I cambiamenti climatici faranno aumentare il rischio di insicurezza alimentare

Con lo scenario + 2° C, le condizioni meteorologiche estreme potrebbero far aumentare il rischio di carenza di cibo in molti Paesi

[3 aprile 2018]

Lo studio, “Changes in climate extremes, fresh water availability and vulnerability to food insecurity projected at 1.5°C and 2°C global warming with a higher-resolution global climate model”, da poco pubblicato su un numero speciale di  Philosophical Transactions of the Royal Society A da un team di scienziati guidato dall’università di Exeter e che comprendente ricercatori del Met Office, della Commissione Ue, della scuola politecnica di Creta dell’università di Cranfield e del Rossby Centre-Sveriges meteorologiska och hydrologiska institut, ha esaminato in che modo i cambiamenti climatici potrebbero influire sulla vulnerabilità all’insicurezza alimentare dei diversi Paesi quando le persone non hanno accesso a una quantità sufficiente di cibo nutriente.

Lo studio ha esaminato 122 Paesi in via di sviluppo e meno sviluppati, principalmente in Asia, Africa e Sud America e il team di ricerca internazionale ha valutato i diversi scenari che si presenterebbero con  un riscaldamento globale di  + 1,5° C e  + 2° C rispetto ai livelli preindustriali (gli obiettivi “migliore” e “massimo” dell’Accordo di Parigi) e hanno scoperto che «Nonostante l’aumento della vulnerabilità all’insicurezza alimentare in entrambi gli scenari, per la maggior parte dei Paesi gli effetti sarebbero peggiori a 2° C».

ha affermato il professor Richard Betts, a capo dei Climate Impacts all’università di Exeter, spiega: «Si prevede che i cambiamenti climatici porteranno a maggiori estremi sia di forti piogge che di siccità, con effetti diversi in diverse parti del mondo. Tali condizioni meteorologiche estreme possono aumentare la vulnerabilità all’insicurezza alimentare. Alcuni cambiamenti sono già inevitabili ma, se il riscaldamento globale verrà limitato a 1,5 ° C, si prevede che in circa il 76% dei Paesi in via di sviluppo questa vulnerabilità rimarrà inferiore a quella a  2° C».

Dallo studio emerge che mediamente il riscaldamento globale porterà a condizioni più umide, con alluvioni che metteranno a rischio la produzione alimentare ma in alcune aree l’agricoltura potrebbe anche essere danneggiata da siccità sempre più frequenti e prolungate.

Le condizioni di forte umidità dovrebbero avere il maggiore impatto nell’Asia meridionale e orientale, con le proiezioni più estreme che suggeriscono che la portata del fiume Gange potrebbe più che raddoppiare con un  riscaldamento globale di 2° C. Invece, le aree più colpite dalla siccità saranno l’Africa meridionale e il Sud America, dove la portata dei fiumi in Amazzonia dovrebb diminuire fino al 25%.

I ricercatori hanno esaminato anche i cambiamenti previsti nelle condizioni meteorologiche estreme e le conseguenze sulla disponibilità di acqua dolce e la vulnerabilità all’insicurezza alimentare.

Dal quadro finale emerge che sono a rischio anche i grandi Paesi emergenti come Cina, Brasile, Sudrafrica e India (soprattutto), ma anche la Russia, che conta di trarre vantaggi dal riscaldamento globale in termini di trasporti marittimi, accesso ai giacimenti di petrolio e gas e ampliamento delle terre coltivabili, potrebbe non passarsela così bene come crede e spera Vladimir Putin.