Il focus in Consiglio regionale dopo il rogo sui monti pisani di un mese fa

Cambiamenti climatici e abbandono aree rurali stanno cambiando il rischio incendi in Toscana

Ormai sono «in discussione tutti i parametri meteorologici caratteristici delle nostre latitudini», spiega l’assessore all’Agricoltura della Regione

[25 ottobre 2018]

Gli incendi rappresentano una minaccia sempre più insidiosa per un territorio come quello toscano, come ha purtroppo dimostrato – esattamente un mese fa – il rogo divampato con violenza sui monti pisani, che nonostante i tempestivi soccorsi è riuscito a lasciare dietro di sé terra bruciata per oltre 1.100 ettari, oltre a spese e danni stimati in 15 milioni di euro. È dunque di primaria importanza comprendere il ruolo che i cambiamenti del clima e quelli nell’utilizzo del suolo stanno rivestendo nel trend in corso.

L’occasione di affrontare il tema in Consiglio regionale è arrivata con l’interrogazione avanzata dalla vicepresidente della commissione Sviluppo economico e rurale (Irene Galletti, M5S), in merito a quanto fatto negli anni dalla Regione in termini di “azioni e finanziamenti” per prevenire incendi nel pisano.

L’assessore regionale all’Agricoltura Marco Remaschi ha dunque spiegato come fenomeni estremi quali ondate di calore frequenti e giornate di fortissimi venti stiano ridisegnando una cartina geografica toscana in cui tutti i parametri meteorologici caratteristici delle nostre latitudini sono messi in discussione. L’abbandono delle montagne e degli ambienti rurali hanno prodotto inoltre un radicale cambiamento dei modelli di combustibile: il bosco sta lentamente riconquistando le aree aperte creando un continuum vegetale che avanza fino alle aree abitate. Per questo gli incendi boschivi «possono risultare particolarmente impegnativi e presentarsi con fronti di fiamma già estesi nelle prime fasi dell’evento o sviluppati in chioma anche nei boschi di latifoglie, come accaduto nel 2017 o nei monti pisani lo scorso 24 settembre».

A fronte di queste dinamiche Remaschi ha dunque sottolineato come l’approccio emergenziale «non può essere sufficiente»; in quest’ottica il Consiglio ha varato una modifica della normativa forestale (approvata a maggioranza lo scorso 13 marzo) per «incentivare una gestione attiva del patrimonio», anche attraverso l’introduzione di «piani specifici di prevenzione e le Comunità del bosco». Parallelamente, sul piano internazionale e nel corso del 2018, l’assessore ha citato il protocollo d’intesa con la fondazione spagnola Pau Costa per il reciproco scambio di esperienze nell’Attività antincendi boschivi (Aib).

Proprio sull’attività di Aib, Remaschi ha elencato il dettaglio delle risorse programmate per il 2018, per un totale di 5milioni 760mila euro, suddivise per capitoli tra cui la gestione del centro di addestramento del personale impiegato nella lotta agli incendi (630mila euro), le convenzioni con il Corpo forestale, la Croce rossa, il Vigili del fuoco e il volontariato Aib (1milione580mila euro), i finanziamenti agli enti competenti e i contributi a Comuni e parchi regionali per la prevenzione (3milioni 450mila euro). A queste risorse si aggiungono quelle per il settore regionale della Protezione civile, per un totale complessivo di 3milioni 970mila  euro e quelle per la predisposizione dei Pani specifici di prevenzione Aib (500mila euro).

L’assessore ha, infine, elencato anche le risorse dedicate al Comune capofila del monte pisano, Calci. Per il 2018 figurano 64mila 400 euro per progetti di prevenzione Aib e 25mila euro per interventi pubblici forestali di valorizzazione del patrimonio agricolo forestale regionale.  Nel 2017 le risorse sono state rispettivamente di 50mila euro per l’Aib e 25mila euro per il demanio. Nel 2016 si sono contati 59mila euro per l’Aib e 25 mila euro  per il demanio. «In quest’area – ha concluso Remaschi – insiste anche un intervento importante del Pit (Piano di indirizzo territoriale) per circa 2milioni di euro, che coinvolge pubblico e privato».