Caldo estremo: in Australia piovono volpi volanti

Incendi, inondazioni, eventi climatici estremi, ma la politica climatica australiana è una farsa

[14 febbraio 2017]

In Australia, un’ondata di caldo ha ucciso più  di 700 volpi volanti nella regione di Hunter, nel New South Wales, ma molti cadaveri di questi grandi pipistrelli frugivori sono ancora appesi a testa in giù ai rami degli alberi.

La coordinatrice di Wildlife Aid Inc bat, Jaala Presland, ha detto a 9news.com.au che la moria delle volpi volanti della colonia del parco cittadino di Burdekin a Singleton è iniziata il 10 febbraio e ha raggiunto il picco quando le temperature sono arrivate a 47 gradi centigradi. Da 6  volpi volanti portate ancora vive venerdì sera al centro di soccorso della Presland, si è arrivati presto a 80, poi le volpi volanti sono cominciate a “piovere” a terra morte.  Ieri il bilancio dei pipistrelli morti era salito a 700 e solo nel parco cittadino e nelle zone limitrofe.

In previsione dell’ondata di caldo, Wildlife Aid Inc aveva allertato il suo team di soccorso e altri volontari sono arrivati da  tutta Singleton per dare una mano, ma devono trattare decine di pipistrelli colpiti dal caldo intenso e, nelle prossime settimane, bisognerà raccogliere e smaltire centinaia di carcasse di questi chirotteri che sono noti per trasmettere alcune malattie.

La Prestland sottolinea che le volpi volanti vanno reidratate il più rapidamente possibile e che «i loro corpi devono  essere raffreddati in modo relativamente lento, per non fere ver loro uno shock, e poi bisogna trasferirli altrove in  diversi gruppi di assistenza». Di solito nella zone, durante l’estate australe, muoiono al massimo una cinquantina di pipistrelli, mentre altri periscono l’inverno a causa di forti grandinate.

La moria di massa dello scorso fine settimana è stata la più grande che si ricordi in una colonia di volpi volanti che dal 2004 ha perso più di 2.500  individui e che, prima del decesso di massa, nel 2017 contava circa 2.000 i pipistrelli, a quanto pare adesso la popolazione di volpi volanti di Burdekin è ridotta a 600 individui.

Buona parte dei pipistrelli morti erano volpi volanti dalla testa grigia (Pteropus poliocephalus), ma tra le carcasse a terra sono state trovate anche alcune piccole volpi volanti rosse  (Pteropus scapulatus) e nere (Pteropus alecto). La morte delle piccole volpi volanti rosse  è insolita, perché resistono a temperature molto alte. La colonia di volpi volanti si è stabilita nel parco centrale della città nel 2000, ma da allora sono stati abbattuti diversi alberi e la sua popolazione varia, con pipistrelli che vanno e vengono. Le volpi volanti dalla testa grigia sono i più grandi pipistrelli australiani, sono considerate una specie vulnerabile. Oltre che nel New South Wales vivono solo nel Queensland e nella South Australia.

La Prestland fa notare che «In una certa misura, si tratta di un evento naturale, ma non sono in un ambiente naturale a causa di disturbo antropico. In un territorio normale, avrebbero avuto a disposizione le canopie degli alberi per abbassare la temperatura. Durante le ondate di calore, le volpi volanti sono di fronte alla scelta se rimanere nella colonia ed venire cotte nei loro posatoi o se lottare con i predatori se cercano di volare via. Le temperature del weekend sono state tra le più calde caldo mai registrate a Singleton». Infatti, la vicina stazione meteorologica dell’aeroporto di Cessnock l’11 febbraio ha registrato 46, 2° C  e il 12 febbraio 45,1° C.

Ma il cambiamento climatico non sta colpendo solo le volpi volanti, sempre nel New South Wales, il villaggio di Uarbry è stato distrutto da uno dei giganteschi incendi che stanno devastando lo Stato più popoloso dell’Australia, mentre nella Western Australia le inondazioni hanno isolato  diverse città e distrutto interi raccolti.

L’ultimo weekend è stato devastante, in particolare per le comunità rurali australiane, ricordando a tutti quanto quest’isola-continente sia vulnerabile ai cambiamenti climatici e agli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti.

Il 90% degli australiani che vive nelle zone rurali è convinto che il cambiamento climatico sia in corso e che stia colpendo duramente, ma il governo conservatore – votato in massa dagli agricoltori – non ha una vera politica climatica e ha rottamato quelle messe in piedi da laburisti e verdi.

Mentre l’Australia è devastata dagli incendi e dalle inondazioni , boccheggia dal caldo e dal cielo piovono volpi volanti, il primo ministro liberaldemocratico Malcolm Turnbull non ha trovato di meglio che dare la colpa alle energie rinnovabili per il black-out che ha colpito il South Australia nel 2016, anche se poi è venuto fuori che aveva ignorato dei documenti del suo stesso governo che dimostrano che non c’è alcuna prova di quelle accuse. Scoperto, Turnbull ha peggiorato le cose attaccando gli obiettivi australiani per le energie rinnovabili degli Stati: «Il risultato degli obiettivi basati sugli Stati sono irrealistici e avranno come risultato bollette enormi per famiglie e il businesses e una fornitura inaffidabile».

La scorsa settimana il ministro del tesoro Scott Morrison si era presentato in Parlamento agitando verso l’opposizione un pezzo di carbone grosso come un melone e dicendo a laburisti e verdi: «non abbiate paura, non spaventatevi, non vi farà male». Poi ha detto che si trattava di una manifestazione contro «la paura patologica ideologica del carbone».

Una bravata che ricorda quella del senatore statunitense Jim Inhofe che nel 2015 si presentò con una palla di neve al Congresso come dimostrazione dell’inesistenza del cambiamento climatico, la differenza è che Inhofe è considerato un estremista di destra al servizio delle Big Oil, mentre Morrison è il ministro del tesoro dell’Australia e che al suo fianco aveva il premier Turnbull che non ha fatto una piega. D’altronde, Turnbull per diventare capo dei liberaldemocratici si era trasformato da falco eco-scettico in pentito pro-clima, per poi, appena eletto prmier, tornare ad essere un fan del carbone, però “pulito”, come dice anche Donald Trump.

L’ex leader dei Verdi, Bob Brown ha detto Climate Home che «Quella bravata è stata involontariamente simbolica di quanto per il carbone si sia facilmente infiltrato nel centro politico dell’Australia. Se andate a Canberra, di fronte al Parlamento c’è il mining institute (il Minerals Council, ndr) che non potrebbe essere più vicino a Capitol Hill, a meno di non esserlo. Il vecchio ha ogni vantaggio rispetto al nuovo e lotterà in ogni modo possibile per impedire che il nuovo arrivi».

Turnbull è ostaggio dell’industria del carbone e dell’estrema destra liberaldemocratica  che gli dettano la linea politica. Intanto, gli Stati orientali dell’Australia negli ultimi giorni sono diventati la regione più calda del pianeta e i pipistrelli che piovono a terra a  Singleton sono il simbolo di questo divorzio tra la scienza, il buon senso e la politica. Come gli esseri umani che vivono in villaggi come Uarbry, le volpi volanti sanno resistere al caldo a volte estremo dell’Isola-continente, ma ora è diventato semplicemente troppo caldo. Per tutti, meno che per Turnbull, i suoi ministri e il Partito liberaldemocratico australiano.