Nel Paese della "rivoluzione" del fracking, -10% elettricità da gas e +5% da carbone

Aumentano le emissioni di CO2 negli Usa: ma ma non è colpa dell’industria

[30 ottobre 2014]

Secondo il rapporto “U.S. Energy-Related Carbon Dioxide Emissions, 2013” pubblicato dall’Energy Information Agency (Eia) Usa «Le Emissioni di anidride carbonica (CO2 )  connesse all’energia sono aumentate dai 5.267 milioni di tonnellate (MMmt) nel 2012 ai  5.396 MMmt nel 2013 (2,5%)». Il rapporto sottolinea che «L’incremento 2013 è stato in gran parte il risultato delle temperature più rigide che hanno portato ad un aumento dell’intensità energetica (energia misurata in Btu per ogni dollaro di prodotto interno lordo [pil]) a partire dal 2012».

Nel 2013 negli Usa  il riscaldamento giornaliero delle case è aumentato del 18% rispetto al 2012 e, dal 1990, solo in tre anni, 1996, 2000 e 2010, le emissioni di CO2 erano aumentate più che nel 2013.

E anche nel Paese del tanto propagandato gas a buon prezzo del fracking il prezzo medio del gas naturale «è passato da 3,54 dollari per milione di Btu (MMBtu) nel 2012 a 4,49 dollari per MMBtu nel 2013, mentre in  media i prezzi del carbone sono scesi da 2,38 dollari per MMBtu nel 2012 a  2,35 dollari per MMBtu nel 2013», Variazioni di prezzo che hanno determinato un maggiore utilizzo delle centrali a carbone, con conseguente aumento delle emissioni di CO2.

L’Eia però fa notare che «Nonostante l’aumento rispetto al 2012, le emissioni nel 2013 erano ancora il 10% in meno rispetto al livello del 2005».

Ma a parte l’aumento del prezzo del gas  e il calo di quello del carbone, sarebbe stata l’ondata di freddo causata dal vortice artico che ha colpito gli Usa lo scorso inverno la vera causa dell’aumento del 2,5% delle emissioni di CO2. Come fa notare Mit Technology Review  «I  nuovi numeri mostrano che le fluttuazioni nelle condizioni atmosferiche e cambiamenti relativamente piccoli nel prezzo dei combustibili sono sufficienti a contrastare le riduzioni nelle emissioni che sono state rese possibili dall’aumento della capacità energetica di solare ed eolico e dal maggiore impiego di gas naturale al posto del carbone».

Ma dal punto di vista energetico, il dato più eclatante è che nel Paese dello shale gas e della contestata rivoluzione del fracking che qualcuno vorrebbe esportare anche in Italia, fra il 2012 e il 2013 la quantità di energia prodotta utilizzando gas naturale sia scesa del 10%, mentre le obsolete centrali a carbone hanno incrementato la loro produzione di quasi il 5%.

Come spiegano al Mit e all’Eia, «Più carbone e meno gas naturale ha comportato una minore riduzione nella “carbon intensity” dei sistemi energetici statunitensi – la quantità di anidride carbonica emessa per ciascuna unità di energia prodotta. Tutto ciò si è così andato a sommare portando l’intera “carbon intensity” dell’economia statunitense, o la quantità di anidride carbonica emessa per ciascun milione di dollari di Pil, ad un incremento dello 0.2%, il primo aumento dalla recessione globale».

Secondo il rapporto Eia, «E’ difficile trarre conclusioni da un anno di dati. Circostanze specifiche, quali l’aumento del 18,5% dei gradi-giorni di riscaldamento tra il 2012 e il 2013 e l’aumento del carbone nel mix di produzione rispetto al 2012, risentono del cambiamento di anno in anno. A più lungo termine, altri fattori, quali il miglioramento dell’efficienza del carburante dei veicoli ed il  maggior utilizzo di energia rinnovabile, potrebbero svolgere un ruolo costante nei prossimi anni e contribuire a ridurre la crescita delle emissioni future».