I cambiamenti climatici cambieranno il consumo di elettricità in Europa. Più a Sud, meno a Nord

Reti e infrastrutture energetiche sotto stress. Danni per stile di vita ed economia

[30 agosto 2017]

«L’aumento delle temperature a causa delle emissioni di gas serra cambierà fondamentalmente i modelli di consumo elettrico in Europa». A dirlo è lo studioNorth-South polarization of European electricity consumption under future warming”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) da un team di ricercatori di Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (Pik), Columbia University, Università della California-Berkley e   National Bureau of Economic Research Usa.

Il team tedesco-statunitense guidato da Leonie Wnz del Pik ha analizzato quanto, a lungo termine, il riscaldamento globale peserà sulla domanda di elettricità europea e dice che «I carichi giornalieri di picco nell’Europa meridionale probabilmente aumenteranno», quindi il maggior consumo complessivo non sarà più nell’’Europa settentrionale ma in quella meridionale, Italia compresa. A causa di questo slittamento geografico di consumi indotto dal cambiamento climatico, cambierà anche il periodo di maggiore consumo di elettricità in Europa: entro la fine di questo secolo il picco dei consumi dall’inverno passerà all’estate.  Lo studio fa notare che «Questo metterebbe sotto ulteriore sforzo le reti energetiche europee.

La Wenz sottolinea: «E’ affascinante vedere come la risposta del consumo di elettricità alle variazioni di temperatura sia simile in tutti i Paesi europei: l’uso e consumo totale di elettricità sembrano essere minori  nei giorni con una temperatura massima di circa 22° C (72°F), e aumentano quando questa temperatura massima giornaliera aumenta o diminuisce. Abbiamo utilizzato questa caratteristica comune come base per valutare il futuro consumo di elettricità in base al cambiamento climatico, che è al oltre l’attuale range di temperature. In questo modo, i Paesi europei che oggi stanno già riscontrando temperature molto calde, fungono da esempio per il futuro dei Paesi più freschi. Risulta che la domanda elettrica in Europa si sposterà da paesi come la Svezia o la Norvegia a Paesi come il Portogallo o la Spagna».

Quantificare il rapporto tra il caldo e il comportamento umano è una delle nuove frontiere della ricerca sul cambiamento climatico. Ora ci sono ampie prove che quando è caldo la qualità dell’aria ne soffre, la gente è più stressata, aggressiva, violenta e meno produttiva, aumentano la mortalità e il livello di criminalità. Lo stress termico influenza tutti i settori dell’economia, compresi commercio, agricoltura e industria. Uno scenario che, per quanto riguarda l’Italia era già stato  prospettato dal rapporto “Gli indicatori del clima in Italia nel 2016” pubblicato dall’Ispra a luglio.

Un’altro utore dello studio pubblicto su Pnas, Max Auffhammer, dell’università della California- Berkeley, evidenzia che «Tutti i settori dell’economia sono influenzati dallo stress termico, da quello residenziale a quello commerciale, dall’agricoltura all’industria; il principale adattamento degli esseri umani è raffreddare gli ambienti chiusi, il che richiede nella maggior parte dei casi una notevole quantità di energia elettrica, che va ad aggiungere ulteriori sollecitazioni a una rete già stressata».

Lo studio tedesco-statunitense è il primo ad utilizzare i dati elettrici orari rilevati in 35 Paesi europei – collegati dalla più grande rete elettrica sincrona al mondo – per stimare come il cambiamento climatico influenza l’intensità degli eventi di picco e del consumo complessivo di elettricità. Mentre i lavori precedenti sul rapporto tra la temperatura e il consumo di elettricità si erano concentrati principalmente sugli Usa o sui singoli Paesi dell’Ue  e sull’impatto complessivo dei consumi, le recenti ricerche suggeriscono che gli effetti delle variazioni del carico di picco possono essere molto più grandi e costose, ponendo l’attenzione su tempi in cui la rete elettrica è già stressata.

Uno degli autori, Anders Levermann, che lavora sia al Pik che alla Columbia University di New York, aggiunge: «Alcuni decenni fa, nessuna auto normale in Europa aveva l’aria condizionata, oggi quasi ogni automobile ce l’ha. Lo stesso sviluppo probabilmente avverrà con gli edifici in Europa, ma non per ragioni di comodità ma per necessità. Le persone dovranno raffreddare i loro ambienti per mantenere la loro qualità di vita e la produttività economica».”

Mentre lo studio indica che l’effetto previsto del cambiamento climatico sul consumo elettrico europeo nel suo complesso sarà quasi zero, lo spostamento del consumo di energia elettrica, territoriale e stagionale, sarà una sfida fondamentale per l’Europa: «Questo avrà importanti ramificazioni per l’infrastruttura di trasmissione, le capacità di picco produttive e per le esigenze di stoccaggio: dovranno adattarsi al riscaldamento che è già inevitabile a causa delle passate emissioni di gas serra passate. Il modo più semplice per limitare gli impatti del cambiamento climatico rimane quello di mantenersi entro il guardrail climatico  di Parigi, che è quello di limitare l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi Celsius».