Il caldo è il killer silenzioso di centinaia di milioni di poveri

Il più grande pericolo imminente legato al clima. Tetti riciclati per vincere la sfida?

[13 aprile 2017]

In un’inchiesta scritta per la Thomson Reuters Foundation, Thin Lei Win e Jatindra Dash raccontano la storia di una operaia edile 35enne, Sabitri Mahanand, che vive alla periferia di Bhubaneswar, la capitale dello Stato dell’Odisha, nell’India orientale,  passando le sue giornate trasportando pile di mattoni sulla testa e che teme che arrivi un’altra estate calda come quella del 2015, quando il rischio di essere colpiti da un’insolazione era altissimo. Ma a casa non va meglio: «Quando la giornata di lavoro è finita, sono così stanca che spesso non voglio cucinare, ma non ho scelta – spiega Mahanand, asciugandosi il sudore dal viso con un panno avvolto intorno alla vita – Dobbiamo mangiare io, mio ​​marito e mio figlio».

L’antica città di Bhubaneswar è una delle poche aree dell’Asia meridionale ad avere un piano di emergenza per il caldo e il governo dell’Odisha ha chiesto ai suoi dipartimenti di mettere in atto delle misure preventiva per affrontare le ondate di calore di questa estate.

Il mondo viene da tre anni cionsecutivi di caldo record e l’aumento della temperatura globale potrebbe avere gravi impatti sulla salute, il lavoro e i rifornimenti alimentari di base per centinaia di milioni di persone.  Tra i più a rischio ci sono i poveri che vivono nelle baraccopoli urbane dei Paesi in via di sviluppo, che non hanno a disposizione le tecnologia di cui disponiamo nei Paesi ricchi per climatizzare le nostre case.

Secondo un recente studio condotto da ricercatori britannici, anche se il mondo, nonostante Donald Trump, fosse in grado di limitare l’aumento della temperatura globale di 1,5° C  rispetto ai livelli pre-industriali, come previsto dalla più ottimistica ipotesi dell’Accordo di Parigi, entro il 2050,  ogni anno in megalopoli come Lagos in Nigeria e Shanghai in Cina circa 350 milioni di persone in potrebbe ancora essere esposti a ondate di caldo mortali ogni anno.

Le stime dell’Institute for social and environmental transition-international (Ist-International) e del National center for atmospheric research (Ncar) sono ancora peggiori: «Entro la metà del secolo, nella sola valle inferiore del Gange, circa 300 milioni di indiani e bengalesi non avranno a disposizione l’energia sufficiente per far funzionare ventilatori elettrici o l’aria condizionata per combattere l’aumento delle temperature».

Fawad Khan, economista senior dell’Iset-International, che ha condotto studi sullo stress termico, quando il corpo assorbe più calore di quanto è tollerabile, descrive il caldo come «Un iller silenzioso. Il più grande pericolo imminente legato al clima. Prima di tutto, sta peggiorando la qualità della vita. Non vi sentite bene,  i vostri figli non vanno bene a scuola, influenza la vostra capacità fisica e mentale. I mariti lavorano tutto il giorno e tornano stanchi e non riesce a dormire, i bambini piangono perché è troppo caldo e le donne dicono che ci sono  più liti domestiche. Queste cose esigono un tributo enorme, e sono incommensurabili»

Contrariamente a quel che si tende a creder, la temperatura da sola non è il migliore indicatore di stress da caldo, che invece va misurato con l’heat index, che combina temperatura e umidità. In particolare, come spiega a Win e Dash Tom Matthews, un climatologo della Liverpool John Moores University, dovrebbe essere presa in considerazione l’umidità perché limita la capacità di raffreddamento del corpo attraverso e la sudorazione . Uno studio condotto nel 2014 dall’Isat-Pakistan in due dei più grandi ospedali del Paese ha scoperto che i colpi di caldo – anche mortali – avvenivano non  durante il mese ritenuto più caldo, ma quando l’heat index era più alto.

Poonam Khetrapal Singh, direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità per il Sud-Est asiatico, sottolinea che «Il caldo estremo può portare a colpi di caldo e a disidratazione grave e può aggravare le condizioni cardiache, i disturbi renali e le malattie psichiatriche», Caspar Ammann del Ncar aggiunge: «La maggior parte delle avvertenze riguardano lo stress termico per il picco delle temperature durante il giorno, ma l’aumento delle temperature notturne si sta aggiungendo agli effetti indiretti».

Un rapporto del Climate Council australiano stima che nel 2015 in India e Pakistan le ondate di caldo abbiano ucciso quasi 3.500 persone. Gli scienziati australiani dicono che le sempre più frequenti ondate di caldo – cioè almeno 3 giorni di fila di caldo eccezionale – sono il risultato di un aumento di 0,8 gradi Celsius delle temperature globali rispetto ai livelli preindustriali e mettono in guardia: «Le ondate di caldo causate  da un ulteriore aumento di 0,7 gradi – anche se il mondo riuscirà a centrare il limite di1,5° C – potrebbe essere ancora più gravi». Secondo Vimal Mishra, del’Indian institute of technology,  «Gli stress da ondate di caldo potrebbero portare alla perdita di produttività e guadagni, alla morte del bestiame, a prezzi alimentari più elevati e alla scarsità d’acqua. La chiave sarà la sensibilizzazione della popolazione in generale e la creazione di sistemi di allerta in tutta la regione. Non stiamo agendo velocemente come dovremmo: ogni anno vediamo una nuova anomalia».  In uno studio del 2015, Mishra ha scopeto un significativo aumento del numero di ondate di caldo tra il 1973 e il 2012, mentre è diminuita la frequenza di ondate di freddo.

La minaccia del caldo è particolarmente elevata per i poveri urbani che vivono in case con i tetti di cemento o di latta che assorbono il calore e ci sono poche tecnologie a basso consumo per poter contrastare questo effetto. Iset-Pakistan ha scoperto che i tetti in cemento, il materiale più comune in Pakistan, fanno aumentare di circa 3° C le temperature notturne all’interno delle abitazioni.

Nell’Asia del Sud e del Sud-Est, il caldo arriva prima del monsone e cresce con il monsone e Ammann spiega che «L’alta umidità limita il raffreddamento radiativo notturno. Le soluzioni utilizzate in altre parti del mondo, come ad esempio cantine scavate nel terreno più fresco, in asia tendono ad essere inondate, a meno che non abbiano fondamenta in cemento, cosa che molti non possono permettersi». Il PK Mohapatra, relief commissioner dell’Odisha, ha proposto una misura più economica: dipingere i tetti di bianco in modo che riflettano il sole.

Intanto è stato realizzato un nuovo sistema di copertura modulare, ModRoof, che utilizza rifiuti e imballaggi agricoli riciclati che potrebbe rappresentare un’alternativa per il raffreddare le case senza utilizzare energia elettrica. Il ModRoof, è prodotto da ReMaterials, una compagnia indiana del Gujarat, e il suo utilizzo sui tetti potrebbe far abbassare la temperatura interna delle case da 6 a 10 gradi rispetto ai tetti in lamiera e cemento.

Finora sono stati installati 75 tetti ModRoof nelle baraccopoli di Ahmedabad, ma il problema è che costano ancora troppo: 772 dollari in media a famiglia, un prezzo proibitivo per le centinaia di milioni di indiani sotto la soglia di povertà. Il fondatore di ReMaterials, Hasit Ganatra, ha detto alla Thomson Reuters Foundation che il team vendite della compagnia, composto da sole donne, «Sta lavorando con le imprese della micro-finanza per rendere il prodotto più accessibile ai poveri».