Una ricerca tutta italiana adotta un approccio innovativo per comprenderne le cause

I cambiamenti climatici sono colpa dell’uomo, ora lo conferma anche l’intelligenza artificiale

«Significa che possiamo agire per limitare le nostre emissioni ed evitare conseguenze peggiori anche in Italia, paese particolarmente vulnerabile dal punto di vista climatico-ambientale»

[12 gennaio 2018]

Per il 97% degli scienziati del clima gli attuali cambiamenti climatici sono causati dall’attività umana, nonostante una cocciuta minoranza – compresi soggetti istituzionalmente rilevanti, come il presidente Usa Trump – si ostini a sostenere il contrario andando contro alle evidenze fornite in modo sempre più convincente dalla scienza. Scetticismo, malafede o semplice ignoranza sono comunemente alla radice di quest’atteggiamento, sul quale però influisce in modo pressante un assurdo tarlo complottista: e se la quasi totalità degli scienziati del clima ci stesse mentendo, per propri interessi?

A debellare anche quest’ultima paranoia interviene oggi uno studio tutto italiano, Attribution of recent temperature behaviour reassessed by a neural-network method, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature da un team di ricercatori provenienti dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr), dall’Università di Torino e dall’Università di Roma Tre, che hanno puntato sull’intelligenza artificiale per spiegare la causa dei cambiamenti climatici.

Finora – ricordano infatti dal Cnr – l’individuazione delle cause del riscaldamento del pianeta è studiata quasi esclusivamente mediante modelli climatici globali che utilizzano la nostra conoscenza fisica del funzionamento dell’atmosfera, dell’oceano e delle altre parti che compongono il sistema clima. «Tutti questi modelli – spiega Antonello Pasini, ricercatore dell’Iia-Cnr e primo autore della ricerca –  attribuiscono alle azioni umane, in particolare all’emissione di gas serra come l’anidride carbonica, l’aumento delle temperature nell’ultimo mezzo secolo, e questa uniformità di risultati non sorprende, poiché i modelli sono piuttosto simili tra loro. Un’analisi completamente diversa consentirebbe pertanto di capire meglio se e quanto questi risultati siano solidi».

Per questo i ricercatori hanno mostrato come modelli di reti di neuroni artificiali (le cosiddette reti neurali) siano in grado di ‘comprendere’ i complessi rapporti tra i vari influssi umani o naturali e il comportamento climatico: «Il cervello di un bambino che cresce – continua Pasini – aggiusta pian piano i propri circuiti neuronali e impara infine semplici regole e relazioni causa-effetto che regolano l’ambiente in cui vive, per esempio per muoversi correttamente all’interno di esso. Come questo bimbo, il modello di cervello artificiale che abbiamo sviluppato ha studiato i dati climatici disponibili e ha trovato le relazioni tra i fattori naturali o umani e i cambiamenti del clima, in particolare quelli della temperatura globale».

Questo è quanto hanno realizzato i ricercatori, con un modello che ‘impara’ esclusivamente dai dati osservati e non fa uso della nostra conoscenza fisica del clima. «In breve – evidenzia Pasini – le reti neurali da noi costruite confermano che la causa fondamentale del riscaldamento globale degli ultimi 50 anni è l’aumento di concentrazione dei gas serra, dovuto soprattutto alle nostre combustioni fossili e alla deforestazione. Ma il nostro modello permette di ottenere di più: ci dà informazioni sulle cause di tutte le variazioni di temperatura dell’ultimo secolo. Così, si vede che, mentre l’influsso solare non ha avuto alcun peso sulla tendenza all’aumento degli ultimi decenni, le sue variazioni hanno causato almeno una parte dell’incremento di temperatura cui si è assistito dal 1910 al 1945. La pausa nel riscaldamento registrata tra il 1945 e il 1975, invece, è dovuta all’effetto combinato di un ciclo naturale del clima visibile particolarmente nell’Atlantico e delle emissioni antropiche di particelle contenenti zolfo, a loro volta causa di cambiamenti nel ciclo naturale».

La ricerca dunque «conferma la conclusione che i primi siano stati molto forti e influenti almeno a partire dal secondo dopoguerra – conclude Pasini – Ma questa non è una notizia negativa, anzi: significa che possiamo agire per limitare le nostre emissioni ed evitare conseguenze peggiori anche in Italia, paese particolarmente vulnerabile dal punto di vista climatico-ambientale».

L. A.