Cambiamenti climatici e salute, Lancet Countdown: livello di rischio inammissibilmente pesante

Il costo dell’inazione: più malattie, mancanza di cibo e ore di lavoro perse

[4 dicembre 2018]

Un folto gruppo di scienziati guidato da Nick Watts dell’ Institute for global health dell’University College London ha pubblicato “The Lancet Countdown on health and climate change: from 25 years of inaction to a global transformation for public health” che è stato realizzato per «fornire un Sistema di vigilanza mondiale, indipendente, dedicato alla misurazione degli impatti sanitari del cambiamento climatico e della risposta che gli viene data».  Il Lacet Countdown analizza l’evoluzione di 41 indicatori in cinque settori: le ripercussioni, le esposizioni e la vulnerabilità di fronte al cambiamento climatico; l’adattamento, la pianificazione e la resilienza in materia di salute; le misure di attenuazione e i co-benefici per la salute; l’aspetto economico e finanziario; l’impegno pubblico e politico.

Il rapporto di Lancet, che si basa dalla ricerca avviata dalla Commissione Lancet nel 2015,  è il frutto di una collaborazione tra 27 grandi istituzioni universitarie ed agenzie intergovernative e dell’Onu e si basa sui contributi di climatologi, ecologisti, matematici, ingegneri, esperti di energia, agroalimentare e trasporti, economisti, specialisti delle scienze sociali e professionisti della salute e medici.

Secondo il rapporto Lancet, dagli anni ’90 la vulnerabilità alle ondate di caldo è aumentata regolarmente in tutto il mondo, con 157 milioni di persone in più esposte al caldo estremo nel 2017 rispetto al 2000. In media, nello stesso periodo, una persona ha sperimentato un’ondata di caldo 1,4 giorni in più all’anno. Questo equivale a 153 miliardi di ore di lavoro perse nel 2017, cioè un aumento di più di 62 miliardi (3,2 miliardi di settimane di lavoro) dal 2000. Gli effetti diretti dei cambiamenti climatici comprendono anche le condizioni meteorologiche estreme: 712 eventi meteorologici estremi verificatisi nel 2017 hanno comportato perdite economiche per 326 miliardi di dollari, circa il triplo delle perdite economiche del 2016.

Anche le piogge possono provocare grandi cambiamenti nella trasmissione di importanti malattie vettoriali o idriche. Nel 2016 la trasmissione del virus della dengue ha raggiunto il più alto livello mai registrato,  arrivando rispettivamente a più 9,1% per la zanzara Aedes aegypti e a più 11,1% per la zanzara Aedes albopictus rispetto ai livelli degli anni ‘50.

Se si guarda alle malattie ad alto rischio rispetto alle aree che potrebbero essere interessate, il Baltico fa registrare un +24% per la zona costiera che può essere colpita da un’epidemia di Vibrio cholerae, e, nel 2016, gli altopiani dell’Africa subsahariana a hanno avuto in aumento del 27,6% della possibilità di trasmissione della malaria rispetto ai livelli degli anni ‘50.

Per quanto riguarda i rendimenti agricoli, una simulazione in tutte le regioni del globo dimostra che 30 Paesi mostrano tendenze ad  un calo, invertendo il trend al miglioramento che dura da decenni.

Il  Lancet Countdown avverte che «Il calo della produzione, l’aumento della capacità di trasmissione di malattie come la dengue, la malaria e il colera e le minacce che pesano sulla sicurezza alimentare costituiscono un primo avvertimento a mettono in allarme sugli effetti negativi congiunti sulla salute e  l’alimentazione nel caso di uno scenario in cui le temperature continuino ad aumentare».

Dal Lancet Countdown emergono 4 messaggi principali:

1 Gli attuali cambiamenti in materia di canicole, di capacità di lavoro, di malattie trasmesse da vettori e di sicurezza alimentare forniscono un primo avvertimento riguardante gli impatti congiunti e travolgenti per la salute pubblica che possiamo attenderci se le temperature continuano a salire. Le tendenze in materia di impatti, di esposizione e di vulnerabilità di fronte ai cambiamenti climatici rappresentano un livello di rischio inammissibilmente pesante per la salute attuale e futura di tutto il mondo. 2 La mancanza di progressi di fronte alla riduzione delle emissioni e la messa in opera di capacità di adattamento costituisce una minaccia sia per la vita umana che per la continuazione dei sistemi sanitari nazionali  e potenzialmente perturberanno pesantemente le infrastrutture sanitarie pubbliche e i servizi sanitari. 3 Nonostante questi ritardi, in alcuni settori si iniziano a vedere i primi passi verso un’economia decarbonizzata ed emerge chiaramente che «la natura e l’ampiezza della risposta di fronte al cambiamento climatico saranno il fattore determinante nell’evoluzione della salute delle popolazioni nel prossimo secolo». 4 Solo assicurando una comprensione globale del cambiamento climatico come impegno per la salute pubblica sarà possibile fornire una risposta urgente e, da quel punto di vista, i professionisti della salute cominciano ad affrontare questa sfida.