Arriva la carbon tax alla cinese? La Cina dà il via alla creazione di un carbon market nazionale

Ma solo 8 grandi città cinesi su 74 sono in regola con standard nazionali anti-smog

[5 febbraio 2015]

Secondo quanto scrive il  South China Morning Post, Jiang Zhaoli, un alto funzionario del dipartimento cambiamento climatico della potente Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina, ha detto che la Cina prevede di avviare  entro il 2016 le prime fasi per realizzare un carbon market  nazionale che, inizialmente, dovrebbe riguardare 6 settori industriali: produzione di energia, metallurgia, metalli non ferrosi, materiali da costruzione, prodotti chimici ed aviazione. Jiang ha detto: «Speriamo di dare il via al mercato nazionale nell’estate del 2016, a partire da una fase di negoziazione di tre anni, prima che il mercato diventi pienamente funzionante nel 2019».

Si tratta di un piano, già in corso di sperimentazione in alcune Province, che avrà ancora bisogno di diverse  approvazioni da parte del governo centrale e che potrebbe anche servire ad integrare in un sistema di scambio di quote  a livello nazionale i 7 mercati regionali esistenti della Cina. Anche perché, come riferisce la Reuters, settimana, la mancanza di un sistema globale per il nascente carbon market cinese ha causato cambiamenti radicali dei prezzi tra le diverse regioni che lo applicano e quelle che non lo fanno. A gennaio la Cina ha ato il via al suo registro carbon offset nazionale  per cercare di creare un mercato delle emissioni e per per trasferire i crediti tra i sistemi di scambio pilota, un altro passo verso un mercato nazionale.

L’avvio dei mercati regionali delle emissioni di CO2 risale al 2013 e da allora la discussione sul carn bon market nazionale è cresciuta, anche perché se la Cina lo istituirà davvero questa scelta sarebbe destinata a condizionare la scena internazionale, sia per quanto riguarda la riduzione di emissioni climalteranti in quella che è diventata la maggiore potenza economica  ed il maggior emettitore del pianeta, ma anche a rafforzare gli sforzi globali per mettere un prezzo al carbonio proprio mentre l’Emission Trading System dell’Ue è in crisi nera e si pensa – a dire il vero con le idee non molto chiare – ad una sua radicale riforma.

Sembra chiaro che la Cina voglia giocarsi le carte del carbon market e della carbon tax al tavolo della Conferenza delle parti dell’Unfccc di Parigi, dove i leader mondiali sperano di arrivare alla firma di un nuovo trattato globale nel quale la Cina è destinata a svolgere, nel bene e nel male, un grande ruolo, soprattutto dopo l’accordo bilaterale stretto con l’altro emettitore record, gli Usa, per ridurre entro il 2025 le rispettive emissioni del 26 e del 28% per cento al di sotto dei livelli del 2005 e la Cina ha saccettato di raggiungere il picco delle sue emissioni di gas serra entro il 2030, anche se non si sa qule sia l’altezza che potrà raggiungere questo picco.

La Cina si sta trovando di fronte alla dura realtà delle sue megalopoli soffocate dallo smog e la pressione interna per ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili, a partire dal carbone, sta diventando sempre più fote Una recente ricerca dell’università di Pechino ha rivelato che più di 250.000 persone che vivono in alcune delle maggiori città cinesi potrebbero morire prematuramente a causa degli alti livelli di inquinamento atmosferico.

Nonostante quel che è scritto nei piani quinquennali, il fallimento delle politiche ambientali cinesi è sotto gli occhi di tutti: il 2 febbraio il ministero della protezione dell’ambiente ha annunciato che «Nel 2014 solo  8 delle 74 principali cinesi hanno potuto conformarsi agli standard nazionali sula qualità dell’aria».

6 delle 8 citta”virtuose” sono nell’est e sulla costa orentale della Cina: Haiku, Zhushan, Shenzhen, Zhuhai, Huizhu e Fuzhu. Le alter due sono Lhassa e Kunming.

A far risaltare l’insostenibile inquinamento delle metropoli cinesi è stata l’introduzione, nel 2013, dell’indice PM 2,5 per gli standard della qualità dell’aria. Nel 2013 solo 3 città rientravano nei nuovi standard cinesi. Comunque il ministero ha comunicato che «Le condizioni generali di grave inquinamento sono leggermente cambiate, dato che il numero medio di giorni con grave smog nelle 74 città è passato da 32 giorni nel 2013 a 21 nel 2014».