In calo le emissioni italiane di CO2 legate all’energia, in Germania sono oltre il doppio

Eurostat: quelle nazionali rappresentano il 10,1% delle emissioni Ue, le tedesche arrivano al 22,9%

[4 maggio 2017]

Le emissioni di CO2 legate al consumo e alla produzione di energia sono calate in Italia del 2,9% nel 2016 rispetto al 2015, una performance migliore rispetto a quella dell’Unione europea dove lo scarto è a livello di decimali: -0,4%. I dati forniti oggi da Eurostat rappresentano le stime ufficiali più recenti riguardo al quadro emissivo nazionale, anche se offrono un quadro parziale del contesto: anziché l’intero spettro dei gas serra si osserva la sola (benché rilevantissima) CO2, e soltanto nel caso in cui le emissioni siano legate agli usi energetici (escludendo ad esempio i processi industriali come gli impatti dell’agricoltura, la gestione del territorio o quella dei rifiuti).

In attesa che anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) torni ad aggiornare l’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra, dall’osservazione dei dati Eurostat traspare un’Italia altalenante: nel 2015 le emissioni totali di gas serra del nostro Paese – che dal 1990 al 2014 sono passate da 522 a 419 milioni di tonnellate di CO2eq – risultavano in crescita del 2% rispetto all’anno precedente (e in particolare quelle del settore energetico, +3%), e tutt’altro che rosee continuano ad essere le prospettive per le energie rinnovabili dopo alcuni anni di splendore. «L’Italia – osservava proprio l’Ispra poche settimane fa – ha mostrato negli ultimi anni uno sviluppo notevole delle fonti rinnovabili nel settore elettrico. Secondo i dati Terna le fonti rinnovabili hanno coperto il 43,1% della produzione lorda nazionale del 2014, mentre nel 2015 si è avuta una sensibile riduzione della quota rinnovabile scesa al 38,5% con un andamento negativo che si annuncia confermato anche per il 2016».

Nell’attesa di ulteriori chiarimenti da parte dell’Ispra non è possibile esaminare più a fondo i dati odierni, su cui influiscono una molteplicità di fattori: non solo l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili o gli incrementi nell’efficienza energetica, ma elementi che spaziano dalla crescita economica del Paese alla struttura demografica, all’import/export dei prodotti energetici. Come aggiunge Eurostat infatti, è necessario notare che «le importazioni e le esportazioni dei prodotti energetici hanno un impatto sulle emissioni di CO2 solo nel paese in cui vengono bruciati i combustibili fossili: per esempio, se il carbone è importato questo porta ad un aumento delle emissioni nel paese finale, mentre se è l’elettricità ad essere importata, non ha effetto diretto sulle emissioni del Paese».

Quel che è certo ad oggi è che il parco energetico italiano rappresenta la terza fonte di CO2 nel settore in Europa, con il 10,1% delle emissioni totali. Insieme a noi sul ben poco glorioso podio si aggiungono la Gran Bretagna – formalmente ancora presente all’interno dell’Ue – con l’11,7% delle emissioni, e a grande distanza la Germania: da sola, rappresenta il 22,9% delle emissioni Ue, oltre il doppio del peso italiano.

L. A.