Cambiamenti climatici, il 2018 è l’anno più caldo da due secoli per l’Italia

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale mostra che dall’inizio di quest’anno l’anomalia della temperatura media è particolarmente elevata nel nostro Paese: +1,77 °C

[12 novembre 2018]

Nelle ultime settimane il susseguirsi di eventi climatici estremi ha investito tutta l’Italia, portando morte e devastazione. Eventi che sarebbe però riduttivo bollare semplicemente come “maltempo”. E se i massimi rappresentanti delle istituzioni nazionali hanno preferito glissare sulle loro cause, preferendo addossare goffamente colpe a un «ambientalismo da salotto» (nel caso del vicepremier Salvini) o a «vincoli paesaggistici» (nel caso del premier Conte), l’Ispra offre dati scientifici molto più utili per capire il contesto in cui stiamo vivendo.

Aggiornando i dati sui cambiamenti climatici relativi al nostro Paese, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale informa infatti che «la stima provvisoria dell’anomalia della temperatura media in Italia, stando ai dati aggiornati fino al mese di ottobre compreso, configura il 2018 come l’anno più caldo di tutta la serie storica di dati controllati ed elaborati dall’Ispra, cioè almeno dal 1961 (+1,77 °C rispetto al valore normale di riferimento 1961-1990)». Si tratta di un dato sensibilmente più alto di quello registrato solo lo scorso anno: secondo quanto riportato sempre dall’Ispra all’interno del XIII rapporto Gli indicatori del clima in Italia l’anomalia delle temperatura media nel 2017 era stata di +1.30°C, nel nostro Paese (e di +1.20°C a livello globale).

Un quadro della situazione che si fa ancora più allarmante allargando il campo d’osservazione. «In base a studi che ricostruiscono il clima in un passato più remoto, si può affermare – aggiunge l’Ispra al proposito – che in Italia l’anno in corso risulta essere l’anno più caldo da almeno 2 secoli circa».

Si tratta di numeri che impattano direttamente e pesantemente sulle nostre vite, già oggi: l’aumento degli eventi meteorologici estremi ne rappresenta un drammatico esempio. E non è un caso che lo stesso Ispra sottolinei che «nel quadro globale di mutamento climatico, nel mese di ottobre l’Italia è stata teatro di una serie di eventi meteorologici estremi che hanno investito tutta l’Italia e che hanno determinato gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del nostro Paese. In particolare, il 19 ottobre una serie di eventi temporaleschi molto intensi ha colpito la Sicilia orientale, causando alluvioni e gravi danni alle abitazioni, alle strutture e al territorio di una vasta area, soprattutto in provincia di Catania. Negli ultimi giorni del mese, un’ondata di maltempo più estesa e violenta ha investito tutta l’Italia da nord a sud», con venti che hanno superato i 200 km/h e precipitazioni cumulate giornaliere che hanno toccato valori di oltre 400 mm in Friuli Venezia Giulia.

Per proteggersi da eventi di questo tipo è indispensabile agire contemporaneamente su due diverse leve, quella della resilienza – perché i cambiamenti climatici ci stanno già mostrando i loro effetti – e quella della prevenzione. Per mettere in sicurezza l’Italia dal punto di vista idrogeologico, ad esempio, il ministero dell’Ambiente ha stimato come necessari investimenti pari a 40 miliardi di euro; sul lato della prevenzione, invece, l’Italia può contribuire concretamente riducendo le proprie emissioni di gas climalteranti. Purtroppo però su entrambi i fronti risultiamo ancora molto carenti: anche nel corso del 2017 le emissioni italiane di gas serra sono aumentate di 383mila tonnellate, mentre la legge di Bilancio presentata dal Governo – e attualmente in discussione al Parlamento – ancora una volta non presenta significativi investimenti contro il dissesto idrogeologico.