Artico, temperature alle stelle. Gli scienziati: un feedback loop che non possiamo fermare?

Nonostante La Niña, il pianeta continua a scaldarsi e il ghiaccio a sciogliersi a un ritmo "spaventoso"

[21 febbraio 2018]

Il dicembre 2017 è stato quello più caldo mai registrato nell’Artico e il  2018 ha già stabilito una serie di record per l’estensione minima di ghiaccio marino invernale. Sfortunatamente per tutti noi, i climatologi sembrano proprio avere ragione: ci avevano avvertito da molti anni che sarebbe successo e anche che quel che accade nell’Artico non rimane nell’Artico, ma ha ripercussioni fortissime sul resto del pianeta.

Come ha spiegato in una e-mail inviata a ThinkProgress Mike Mann – lo scienziati che la scorsa settimana ha vinto che ha vinto l’ AAAS Public Engagement con Science Award 2018 dell’American association for the advancement of science – la situazione è ancora peggio di quanto  si presumesse: «Molto tempo fa avevamo previsto che nell’Artico il riscaldamento sarebbe stato più forte a causa del circolo vizioso dello scioglimento dei ghiacci e del riscaldamento degli oceani. Ma quello che non ci aspettavamo è il modo in cui il cambiamento dei modelli di vento potrebbe accelerare questo  processo  e, insieme ad esso, una serie di brutte sorprese associate». Secondo Mann, queste sorprese includono «Il rallentamento delle correnti oceaniche e i modelli meteorologici  in Nord America, legati a condizioni meteorologiche estreme come siccità , incendi, inondazioni e supertempeste».

Su ThinkProgress, Joe Romm evidenzia che a tutto questo si aggiungono agli impatti “cattivi” associati che gli scienziati avevano previsto che sarebbero stati innescati dal riscaldamento dell’Artico, «come lo  scioglimento più rapido della  calotta glaciale della Groenlandia , che a sua volta fa aumentare la velocità nell’innalzamento del livello del mare che gli scienziati hanno segnalato la settimana scorsa».

Un altro scienziato,  John Abraham che insegna  thermal and fluid sciences alla School of Engineering  dell’università di St. Thomas –  Minnesota, conferma: «Stiamo vedendo ciò che gli scienziati avevano previsto da anni. Le temperature nell’Artico sono fuori scala. Questo è importante per tutto il  resto, perché questo è il periodo dell’anno in cui il ghiaccio artico dovrebbe crescere. Ma non sta crescendo come dovrebbe. Quindi, quest’estate, ci saranno meno ghiaccio e più acque aperte che porteranno a più riscaldamento».

Abraham avverte che, se non ci sarà un’azione immediata e aggressiva per affrontare il cambiamento climatico, «Abbiamo avviato un feedback loop che non possiamo fermare», Timori che sembrano confermati dall’Istituto nazionale per la ricerca polare del Giappone, secondo il quale per la maggior parte del 2018 i livelli del ghiaccio artico sono e resteranno ai minimi storici.

Abraham fa notare che «Ciò che è particolarmente spaventoso è che questo stia accadendo in un anno de  La Niña, quando, se non altro, la Terra dovrebbe essere un po’ più fredda del normale. Se questo non è un chiaro invito a prendere provvedimenti, non so cosa lo sia».

E in effetti, conclude Romm, come riportato da Noaa e Nasa, «Gennaio 2018 è stato il più caldo mai registrato in un anno in cui c’è la fase di raffreddamento di La Niña».