I cambiamenti climatici favoriscono guerriglia, terrorismo e criminalità organizzata

La fragilità degli Stati dipende sempre più dalla scarsità di risorse naturali

[21 aprile 2017]

Mutando le condizioni in cui operano i gruppi armati non statali, i cambiamenti climatici aumentano i rischi complessivi posti da conflitti. I cambiamenti climatici e le condizioni geofisiche e socio-politiche sempre più fragili possono contribuire alla nascita e alla crescita di gruppi armati ribelli e/o criminali. E’ quanto emerge dal rapporto “Insurgency, Terrorism and Organized Crime in a Warming Climate. Analyzing the Links Between Climate Change and Non-State Armed Groups” pubblicato da Climate Diplomacy, un progetto di Adelphi e dal minister degli esteri della Germania che esamina i rischi legati alla fragilità climatica e i gruppi armati non statali.

I ricercatori di Climate Diplomacy sottolineano che «Dal 2013, gruppi terroristici come lo Stato islamico e Boko Haram dominano i titoli dei giornali. Entrambi i gruppi hanno acquisito notorietà internazionale per la loro spietata brutalità e la loro ascesa sta ponendo nuove sfide per la sicurezza nazionale, regionale e internazionale»

I gruppi armati non statali (non-state armed groups (Nsag) non sono certo un fenomeno nuovo, ma si sono evoluti dai movimenti di liberazione nazionale del passato – spesso marxisti-leninisti – in qualcosa di più complesso e violento, fatto di strutture organizzative ibride, con obiettivi diversi  da quelli dei tradizionali gruppi armati non statali che eravamo abituati a conoscere, e che hanno portato a nuovi modelli di violenza. Allo stesso tempo, sia tra i ricercatori che tra i politici, c’è un crescente riconoscimento del rapporto tra cambiamento climatico e la sicurezza. «Tuttavia – dice lo studio – la maggior parte della ricerca sui cambiamenti climatici e la sicurezza tocca solo superficialmente il tema degli attori armati non statali e non precisando  in modo specifico e completo i legami tra il cambiamento climatico, la fragilità e i gruppi armati non statali».

Il nuovo rapporto cerca di colmare questa lacuna partendo da 4 casi di studio : Boko Haram nella regione del lago Ciad, lo Stato Islamico/Daesh in Siria; i talebani in Afghanistan, la violenza urbana e la criminalità organizzata in Guatemala, che coprono l’intero spettro degli Nsag, ed esplorare in profondità il ruolo che i gruppi armati non statali  svolgono nelle complesse dinamiche del cambiamento climatico e nella fragilità degli Stati: «Mentre il clima sta cambiando, lo fanno anche le condizioni in cui operano gruppi armati non statali come Boko Haram e l’ISIS. Il cambiamento climatico contribuisce a creare un ambiente fragile in cui questi gruppi possono prosperare».

Questi 4 casi di studio dimostrano che il clima sta cambiando insieme alle condizioni in cui operano gli Nsag e che «I complessi rischi derivanti dal cambiamento climatico, dalla fragilità e dai conflitti ossono contribuire alla nascita e alla crescita di gruppi armati non statali. «Questo non implica che ci sia un legame diretto tra il cambiamento climatico e la violenza e ai conflitti legati agli Nsag – fano notare a Climate Diplomacy –  tuttavia, su larga scala, il cambiamento ambientale e climatico contribuisce a creare un ambiente in cui i gruppi armati non statali possono prosperare e che apre spazi che facilitano il perseguimento delle loro strategie».

Lo studio fa l’esempio dell’area del Lago Ciad cambiamento, dove il  climatico produce scarsità di risorse, aumentando la concorrenza locale per la terra e l’acqua. Una situazione di disastro climatico che è un potente combustibile per le  tensioni sociali e persino  per lo scatenarsi di conflitti violenti. Allo stesso tempo, questa scarsità di risorse erode il sostentamento di molte persone, aggrava la povertà e la disoccupazione e provoca spostamenti di intere popolazioni. In un ambiente così fragile e disperato  prosperano gruppi armati non statali, in particolare Boko Haram. In contesto come questo, dove il confine tra autorità e legittimità scompare, Boko Haram può operare più facilmente, impegnandosi non solo in efferati atti di violenza, ma anche diventando un protagonista della criminalità organizzata transnazionale ce traffica in risorse ed esseri umani. Allo stesso tempo, i cambiamenti climatici devastano le attività agricole, l’allevamento del bestiame e la pesca, molte persone, con poche opportunità economiche e bassi livelli di istruzione, non hanno più un lavoro,. Questo le rende estremamente vulnerabili non solo agli impatti climatici, ma anche al reclutamento da parte di gruppi terroristici come Boko Haram.

Secondo i ricercatori di Climate Diplomacy, il cambiamento climatico sta interagendo con i gruppi armati non statali in tre modi principali: 1. Il cambiamento climatico sta sempre più contribuendo alla fragilità, soprattutto esacerbando i conflitti che riguardano le risorse naturali e l’insicurezza dei mezzi di sussistenza insicurezza. Gli Nsag proliferano e possono operare più facilmente in questi ambienti fragili e colpiti dai conflitti. 2. Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più negativo  sulla sussistenza in molti Paesi e regioni, ad esempio con l’insicurezza alimentare. Questo colpisce in particolare i gruppi più vulnerabili di alcune popolazioni, esponendoli sia agli impatti climatici negativi che al reclutamento da parte di milizie armate e/o criminali. Questi gruppi sono in grado di offrire mezzi di sussistenza alternativi e incentivi economici e spesso rispondono a  rivendicazioni politiche e socio-economiche. Un’altra scoperta interessante dello studio è  il modo in cui i gruppi armati non statali sfruttano gli ambienti fragili prodotti insieme dai rischi climatici che dalla fragilità politica: «3. Gli Nsag utilizzano sempre più le risorse naturali come arma di guerra. I casi di studio dimostrano che in ambienti con risorse scarse e fragili, gli Nsag possono utilizzare le risorse naturali come l’acqua come arma di guerra». Questo a sua volta aggrava ulteriormente la scarsità di risorse.

I ricercatori sono convinti che «Queste dinamiche potrebbero essere esacerbate, dato che il cambiamento climatico aumenta la scarsità delle risorse naturali in alcune regioni del mondo:  più le risorse diventano scarse, più potere è dato a coloro che li controllano».

La politica nazionale e internazionale tende a inquadrare gli Nsag soprattutto nel contesto della guerra al terrorismo, ma i gruppi armati non statali sono molto più complesse e diversificati e  Climate Diplomacy conclude mettendo in guardia i decisori politici: «Ampliare la prospettiva e la comprensione della natura ibrida e complessa degli Nsag e delle motivazioni che li spingono e il contesto in cui prosperano, è indispensabile per rispondere adeguatamente alle sfide per la sicurezza che pongono. Una prospettiva più ampia contribuirà ad affrontare meglio le cause dell’aumento e della crescita degli Nsag. Mentre i fattori economici, sociali e politici restano importanti, la dimensione ambientale della fragilità e conflitto non può essere separata dalle altre tre dimensioni. Una prospettiva ristretta sugli Nsag e l’abuso del concetto di “estremismo violento” rischia di sminuire le altre fonti della fragilità, delegittimando le rivendicazioni politiche e stigmatizzando delle comunità come potenziali estremisti».