I cambiamenti climatici accorciano la catena alimentare marina

Le prove nelle cellule della pelle dei delfini della California

[23 ottobre 2017]

Anomalie  climatiche come El Niño alterano la rete alimentare marina dalla California del Sud, ribaltando la convinzione che la gerarchia della predazione rimanga immutata e costante anche con i cambiamenti climatici. A rivelarlo è lo studio “Temporal variation in pelagic food chain length in response to environmental change”, pubblicato su Science Advances da un team di ricercatori della , San Jose State University, della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e della Scripps Institution of Oceanography che hanno esaminato le cellule cutanee dei delfini comuni per raccogliere indizi chimici sulla lunghezza della catena alimentare che inizia dal minuscolo plancton, e prosegue lungo le varie specie fino a quelle all’apice come i delfini, nelle cui cellule vengono raccolte le informazioni chimiche provenienti dagli altri anelli della catena sotto di loro.

Molti scienziati consideravano relativamente stabile la lunghezza della catena alimentare in mare aperto, con le stesse specie animali che si alimentano nel tempo l’una all’altra. Ma ora le firme chimiche trovate nella pelle dei delfini del Sud della California e raccolte in 20 anni dimostrano un’altra cosa.

Il principale autore dello studio, Rocio I. Ruiz-Cooley, che al tempo dell’avvio dello studio lavorava Noaa Fisheries’ Southwest Fisheries Science Center e che ora è in forza i Landing Marine Laboratories, spiega: «Abbiamo documentato per la prima volta marcati cambiamenti nella lunghezza della catena alimentare pelagica in risposta a vari fattori di stress naturali e antropici correlati.Questo ci dice che la rete alimentare è molto dinamica e rivela i cambiamenti dell’ecosistema intorno ad essa. Lo studio aiuta gli scienziati a capire la salute e la resilienza dell’ecosistema. Una catena alimentare più lunga è più tipica e riflette una comunità relativamente diversa, mentre catene più brevi si verificano in condizioni ambientali estreme e suggeriscono un calo di quella diversità».

Gli scienziati hanno scoperto che durante forti perturbazioni climatiche, come l’El Niño Southern Oscillation  del 1997-1999 che comprendeva il più intenso evento El Niño del secolo, che ha portato a un eccezionale riscaldamento sulla West Coast  Usa, la catena alimentare della California Current si è accorciata bruscamente e che questo coincideva con i declini della produttività dell’oceano, come la riduzione della crescita del plancton, la diminuzione di alcuni pesci e uccelli e all’espansione degli areali di alcune specie come il calamaro jumbo, che forse vanno in cerca  di cibo quando diventa più scarso o seguirono le temperature a loro favorevoli.

Nello studio si legge che «Questi cambiamenti nei tratti della life history e nelle dinamiche della popolazione hanno probabilmente ridotto e/o rimosso le popolazioni di molte specie, inclusi componenti importanti della catena alimentare, restringendo a sua volta la catena alimentare. I predatori possono aver esacerbato questo impatto poiché si alimentano di quel che rimane e riducono la lunghezza della catena alimentare che li sosteneva. Anche se alcune specie come meduse e tunicati come le salpe possono moltiplicarsi rapidamente per colmare tali lacune, forniscono così poco nutrimento che la maggior parte dei predatori non li attaccano e la catena alimentare resta corta.

Ruiz-Cooley  evidenzia che «Lo studio dimostra che i predatori all’apice come il delfino comune possono essere degli indicatori importanti della lunghezza della catena alimentare, che a sua volta fornisce una visione dell’ecosistema».

Per lo studio sono stati utilizzate le raccolte di campioni di tessuti cutanei prelevati da delfini, involontariamente catturati con reti da posta nella California meridionale dal 1991 al 2008, e che sono conservati al Southwest Fisheries Science Center, evidenziando il valore di questa collezione.

Una delle autrici dello studio, Lisa Ballance, direttrice dello Science Center della Marine mammal and turtle division della Noaa  conclude: «Questa ricerca e i risultati che ha prodotto dimostrano il grande valore di questa serie temporale riflessa nei campioni di cellule. Mentre la tecnologia avanza, possiamo estrarre ulteriori informazioni dalla serie temporale,  come fosse  una finestra nel passato e una baseline per affrontare i problemi emergenti del domani».