Bozza del rapporto Ipcc: mantenere l’aumento delle temperature a +1,5° C è praticamente impossibile

«Rischi per gli ecosistemi e le società umane». Colpa di Trump e delle sue politiche negazioniste

[16 febbraio 2018]

Secondo la bozza del ”Document for Expert and Govt Review IPCC special report on 1.5C – draft summary for policymakers” dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) della quale è entrata in possesso Climate Home News, è «estremamente improbabile» mantenere il riscaldamento globale al di sotto degli 1,5 gradi Celsius, l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi, e questo trend al rialzo della temperatura mondiale può essere contrastato solo se Paesi come gli Stati Uniti d’America si impegnassero davvero a contrastare il global warming,

A Climate Home News, una delle fonti indipendenti più affidabili al mondo per quanto riguarda le notizie sulla politica climatica, spiegano che il nuovo rapporto Ipcc, la cui versione definitiva dovrebbe essere completata a settembre, deve rispondere ad alcune domande: «Quali sono gli impatti del riscaldamento globale a 1.5° C, rispetto a 2° C? Cosa ci vorrebbe per limitare l’innalzamento della temperatura a quel livello? Quali sono i compromessi con gli obiettivi di sviluppo sostenibile?»

Climate Home News ha ottenuto – evidentemente dall’interno dell’Ipcc – la bozza del summary for policymakers che è in fase di peer-reviewed. Il orimo draft report è  stato disponibile a gennaio sull’US federal register, esperti e governi possono fare osservazioni fino al 25 febbraio sul sito web dell’Ipcc e fino al 15 maggio possono essere inclusi nella versione finale studi pubblicati su riviste scientifiche che possono modificarne le conclusioni.

L’Ipcc  ha precisato che «Le bozze del rapporto vengono fornite ai revisori come documenti di lavoro. Non sono destinate alla distribuzione al pubblico e non devono essere citati per i seguenti motivi: Primo, il testo può cambiare in modo sostanziale tra il Second Order Draft e la versione finale, una volta che gli autori della rapporto hanno preso attentamente in considerazione ogni singolo commento di governi ed esperti. Ad esempio, il First Order Draft di questo rapporto ha ricevuto 12.895 commenti da quasi 500 revisori esperti. Come ogni lavoro in corso, è importante rispettare gli autori e dare loro il tempo e lo spazio per terminarne la scrittura prima di rendere pubblico il lavoro. Secondo, il Second Order Draft è basato sulla letteratura scientifica pubblicata o presentata per la pubblicazione prima del 1° novembre 2017. Le evidenze scientifiche pubblicate recentemente evidenziate dai revisori possono ancora essere prese in considerazione tra il Second Order Draft e la versione finale del rapporto, a partire come sarà accettato per la pubblicazione su una rivista prima del 15 maggio 2018. Le bozze del rapporto sono quindi lavori collettivi in ​​corso che non rappresentano necessariamente la valutazione finale dello stato delle conoscenze dell’Ipcc. L’Ipcc è impegnato in un processo di valutazione aperto, solido e trasparente. In ogni fase della revisione, i gruppi di lavoro cercano attivamente la collaborazione di ricercatori e professionisti attraverso un’ampia gamma di competenze. Come con la normale pratica della peer review, questo processo è progettato per rendere il report più accurato, completo e obiettivo».

Comunque la bozza trapelata dall’Ipcc, pur se non definitiva, fornisce un quadro preoccupante sulle sfide per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5° C e, mente l’Ipcc è tradizionalmente prudente nel formulare i suoi frapporti, la bozza  non usa mezzi termini. «C’è un rischio molto alto che, con le attuali  traiettorie delle emissioni e gli attuali impegni nazionali il riscaldamento globale superi gli 1,5° C al di sopra dei livelli preindustriali. Limitare il riscaldamento globale a 1,5° C richiederebbe una rapida eliminazione delle emissioni globali di biossido di carbonio (CO22 ) e riduzioni profonde dei  fattori di cambiamento climatico non CO2 come il metano, con riduzioni più pronunciate e rapide richieste rispetto alla limitazione del riscaldamento globale a 2° C».

Insomma, mentre l’Accordo di Parigi prevede come limite massimo i +2° C, il limite più ambizioso di limitare l’aumento delle temperature globali a +1,5° C  – sostenuto fortemente dai Paesi che stanno già subendo le maggiori conseguenze del global warming – secondo l’Ipcc, «Con una probabilità del 66%, [mantenere l’aumento sotto gli 1,5 gradi Celsius] va oltre le nostre capacità«.

La bozza del rapporto Ipcc sostiene che anche se si raggiungesse l’obiettivo degli 1,5 gradi, «I trend climatici e gli eventi estremi di cambiamento negli oceani e sulla terra implicano rischi per gli ecosistemi e le società umane persino più grandi di oggi», specialmente nelle aree vulnerabili.

ThinkProgress spiega che «Il rapporto contiene una serie di punti chiave: il mondo è sulla buona strada per superare gli 1,5 gradi Celsius di riscaldamento globale nei prossimi decenni; alcune aree raggiungeranno, per brevi periodi di tempo, quel marker  molto più rapidamente di altre; se non avverranno tagli alle emissioni “rapidi e profondi” – abbinati all’assorbimento dell’anidride carbonica già presente nell’atmosfera -, le probabilità di evitare uno scenario climatico molto più serio sono praticamente impossibili. Le aree a basso reddito e costiere sono tra quelle maggiormente colpite. La produzione agricola e le capacità di pesca sono già minacciate dai cambiamenti climatici, qualcosa negli anni a venire potrà solo peggiorare. Questo significa che i Paesi occidentali più ricchi, con accesso a tecnologie più ecologiche, dovranno fare ulteriori passi avanti e aiutare le loro controparti più vulnerabili».

La bozza del rapporto Ipcc ammonisce: «Ritardare le azioni per ridurre le emissioni di gas serra aumenta il rischio di un’escalation dei costi … e una ridotta flessibilità nelle future opzioni di risposta a medio-lungo termine. Questo può aumentare gli impatti distributivi disomogenei tra  Paesi in diverse fasi di sviluppo». Per contrastare questa deriva climatica e sociale, «Tutti i paesi dovrebbero aumentare significativamente il loro livello di ambizione, spostare i flussi finanziari e i modelli di investimento, [e] migliorare la coerenza della governante».

Si tratta di una bruttissima notizia e i principali colpevoli sono gli Stati Uniti di Donald Trump, che pure sono considerati tra i Paesi più a rischio e che hanno già subito pesantissimi danni nelle comunità costiere, per i mostruosi incendi boschivi e gli uragani che hanno devastato Porto Rico ed aree del Texas e della Florida. Perfino i militari dicono che metà delle loro basi sparse per il mondo sono a rischio cambiamento climatico.  Trump ha deciso di uscire dall’Accordo di Parigi, mentre gli altri Paesi hanno confermato i loro impegni e l’Ue minaccia di non fare accordi commerciali con chi non ha firmato l’Accordo. Ma, se gli 1,5° sembrano ormai fuori portata,  senza gli Usa sarà difficile poter raggiungere l’obiettivo limite di +2° C. Anche perché, oltre a ritirarsi dall’Accordo di Parigi, Trump ha preso di mira il Green Climate Fund che dovrebbe servire a finanziare I Paesi in via di sviluppo perché possano adattarsi e acquisire tecnologie verdi e metodologie resilienti e sostenibili di crescita. Mentre l’Ipcc invita tutti a fermarsi e a passare alle fonti rinnovabili, l’Amministrazione Trump chiede che i finanziamenti internazionali per il clima vadano al carbone “pulito”e gli Usa lavorano alacremente per diventare il più grande produttore di petrolio del mondo, superando l’Arabia Saudita e la Russia  già da quest’anno. Secondo un rapporto dell’International energy agency, la produzione di greggio statunitense nel 2018 potrebbe superare i 10 milioni di barili al giorno.

E molti italiani il 4 marzo si preparano a votare per partiti della neodestra negazionista che si ispirano a Trump. Con buona pace dell’Accordo di Parigi, degli 1,5 e dei 2° C, del riscaldamento globale e della giustizia climatica.