Cambiamenti climatici: l’Europa meridionale (e l’Italia) sarà colpita più duramente

Le prospettive umane ed economiche per gli europei se non resteremo entro i +2° C

[13 novembre 2018]

«Se il riscaldamento aumenterà di oltre 2° C rispetto ai livelli preindustriali e non vengonoo attuate adeguate misure di adattamento, l’Europa rischia di essere esposta a condizioni meteorologiche estreme più frequenti e intense, con conseguenze economiche significative». E’ quanto emerge dal rapporto Jrc Peseta III sull’impatto dei cambiamenti climatici sull’economia, la società e l’ambiente in Europa, realizzata Joint Research Centre (Jrc),  l’hub scientifico e della conoscenza della Commissione europea.

Il progetto Jrc Peseta III punta a fornire  una migliore comprensione di come i cambiamenti climatici possono influire sull’Europa, per ricavare informazioni utili per l’adattamento climatico. La ricerca integra quel che è noto sugli impatti climatici tra le varie discipline delle scienze naturali in un’impostazione di analisi economica.

Al Jrc spiegano che «Il progetto prende in considerazione le stime sulle emissioni di CO2 e il corrispondente riscaldamento e i cambiamenti climatici (temperatura, pioggia, vento, radiazione solare, umidità dell’aria, innalzamento del livello del mare). Le proiezioni climatiche ad alta risoluzione spazio-temporale forniscono dettagliati modelli di impatto specifici per settore per stimare gli impatti biofisici che vengono quindi integrati in un quadro di modellizzazione economica, per valutare il costo economico dei livelli di riscaldamento globale potenziali.

Vengono considerate 11 categorie di impatto: inondazioni costiere, inondazioni fluviali, siccità, agricoltura, energia, trasporti, risorse idriche, perdita di habitat, incendi boschivi, produttività del lavoro e mortalità correlata al caldo.

Il rapporto Jrc Peseta III presenta risultati più dettagliati che di mostrano che in uno scenario di riscaldamento elevato, sopra i 2° C, «L’aumento delle temperature e l’aumento dei periodi caldi potrebbero comportare ulteriori 132.000 vittime annue da ondate di caldo, mentre in alcuni Paesi dell’Europa meridionale la produttività del lavoro potrebbe diminuire del 10-15%; I cambiamenti nella fioritura dei fiori/piante, nella stagione di crescita e i cambiamenti nel contenuto idrico del suolo influenzeranno la produttività dell’agricoltura e l’idoneità degli habitat, con un potenziale raddoppio della zona climatica arida; I livelli del mare aumenteranno lungo le coste europee, con un conseguente aumento di 5 volte dei danni provocati dalle alluvioni costiere; Tre volte più persone saranno esposte alle inondazioni fluviali, mentre i danni provocati dalle inondazioni potrebbero aumentare da 5,3 miliardi di euro/anno a 17,5 miliardi di euro/anno; La richiesta di energia per il riscaldamento diminuirà, ma il fabbisogno energetico per il raffreddamento degli spazi aumenterà rapidamente; Le parti meridionali dell’Europa potrebbero dover affrontare crescenti carenze idriche e maggiori siccità, mentre le risorse idriche aumenteranno generalmente nell’Europa settentrionale».

Con uno scenario di 2° C  la maggior parte di questi danni climatici si ridurrebbe notevolmente.

Il rapporto JRC PESETA III, al quale hanno lavorato esperti in economia, biologia, fisica e ingegneria per calcolare gli impatti fisici e i costi economici dei cambiamenti climatici in Europa, quantifica questi impatti e dimostra che «Se agiamo ora per limitare le emissioni, possiamo prevenire gli effetti peggiori».

E agire subito sembra proprio nell’interesse dell’Italia, visti che gli impatti saranno molto più forti nel sud dell’Europa che al nord e che  l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa meridionale saranno più colpiti dal riscaldamento globale rispetto a quelli del nord.

I ricercatori dicono che «Questo è chiaramente il caso dei decessi legati al caldo, delle risorse idriche, della perdita di habitat, della domanda di energia per il raffreddamento e degli incendi boschivi. L’area mediterranea sembra essere la più colpita dai cambiamenti climatici».

Per la maggioranza delle 11 categorie di impatti ei cambiamenti climatici presi in esame dal rapporto, lo studio confronta uno scenario nel quale le azioni per limitare il riscaldamento a 2° C hanno successo, rispetto a quelli in cui non lo hanno.

Al Jrc sottolineano che «Dal punto di vista economico, in uno scenario di riscaldamento elevato le perdite associate alla mortalità correlata al caldo rappresentano una quota molto significativa dei danni». In  ordine di importanza, e altre azioni prioritarie riguardano: inondazioni costiere, produttività del lavoro, agricoltura e alluvioni fluviali.

I ricercatori avvertono: «Dato che la copertura dei potenziali impatti è in gran parte incompleta (ad esempio, i danni dovuti a possibili tipping points climatici e le perdite dei servizi degli ecosistemi non sono considerati), la somma delle stime dei danni economici non è uguale ai costi economici totali dei cambiamenti climatici in Europa. Probabilmente questi saranno significativamente più alti».

PESETA III stima inoltre come gli impatti dei cambiamenti climatici nel resto del mondo potrebbero interessare l’Europa e per farlo prende in considerazione 4 aree di impatto: domanda di energia residenziale, alluvioni fluviali, produttività del lavoro e agricoltura e stima che, in uno scenario di riscaldamento elevato, «L’effetto transfrontaliero di queste quattro categorie d’impatto aumenterà del 20%la perdita di benessere nell’Ue.

Al Jrc Peseta concludono: «Ancora una volta si dovrebbe sottolineare che, quando si prendono in considerazione tutti gli impatti potenziali dei cambiamenti climatici, gli effetti limite potrebbero essere molto maggiori».