Cambiamenti climatici, Juncker: a Parigi «l’Ue non firmerà un accordo qualsiasi»

[9 settembre 2015]

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Dopo la crisi dei rifugiati, quella della Grecia e dell’economia europea – «la crisi non è finita, è stata messa in pausa», il timore di un’uscita della Gran Bretagna dall’Ue e i conflitti in Ucraina, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha affrontato nel suo discorso sullo Stato dell’Unione 2015 all’Europarlamento anche i cambiamenti climatici.

A dispetto della scaletta scelta durante il discorso, Juncker ha affermato con risolutezza che la Commissione da lui guidata si adopererà per assicurare che l’Europa continui ad essere «una guida nella lotta contro i cambiamenti climatici. Noi pratichiamo ciò che predichiamo». Il riferimento è all’obiettivo di tagliare del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030, rispetto al 1990; un obiettivo che in realtà ricalca il pacchetto clima-energia 2030 (adottato dalla precedente Commissione, a guida Barroso), e fu allora aspramente criticato dal mondo ambientalista per la carenza di obiettivi ambiziosi.

Nonostante ciò, Juncker continua a ritenere che «l’Europa sia sulla buona strada», e che durante l’ormai imminente Cop di Parigi «l’Unione europea non firmerà un accordo qualsiasi. La mia priorità, la priorità dell’Europa, è quello di adottare un ambizioso, robusto e vincolante accordo globale sul clima». Fatto non trascurabile vista la crisi dei rifugiati in corso, Juncker ha ricordato che «il cambiamento climatico è anche una delle cause alla base di un nuovo fenomeno di migrazione. I rifugiati del clima rappresenteranno una nuova sfida, se non agiamo rapidamente». Il dato dei 250 milioni di possibili rifugiati climatici, tornato alla ribalta negli ultimi giorni (ma noto ormai almeno dal 2009, come scrivemmo su queste pagine) ne è la testimonianza.

L’Europa, anche se messa in ombra dagli importanti passi avanti in difesa del clima fatti da Usa e Cina, rimane uno dei capisaldi mondiali contro i cambiamenti climatici. Nonostante ciò, come recentemente certificato dall’Agenzia internazionale dell’energia, gli obiettivi di riduzione dell’emissioni di gas serra finora concordati dai vari Paesi non sono sufficienti per dirsi al sicuro. Ci porteranno anzi a sforare di 0,6 °C il “tetto di sicurezza” dei 2 gradi entro il 2100.

Juncker rimarca che «la lotta contro i cambiamenti climatici non sarà vinta o persa in discussioni diplomatiche a Bruxelles o Parigi. Sarà vinta o persa sui territori e nelle città dove la maggior parte degli europei vive, lavora e utilizza circa l’80% di tutta l’energia prodotta in Europa». Perché questo accada, però, è necessario che a Parigi si realizzi un accordo vincolante e ambizioso: l’Europa può e deve fare la sua parte, tra 90 giorni nella capitale francese.