Cadore, tragica conferma che la gestione del territorio è una priorità

Il dissesto idrogeologico rischia di aggravarsi a causa dei fenomeni climatici estremi

[5 agosto 2015]

cadore frana

Un violento nubifragio ha devastato il Cadore, provocando vittime e ingenti danni. Quattro grosse frane si sono abbattute dalla Valle del Boite fino ad Auronzo di Cadore dopo il violento temporale che nella tarda serata del 4 agosto ha colpito il Cadore. Sono franate le montagne sopra Cancia (Borca di Cadore) – dove si sono attivate delle sirene e tutti i residenti sono stati allertati – Peaio (Vodo di Cadore), Grava Secca (Auronzo). All’Antelao sopra San Vito di Cadore, le colate di fango e detriti hanno fatto esondare il torrente Rù Secco, riversando tonnellate di materiale nella piazza Antelao, dove si registrano ingenti danni ad abitazioni e attività commerciali ed una pericolosa fuga di gas. Una grossa frana ha spazzato via buona parte della seggiovia San Marco.

«Da agosto a ottobre è il periodo di maggiore rischio, soprattutto per un territorio malato come quello italiano. I mari si sono riscaldati e favoriscono il mantenimento prolungato di cellule temporalesche cariche d’acqua. Ogni anno in Italia, proprio in questo periodo si verificano puntualmente eventi calamitosi – ha ricordato  Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale geologi, intervenendo sulle frane che stanno colpendo parte del Nord Italia – I cambiamenti climatici sono in atto e bisogna che tutti ne prendano atto».

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, afferma di seguire costantemente la situazione di emergenza meteorologica che ha colpito la zona, provocando vittime e danni; in una nota, il ministero sottolinea infatti che «dalle ore immediatamente successive alla bomba d’acqua e agli eventi franosi il ministro è in contatto con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e con la Prefettura di Belluno per un aggiornamento in tempo reale sulla situazione».

Commentando la tragedia provocata dalla “bomba d’acqua”, Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, ha detto che «la tragedia del Cadore ci ricorda che l’Italia è un paese dal suolo fragile e che la messa in sicurezza, la manutenzione e la corretta gestione del territorio sono una priorità. Dal dopoguerra a oggi, oltre a migliaia di vittime, il costo dei danni legato a frane, alluvioni e terremoti è stimato da Cresme e Ance nella spaventosa cifra di oltre 240 miliardi di euro. Il dissesto idrogeologico di cui soffre l’Italia è un problema che rischia di farsi ancora più pesante per effetto dell’intensificarsi dei fenomeni climatici estremi dovuti ai cambiamenti climatici in atto, che abbiamo visto recentemente in azione sempre in Veneto e anche a Firenze. Una politica lungimirante deve dunque dare priorità alla riduzione dei gas a effetto serra e considerare la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio la prima grande opera che serve all’Italia».