Obiettivi di partenza molto più alti, il relatore: «Sconfitta per ambiente e Parlamento»

Biocarburanti di seconda generazione, accordo al ribasso all’europarlamento

Sinistra unita - Gue «Una resa alle pressioni delle lobby». Verdi: «Opportunità mancata»

[28 aprile 2015]

I biocarburanti sembravano la soluzione di molti problemi energetici, ma quasi subito sono venuti a galla i problemi: l’utilizzo di terreni agricoli per la loro produzione riduce la superficie disponibile per le colture alimentari; aumenta la deforestazione per effetto del cambiamento di uso indiretto del suolo (ILUC), così aumentano anche le emissioni di gas serra e si annullano gli effetti benefici dell’uso dei biocarburanti.

Oggi il Parlamento europeo ha approvato un progetto di legge per fissare un tetto massimo alla produzione di biocarburanti derivati da colture agricole e per accelerare il passaggio a fonti alternative. Il piano punta proprio a  «ridurre le emissioni di gas serra, derivanti dal crescente utilizzo di terreni agricoli per le colture impiegate per la produzione di biocarburanti».

Entro 18 mesi dopo l’entrata in vigore della direttiva Ue, gli Stati membri dovranno fissare, , un obiettivo nazionale per la quota di biocarburanti di seconda generazione, per esempio quelli derivati da alcuni tipi di rifiuti, di residui e da nuove fonti come le alghe, nel consumo totale nel settore dei trasporti. Gli Stati membri devono applicare la normativa entro il 2017.

Per biocarburanti di seconda generazione si intende un gran numero di prodotti, ottenibili da diverse materie prime con una varietà di processi a diversi stadi di ma nessuno ancora presente sul mercato in quantità significative.  L’Enea spiega che «Denominatore comune delle filiere dei biocarburanti di seconda generazione è comunque l’uso, come materia prima, di substrati generalmente non utilizzabili a fini alimentari (ad esempio, materiali lignocellulosici e oli non commestibili) o prodotti comunque in aree diverse da quelle tradizionalmente destinate alle produzioni agricole convenzionali (colture di microalghe).

Oltre a non entrare in competizione con la produzione di cibo, i biocarburanti di seconda generazione presentano altri vantaggi: «Sono caratterizzati da una maggiore capacità di contribuire, per unità di combustibile fossile sostituito, alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, se si considera l’intero ciclo di vita della relativa filiera produttiva – spiega sempre l’Enea – Nel caso specifico delle colture da biomassa, ad esempio, è noto che già oggi la produttività per ettaro è molto più elevata rispetto a quella dei cereali o delle oleaginose – oltretutto con minori consumi idrici e richieste di fertilizzanti e pesticidi – e che, in ogni caso, i processi di conversione in biocarburanti di seconda generazione consentono di utilizzare una frazione maggiore della biomassa prodotta o addirittura l’intera pianta, cosa che si traduce immediatamente in bilanci energetici ed ambientali molto più vantaggiosi rispetto a quelli dei corrispondenti biocarburanti attualmente in uso».

Dopo che l’europarlamento ha approvato la relazione. (Il progetto di legge era già stato concordato a livello informale da eurodeputati e ministri) Il relatore della proposta, il liberaldemocratico finlandese Nils Torvalds,  ha sottolineato: «Siamo riusciti a finalizzare un dossier molto tecnico, tecnologico e ideologico», ma si è anche chiesto se la norma approvata sia abbastanza severa: «Avevamo obiettivi molto più alti, sia in termini di riduzione delle emissioni di gas serra, sia di progresso tecnologico. Se l’Europa non avanza, si sarà lasciata indietro. Abbiamo anche il problema sistemico della minoranza di blocco in seno al Consiglio, che si sviluppa a volte in una dittatura della minoranza, con gli Stati membri che hanno paura del futuro. Il risultato dei negoziati è nient’altro che una grande sconfitta per l’ambiente e per il Parlamento europeo»,

Per Kateřina Konečná, un’eurodeputata ceca della Sinistra unita Gue, «Sostenere biocarburanti di prima generazione era una cosa particolarmente problematica, e l’UE fatto un errore enorme quando ha messo insieme la direttiva originale Molti fattori cruciali sono stati trascurati e la politica ha avuto un impatto negativo sull’ambiente, ha ridotto la nostra autosufficienza alimentare ed ha fatto aumentare i prezzi dei generi alimentari. Oggi abbiamo votato il risultato di quasi 5 anni di negoziati interistituzionali sulla revisione di questa politica. Avevo grandi aspettative, ma che non sono state soddisfatte. Il testo finale è solo una versione leggermente migliorata della proposta originaria fatta partire dal 2009. Siamo entrati nei negoziati finali con un documento molto forte, ma il risultato non è altro che una enorme sconfitta per l’ambiente e per il Parlamento europeo, il Parlamento ha ceduto su tutte le questioni più importanti del relatore e ha ceduto alle pressioni degli Stati membri e delle lobby europee che rappresentano l’industria dei biocarburanti. L’attuale politica dei biocarburanti è stata ampiamente criticata per non aver tenuto conto delle emissioni di gas serra legate ai cambiamenti dell’utilizzo indiretto del suolo (ILUC), che possono innescarsi quando si trasformano in agricoli i terreni incolti, sia all’interno che all’esterno dell’Ue. Mentre il nuovo accordo significa che l’obiettivo dell’Ue per i biocarburanti di prima generazione sarà ridotto dal 10% al 7%, il limite originale fin dall’inizio dei colloqui era del 6%. Perdere questo limite del 6% nel corso dei negoziati è stato deludente».

Secondo i Verdi «Le nuove regole non riusciranno a rispondere alla miriade di problemi legati alla politica europea sui biocarburanti. Nessuno si faccia prendere in giro da questo accordo: questa è una grande opportunità mancata».

In una nota l’europarlamento spiega che «La normativa vigente impone agli Stati membri dell’UE di garantire che, entro il 2020, l’energia rinnovabile rappresenti almeno il 10% del consumo di energia totale nel settore dei trasporti. La nuova normativa stabilisce che:  biocarburanti di prima generazione (derivati da colture su terreni agricoli) dovrebbero rappresentare entro il 2020 non oltre il 7% del consumo totale di energia nel settore dei trasporti; i fornitori di combustibili devono riferire ai paesi dell’UE e alla Commissione europea il livello stimato di emissioni di gas serra, causate dal “cambiamento dell’uso indiretto del suolo” (ILUC), vale a dire liberando più colture per la coltivazione di cibo, in modo da compensare il passaggio alla produzione di biocarburante; la Commissione deve riferire e pubblicare i dati sulle emissioni collegate all’ILUC; la Commissione deve riferire al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri sulla possibilità di includere i valori relativi alle emissioni collegate all’ILUC nei criteri di sostenibilità già esistenti».