirizzi della Regione Toscana (che dal 1996 ha affidato ad Arpat lo svolgimento delle attività ritenute significative per valutare la sostenibilità e la compatibilità ambientale della coltivazione dei fluidi geotermici), l’Agenzia ha monitorato le emissioni delle centrali geotermoelettriche: 17 i controlli effettuati nel corso dell’anno, verificando la performance di 11 centrali – in linea con quanto programmato – e focalizzandosi in particolar modo «sulla zona geotermica del Monte Amiata, soprattutto nel versante grossetano, al fine di monitorare gli effetti dell’entrata a regime della nuova centrale Bagnore 4».

Come ricordano da Arpat, il controllo delle emissioni ha per finalità principale la verifica del rispetto dei Vle (Valori limite di emissione) ai sensi della normativa regionale vigente – la Dgrt 344/2010 – più restrittiva di quella nazionale e, contestualmente, l’approfondimento e la caratterizzazione delle conoscenze rispetto allo scenario emissivo che contraddistingue le centrali geotermoelettriche toscane.

Per quanto riguarda le più significative sostanze inquinanti emesse dalle centrali, ovvero idrogeno solforato (H2S), mercurio (Hg) e anidride solforosa (SO2), le «risultanze dei controlli effettuati da Arpat sono perfettamente in linea con i Valori limite di emissione (Vle) in flusso di massa previsti dalla tabella 4.1 allegato A della Dgrt 344/10».

I dati rilevati da Arpat «risultano indicativamente rispettare i valori limite» anche per quanto riguarda gli specifici vincoli previsti dagli atti autorizzativi legati alle tre centrali presenti in località Bagnore, ovvero quelli riguardanti il rispetto dei valori limite di abbattimento dell’ammoniaca (NH3) e dell’acido solfidrico (H2S) in ingresso centrale; si tratta di – vincoli aggiunti a quelli in comune alle altre centrali, in quanto «la risorsa geotermica nell’area del Monte Amiata versante grossetano è caratterizzata da un’elevata concentrazione di ammoniaca rispetto alle altre aree geotermiche».

Per quanto riguarda invece l’efficienza di abbattimento degli impianti Amis (Abbattimento mercurio idrogeno solforato) nel 2016, Arpat rileva che per tutte le centrali «i dati dimostrano abbattimenti ampiamente superiori al 90% per il mercurio e prossimi al 100% per l’acido solfidrico».

L’unica eccezione riguarda Nuova Monterotondo: «Per questa centrale – spiega Arpat – Enel green power ha presentato istanza di deroga circa il rispetto del requisito minimo di funzionamento Amis. Tale richiesta è stata motivata dalle mutate condizioni fisico-chimiche del fluido geotermico di alimentazione della centrale, dovute a una diminuzione significativa della portata del vapore in ingresso centrale con conseguente diminuzione delle temperature del reattore catalitico. Ciò causava frequenti malfunzionamenti Amis in numero tale da non poter rispettare il requisito minimo di funzionamento (>90%). Tenuto presente il basso impatto emissivo della centrale, che marcia con carico produttivo di 5-6 MWe contro un carico nominale di 10 MWe, la Regione Toscana, sentita Arpat, ha concesso la deroga per un periodo di un anno».

Arpat riporta infine di aver comunque osservato anche altri parametri, pur non essendo soggetti a normativa, rilevando, nel 2016, dati in linea con quelli «registrati negli anni precedenti. Si riscontrano, come aspettato, elevati valori emissivi di CO2 e significativi flussi di massa di metano», ovvero quei gas climalteranti di origine naturale che – secondo quanto già espresso nella già citata normativa Dgrt 344/2010 – si formano «a seguito di reazioni che avvengono nel sottosuolo e che, anche in assenza di un utilizzo industriale dei fluidi, darebbero luogo a emanazioni spontanee dal terreno (tipicamente di tipo diffuso)».