Bomba d’acqua a Cortina, Legambiente: favorire l’adattamento ai mutamenti climatici

Dal 2010 colpiti 126 Comuni, 242 fenomeni meteorologici estremi, oltre 145 vittime di inondazioni 40.000 evacuati

[5 agosto 2017]

Da Rispescia (GR), dove è in corso Festambiente, la presidente di Legambiente Rossella Muroni interviene sull’ennesimo disastro ambientale italiano: «La bomba d’acqua che ha colpito Cortina, in Veneto, causando un morto, ci ricorda ancora una volta come il clima stia già cambiando. Piogge estreme e alluvioni, lunghi periodi di siccità come quello che sta colpendo la Penisola, elevate temperature e ondate di calore, sono ormai fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti che il Paese, e soprattutto le città, devono saper affrontare con interventi mirati, con politiche di adattamento ai cambiamenti climatici non più rinviabili e con attività di prevenzione. Azioni che permetterebbero anche di risparmiare migliaia di soldi spesi per riparare i danni causati dal maltempo».

Nel dossier “Le città alla sfida del clima”, Legambiente ricorda che «Dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici che hanno colpito l’Italia, provocato danni al territorio e causati impatti diretti e indiretti sulla salute dei cittadini e sulla vita delle persone. In particolare ci sono stati 52 casi di allagamenti da piogge intense, 98 casi di danni alle infrastrutture da piogge intense con 56 giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane. Si sono, inoltre,  verificati 44 casi di eventi tra frane causate da piogge intense e trombe d’aria, 40 eventi causati da esondazioni fluviali. Senza dimenticare, che dal 2010 al 2016 sono oltre 145 le persone morte a causa di inondazioni e oltre 40mila quelle evacuate (dati Cnr)».

La Muroni conclude: «Non dimentichiamo che l’emergenza siccità e i roghi che stanno devastando anche questa estate il Nord e il Sud della Penisola, ci impongono una riflessione sull’autunno che verrà e sulla debolezza e fragilità del nostro Paese alimentate di anno in anno anche dai cambiamenti climatici. La siccità è tra le cause della impermeabilizzazione dei suoli particolarmente aridi, mentre i terreni che hanno perso svariati ettari di manto boschivo per via dei roghi, con l’arrivo delle piogge autunnali, sono ancor di più a rischio frane, smottamenti e dissesto idrogeologico. Nella nostra Penisola abbiamo ben sette milioni di persone che vivono e si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni in Italia. Per questo è fondamentale programmare sin da ora interventi a lungo periodo, diffondendo anche una cultura di convivenza con il rischio che punti alla crescita della consapevolezza tra i cittadini dei fenomeni e delle loro conseguenze».