E’ la multinazionale accusata di aver detto bugie per anni sul cambiamento climatico

Il boss della Exxon: il cambiamento climatico è vero e grave

Ma il mondo avrà bisogno del petrolio di 5 Arabie saudite entro il 2040

[20 ottobre 2016]

Intervenendo a Londra alla conferenza Oil & Money, il boss di  Exxon Mobil, Rex Tillerson, ha detto di sostenere un prezzo per il carbonio e di credere che il cambiamento climatico comporti «rischi reali che richiedono un intervento serio». Ma ha aggiunto che è improbabile che l’accordo sul clima di Parigi e la prossima Cop22 dell’Unfccc di Marrakesh riescano a limitare a breve termine il consumo di gas e petrolio.

Tillerson ha anche detto che sostiene un prezzo per il carbonio e ha fatto notare che «Exxon opera già con un costo medio di carbonio interno di 80 dollari per tonnellata, il doppio di Shell. Abbiamo utilizzato a lungo un proxy cost del carbonio – ha detto Tillerson – C’è una range a seconda del Paese, a seconda della tassa che riteniamo sarebbe appropriata. Stiamo cercando di influenzare e informare le persone e i business sulle scelte che fanno».

Le dichiarazioni del capo della Exxon somigliano più a una ritirata strategica che a un vero pentimento, visto che la più grande compagnia petrolifera del mondo è accusata di aver ignorato per anni quel che dicevano gli scienziati che si occupano di  cambiamenti climatici, anche se era conoscenza già nel 1977 degli effetti devastanti dei combustibili fossili sul clima. La multinazionale è anche accusata di aver finanziato gruppi ecoscettici e negazionisti climatici e per questo è stata citata in giudizio da diverse associazioni ambientaliste e da alcuni procuratori generali statunitensi, che stanno indagando su 40 anni di documenti e comunicazione con i quali la Exxon Mobil  che avrebbe cercato di nascondere le conseguenze del cambiamento climatico di origine antropica.

Exxon nega e contrattacca con contro-querele e si è affidata ad una comprensiva corte federale del Texas per bloccare i mandati di comparizione emessi dai procuratori generali di New York e Massachusetts, denunciandoli in un comunicato come «Tentativi di parte per promuovere un’agenda politica a scopo di lucro». Secondo Exxon Mobil, il procuratore di New York  Schneiderman e gli altri sono collusi con gli ambientalisti  anti-petrolio e gas e la compagnia dice che da più  di 10 anni «ha ampiamente e pubblicamente confermato il rischio del cambiamento climatico e le sue potenziali impatti sulla società e gli ecosistemi». Ma associazioni come l’Union of concerned scientists (Ucs) ribattono che ancora nel 2015 Tillerson affermava che «Il mondo dovrebbe migliorare la sua comprensione della scienza climatica prima di agire» e che «I modelli climatici sono inesatti». L’Ucs fa anche notare che Exxon, a differenza di altre grandi multinazionali che si sino sfilate, fa ancora parte del famigerato American legislative exchange council (Alec), un potente  gruppo di pressione neoliberista che ha il compito di eliminare i programmi per l’energia rinnovabile e che promuove l’insegnamento del negazionismo climatico nelle scuole.

Ma all’Oil & Money Tillerson ha evitato di polemizzare con il prestigioso Ucs e ha detto che «Dal 2006, Exxon si è impegnata a fare la cosa giusta nel modo giusto. L’integrità è in tutto ciò che facciamo. E’ la base della fiducia e della cooperazione. Focalizzarsi sull’integrità rende una compagnia più efficace».

A Londra, il boss della Exxon non solo ha tentato di eliminare con un colpo di spugna la sua politica anti-ambientalista (e la miriade di incidenti petroliferi della quale si è resa colpevole) ma ha ribadito che al petrolio e al gas non c’è alternativa, almeno nel breve periodo. Uno scenario che  potrebbe vanificare  gli sforzi per contenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia pericolosa dei 2 gradi centigradi, a meno che le contestate e costose tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio non diventino velocemente disponibili.

Secondo Tillerson, «Mentre le emissioni di gas serra nei Paesi sviluppati raggiungeranno probabile il picco nel 2030, le economie in via di sviluppo lotteranno per bruciare più combustibili fossili»,  il consumo di petrolio non diminuirà affatto e addirittura «Il mondo entro il 204 avrà bisogno di 5 Arabie saudite», poi ha concesso che come compagnia  Exxon «Condivide l’opinione che affrontare il cambiamento climatico è grave e giustifica un’azione riflessiva» e al riguardo ha citato proprio i progetti di cattura del carbonio, l’efficienza energetica e la conversione del calore di scarto.

Un po’ poco (e molto contraddittorio) per atteggiarsi a campione della scienza climatica.