L’Italia a favore di quelli di ultima generazione: solo il 5% per quelli tradizionali

Biocarburanti: nessun accordo al Consiglio energia Ue

ActionAid – Oxfam Italia: «Ripartire da nuove basi perché i biocarburanti non generino fame»

[13 dicembre 2013]

Il Consiglio Energia dei ministri dell’Ue ha approvato ieri il rapporto sulle due priorità della presidenza di turno lituana dell’Ue sul mercato  interno europeo dell’energia e sul rafforzamento della dimensione estera della politica energetica dell’Ue. Il ministro lituano dell’energia, Jaroslavas Neverovičius, ha spiegato: «Siamo pervenuti con questo rapporto del Consiglio ad un accordo dei Paesi membri sui settori della politica energetica più vulnerabili, ai quali dobbiamo accordare un’attenzione particolare. Di conseguenza, questo rapporto è un impulso essenziale per l’adozione delle prossime decisioni e la realizzazione di azioni per assicurare la realizzazione del mercato interno dell’energia».

In realtà i risultati raggiunti sembrano molto magri e lo stesso rapporto constata che devono essere fatti ulteriori sforzi per attuare il terzo pacchetto energia e per far approvare la legislazione europea dai Parlamenti nazionali e per realizzare misure tecniche che garantiscano i diritti dei consumatori e la produzione distribuita di energia.

Il rapporto sottolinea «La necessità di proseguire lo sviluppo delle infrastrutture energetiche realizzando i progetti inscritti sulla lista dei progetti di interesse comune» ed evidenzia  anche «L’importanza dell’applicazione delle regole europee di integrazione del mercato e dell’efficienza energetica», incoraggiando a «Coordinare molto attentamente i meccanismi e gli schemi di aiuto per le risorse energetiche rinnovabili». Un’altra proposta riguarda la ricerca di una politica dei prezzi per tutte le imprese energetiche presenti nell’Ue.

Per quanto riguarda la politica energetica dell’Ue all’estero, Neverovičius ha spiegato che «Il rapporto sottolinea che dobbiamo prendere tutte le misure per garantire le stesse condizioni di concorrenza con i Paesi terzi. I Paesi membri convengono che il settore energetico dell’Ue deve essere basato su principi di responsabilità e trasparenza, di equità e di non discriminazione e di apertura alla concorrenza. E’ particolarmente importante che i testi legislativi dell’Ue siano applicati in maniera uguale a tutte le imprese in attività nel mercato interno europeo dell’energia. Bisogna basarsi su questi principi  preparando gli accordi commerciali dell’Ue».

Il ministro lituano prova evidentemente ad infiocchettare un compromesso che in realtà non c’è, come fanno notare Oxfam Italia e ActionAid, riferendosi in particolare ad una posizione comune sulla revisione delle direttive che regolano la politica europea sui biocarburanti «Un mancato accordo a cui deve seguire un rinnovato impegno per far ripartire il negoziato su nuove basi più in linea con le proposte della Commissione e del Parlamento europeo». Le due associazioni evidenziano che «I negoziati si sono arenati principalmente su due elementi:  il primo relativo al contributo massimo dei biocarburanti ricavati da prodotti agroalimentari sull’obiettivo di sostituzione del 10% fissato dalla Direttiva sulle Rinnovabili (Renewable Energy Directive); il secondo relativo alla contabilizzazione di tutte le emissioni di carbonio (dirette e indirette) provocate dai biocarburanti».

Lo scontro ha riguardato soprattutto la direttiva  sull’indirect land use change (Iluc) sulla quale non è stato ottenuto nemmeno un accordo di facciata. Nell’autunno 2012 la Commissione europea aveva presentato una proposta di parziale modifica della direttiva riguardante i biocarburanti e di quella< sulle energie prodotte da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di produrre biocarburanti di ultima generazione , riducendo i loro impatti sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare. La presidenza lituana ha proposto forti correzioni al testo iniziale della direttiva che prevede che entro il 2020 il 10% di carburanti usati per i trasporti siano prodotti a partire da fonti rinnovabili. Il testo  di compromesso della direttiva Iluc prevedeva che I biocarburanti di prima generazione prodotti da colture alimentari arrivassero al 7%, contro il 5r% proposto dalla Commissione Ue, e che solo il restante 3% venisse prodotto da biocarburanti di ultima generazione, prodotti da scarti agricoli o cellulosa. Il 7% era considerato una soluzione equilibrata da diversi Paesi, ma altri (Italia compresa) l’hanno giudicata una soluzione troppo compiacente verso i produttori di biocarburanti tradizionali.

Secondo Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, «La proposta messa sul tavolo dalla Presidenza lituana era un compromesso del tutto inadeguato a rendere la politica europea sui biocarburanti più sostenibile. Basti solo pensare che alzare di due punti percentuali il limite del 5% proposto dalla Commissione per i biocarburanti prodotti da colture alimentari significherebbe  mettere nei serbatoi delle nostre macchine una quantità addizionale di cibo sufficiente a sfamare 69 milioni di persone –  l’intera popolazione italiana! – ogni anno. Siamo preoccupati dell’ulteriore rallentamento del processo decisionale perché è urgente e necessario adottare misure che possano risolvere gli impatti negativi dei biocarburanti».

Elisa Bacciotti, direttrice campagne di Oxfam Italia, punta sul ruolo per lei positivo svolto dal nostro Paese: «Accogliamo positivamente la posizione assunta dall’Italia in merito al testo portato in votazione oggi al Consiglio. L’Italia, coerentemente agli indirizzi dati dai Parlamenti italiano ed europeo, e alle richieste degli oltre 23.000 cittadini italiani che hanno firmato la petizione No Food For Fuel, ha scelto di non sostenere il testo della Presidenza lituana, dichiarandosi a favore di un limite ai biocarburanti convenzionali che non vada oltre il 6% e spendendosi in fase negoziale per incentivare i biocarburanti che non sono prodotti da materia prima agroalimentare. Ora più che mai chiediamo al Governo italiano, prossimo a guidare il semestre di presidenza, di continuare a lavorare in sede europea affinché la successiva fase negoziale riparta dagli elementi chiave della proposta iniziale della Commissione Europea fissando un limite al 5% per biocarburanti prodotti da cibo e contabilizzando tutte le emissioni di carbonio associate ai biocarburanti. Solo con queste misure la politica sui biocarburanti sarà davvero in grado di contribuire in maniera coerente agli obiettivi di sicurezza alimentare e di lotta ai cambiamenti climatici».