Si conclude oggi l’assemblea nazionale del Coordinamento delle Agende 21 locali italiane

Cambiamenti climatici, 1 euro speso oggi per l’adattamento ne fa risparmiare 6 per i danni

La resilienza e il ruolo delle città: «Intervenire oggi non è solo improcrastinabile, ma anche possibile»

[18 settembre 2015]

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I cambiamenti climatici sono un fenomeno planetario – non a caso si parla di riscaldamento globale – ed è questo l’unico livello d’azione credibile per porvi un freno. La Cop 21, la Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi a fine novembre, è un esempio di questa strategia; una linea d’azione indispensabile quanto irta di ostacoli, che spesso incontra brucianti fallimenti. In questo contesto, quale ruolo possono (e devono) svolgere le città?

A questa domanda sta offrendo una risposta costruttiva la XVII Assemblea nazionale del Coordinamento delle Agende 21 locali italiane, che concluderà oggi a Desenzano del Garda l’edizione dedicata proprio al tema delle “Città resilienti del 21°secolo”, ossia città capaci di prevenire e contenere i cambiamenti climatici, adeguandosi alle loro conseguenze e sviluppando capacità di costruire risposte sociali, economiche e ambientali strutturate.

In attesa che dalla comunità internazionale arrivino finalmente una risposta decisa e vincoli stringenti per limitare l’avanzata dei cambiamenti climatici, le realtà locali devono farsi trovare preparate per limitare i danni: non solo sostenibilità dunque, ma anche resilienza. La capacità di recupero di un sistema di ritornare prontamente a un equilibrio (potremmo parlare di uno stato stazionario) dopo esserne stato allontanato da cause esterne diventa motivo stesso di sopravvivenza. Con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici, solo per le inondazioni in Europa sono state 2.500 le vittime in trent’anni (dal 1980 al 2011) e 5 milioni e 500mila le persone colpite, per danni complessivi pari a 90 miliardi di euro.

Vittime che, però, non sono frutto di un destino ineluttabile. Si stima infatti che l’Unione europea, senza misure di adattamento ai cambiamenti del clima, da qui al 2020 avrà costi da danni climatici vicini ai 100 miliardi di euro, e al 2050 l’ammontare potrà toccare la soglia dei 250 miliardi di euro. Eppure è anche stimato che ogni euro speso oggi per proteggere le comunità dagli effetti dei cambiamenti del clima potrebbe portare un risparmio di 6 euro per fronteggiarne i danni.

«Intervenire oggi non è solo improcrastinabile, ma anche possibile – ha sottolineato Rossella Zadro, presidente del Coordinamento Agende 21 locali italiane – A partire dal livello locale esistono gli strumenti per farlo: sui territori, dove le città e le comunità sono chiamate, appunto, a diventare “resilienti”, ossia a dotarsi di politiche e interventi mirati non solo per “adattarsi” agli effetti, ma anche per limitarli. E serve farlo su più fronti: le sole politiche di mitigazione a livello energetico non sono più sufficienti. È necessario porre attenzione sulle aree urbane nel loro complesso, dove abitano tanti cittadini».

Oggi le aree urbane occupano complessivamente solo il 2% del territorio, ma sono responsabili dell’80 % del consumo di energia, del 70% della produzione di rifiuti e del 60% delle emissioni di CO2. Per questo il ruolo delle città e delle comunità locali che le abitano è fondamentale nella mitigazione così come nell’adattamento ai cambiamenti climatici, in tutte le loro conseguenze. Non ultima l’arrivo di nuovi migranti in fuga da calamità o guerre per le risorse naturali, che crescerà: «Esistono relazioni molto profonde tra la qualità della vita nelle città e la loro resilienza in termini di politiche di accoglienza – ha spiegato Francesco Bicciato, consulente internazionale e già funzionario Undp-Onu – I cambiamenti climatici hanno impatti più forti sulle popolazioni più deboli, evidentemente, e il fenomeno delle migrazioni ambientali è destinato a crescere nei numeri. Anche per questo occorre rivedere la sociogeografia delle migrazioni. I cambiamenti climatici e le migrazioni sono due fenomeni che vanno affrontati globalmente e insieme localmente».