Australia: la destra contro l’obiettivo emissioni net-zero nel 2050

Il National Party scarica la sua crisi sul governo diventando sempre più negazionista climatico e xenofobo

[18 Febbraio 2020]

Il vice-primo ministro australiano, il contestato Michael McCormack, dopo aver smentito le voci di sue prossime dimissioni o defenestrazione da leader del National Party (destra sovranista xenofoba), ha detto di essere nettamente contrario che il governo preveda un obiettivo emissioni net-zero entro il 2050, un’ipotesi alla quale aveva aperto il premier liberaldemocratico Scott Morrison dopo aver incontrato i leader delle isole del Pacifico e dopo i devastanti incendi che hanno incenerito vaste dell’Australia e le successive ancora in corso.

La tesi di McCormack è la fotocopia di quella di Donald Trump: «Penso che se seguiremo questa strada, quello che faremo è spedire fabbriche e industrie offshore, mandare lavoro e produzione offshore. Non è lo stile australiano. La Regional Australia si deve limitare a fare equamente la sua parte, fino a garantire equamente che avremo delle emissioni più basse».

Quando pero i giornalisti gli hanno chiesto se accetta gli avvertimenti lanciati dall’Intergovernmental panel on climate change secondo i quali è necessario che l’Australia si doti di un obiettivo di riduzione delle emissioni per limitare il riscaldamento globale, McCormack ha risposto sprezzantemente: «L’Ipcc non governa l’Australia. LO fanno i liberali e i nazionalisti: abbiamo adottato le nostre politiche sul clima, abbiamo presentato le nostre politiche di riduzione delle emissioni alle elezioni dello scorso maggio e siamo stati rieletti. Il popolo australiano ha parlato: non siamo gestiti da organizzazioni internazionali, siamo gestiti da australiani, siamo gestiti da Scott Morrison e siamo gestiti da me stesso. E siamo gestiti da liberali e nazionalisti. Ovviamente, dobbiamo ascoltare gli scienziati, ma dobbiamo anche ascoltare i lavoratori. Ascoltare quegli operai che indossano un giubbotto ad alta visibilità e vanno a lavorare, che lavorano ogni giorno duramente in una miniera di carbone, quelle persone che nel Queensland centrale e settentrionale si affidano al settore delle risorse per un lavoro, per un futuro».

Una retorica populista che non funziona più molto dopo l’estate australe di fuoco in Australia che ha visto molti elettori liberali e nazionalisti fuggire di fronte alle fiamme spinte da un riscaldamento globale che avevano ignorato nelle urne.
Non funziona così tanto che McCormack ha dovuto respingere le richieste non dei verdi o dei laburisti australiani ma di Trent Zimmerman, un deputato liberale di North Sydney che ha chiesto al governo di adottare l’obiettivo net-zero e che, in un’intervista a The Guardian Australia ha detto che il governo federale dovrebbe fissare la data del 2050. Con Zimmerman c’è un fronte sempre più ampio di parlamentari liberaldemocratici moderati che, di fronte alle proteste dell’opinione pubblica per il negazionismo climatico e l’inefficacia nell’affrontare gli incendi mostrata dal governo Morrison/ McCormack, stanno chiedendo al governo a picco nei sondaggi di adottare una politica più ambiziosa per contrastare i cambiamenti climatici.

Tra i ribelli c’è anche Katie Allen, parlamentare di Higgins, nel Victoria, che ha anche sostenuto apertamente che il governo dovrebbe darsi un obiettivo finale net-zero carbon, il che vuol dire rinunciare al carbone e allo sfruttamento delle miniere che, nonostante la retorica nazionalista di McCormack sono sempre più in mano a multinazionali straniere.

Ma McCormack va testardamente avanti e ha risposto: «Non sono il rappresentante di North Sydney e auguro buona fortuna a Trent Zimmerman. Quello che voglio assicurarmi è che ci sia un’energia affidabile e conveniente».

Ma il capo dei National Party ha i nemici in casa e l’ex ministro delle risorse, il nazionalista Matt Canavan, che ha lasciato il governo per lanciare la sua sfida per la leadership del Partito a McCormack, cerca di scavalcarlo ancora più a destra, visto che. in un’intervista a Sky News, ha definito «fantasioso» l’obiettivo net-zero e ha aggiunto: «Come paese possiamo impegnarci per le emissioni net-zero in 30 anni, dove metteremo il nostro ultimo sottomarino diesel tra 35 anni? Voglio dire, non sembra avere molto senso. Non ho esaminato attentamente la modellazione o i costi e i benefici delle emissioni net- zero perché mi sembra davvero fantasioso. Sembra il tipo di cose che dicono i governi, perché oggi non stanno facendo molto, ma vorrebbero provare a ingannare le persone sul fatto che potrebbero fare qualcosa tra 30 anni».

Quindi, per Canavan la soluzione sarebbe quella di non far nulla e di stare a guardare mentre le isole del Pacifico sprofondano nel mare che si innalza e decine di migliaia di profughi climatici cercheranno di raggiungere le coste torride della fortezza Australia che i nazionalisti chiederanno di blindare ancora di più.

Che tutto questo abbia come giustificazione un pugno di voti e la lotta interna per il potere nel piccolo National Party è qualcosa di ancor più desolante e cominciano a capirlo anche alcuni parlamentari, come Llew O’Brien che ha lasciato i nazionalisti per passare con i laburisti che lo hanno subito nominato alla carica di vice presidente della Camera dei rappresentanti.

O’Brien, uno dei più stretti alleati dell’ex leader nazionalista ed ex vice-premier australiano Barnaby Joyce, è il parlamentare che, dopo mesi di lamentele interne sulle disastrose performance del leader del National Party, aveva presentato la proposta di rimozione dall’incarico di McCormack, che ha respinto l’attacco e ha detto che non mollerà mai, trascinando così sempre di più la destra australiana nel vortice del negazionismo climatico e della xenofobia elevata a politica identitaria di un popolo di migranti senza memoria e che ha occupato una terra che era di altri.