Un appello perché le banche finanzino la transizione energetica e non l’economia fossile

Cambiamenti climatici, l’industria del carbone (e le banche) all’assalto del summit di Parigi

Il 20% dei soldi necessari per organizzare la Conferenza arrivano da multinazionali che vendono o utilizzano abbondantemente combustibili fossili

[16 luglio 2015]

Quit Coal

L’industria del carbone è la più grande fonte di emissioni di CO2, il gas serra che sta cambiando il clima del nostro pianeta  e che rischia di innescare una serie di impatti devastanti per la vita della Terra così come la conosciamo.  Secondo BankTrack e gli altri promotori dell’appello/petizione “Banks, do the Paris pledge to quit coal”, «Siamo in grado di porre fine alla nostra dipendenza dal carbone, ma dobbiamo farlo in fretta. Un modo per raggiungere questo obiettivo è che le banche la smettano di finanziare questa industria. Facciamo appello a tutte le banche perché si impegnino  pubblicamente ad  eliminare gradualmente i finanziamenti per l’industria del carbone e che lo facciano prima del prossimo vertice sul clima di Parigi.

Il problema e che, come scriveva già a maggio Rinnovabilil.it il 20% dei 170 milioni di euro necessari per organizzare la Conferenza delle parti Unfccc di Parigi arriveranno da finanziamenti privati e che la Francia ha già stilato una prima lista do queste aziende partner “amiche” tra le quali ci sono  Engie (ex GDF Suez), EDF, Renault-Nissan, Suez Environment, Air France, FESR, Axa, BNP Paribas, Air France, LVMH, Ikea. Alcune di queste multinazionali vendono o utilizzano abbondantemente combustibili fossili, «Brand che negli anni sono diventati un simbolo dell’inquinamento e della violazione dei diritti – scrive Rinnovabilil.it . EDF è il maggior produttore mondiale di energia nucleare, Engie e BNP Paribas investono corposamente nel carbone,Suez Environnement ha intentato causa all’Argentina per 380 milioni di euro perché Buenos Aires aveva annullato il contratto di gestione privata dell’acqua, e oggi gestisce le acque reflue del fracking».

La petizione on-line “Banks, do the Paris pledge to quit coal”  riprende l’allarme di Ong come Friends of the Earth, Attac France, Corporate Europe Observatory, WECF, 350.org, Greenpeace sul nuovo greenwashing  delle  multinazionali alla Cop21 Unfccc e chiede alla banche di fare il “Giuramento di Parigi”.

Infatti sono proprio le banche a fornire un sostegno economico vitale all’industria del carbone in crisi. ««Proprio così – dicono quelli di BankTrack – le banche che la maggioranza di noi utilizza ogni giorno stanno alimentando la crisi climatica canalizzando centinaia di miliardi di dollari per un settore che è ormai in crisi e ha i giorni contati!» Ecco perché la petizione chiede a tutte le banche di impegnarsi pubblicamente a disinvestire gradualmente dal carbone.

Se è vero che il carbone è in crisi in molti paesi, dal 2000 la sua produzione mondiale è cresciuta del 69%, 7,9 miliardi di tonnellate all’anno e questo ha portato anche ad un aumento dei finanziamenti (a volte nascosti) da parte delle banche. Nel recente rapporto “Boom and Bust  – TRACKING THE GLOBAL COAL PLANT PIPELINE” ColaSwarm e Sierra Club, spiegano che dal gennaio 2010  nel mondo è stata proposta la costruzione di  2.177 impianti a carbone e molti sono in corso di progettazione o in fase di costruzione. Se queste centrali a carbone entreranno in servizio  grazie ai  finanziamenti bancari, la Cop21 Unfccc di Parigi è destinata al fallimento.

Secondo il rapporto “The End of Coal? – 2015 Coal Finance Report Card”, di  BankTrack,  Rainforest Action Network e Sierra Club, le banche private hanno un ruolo importante nel finanziando l’industria del carbone: «Tra il 2005 e l’aprile 2014, 93 banche di tutto il mondo, hanno fornito più di 500 miliardi di dollari di finanziamenti all’industria del carbone» e non c’è ancora alcun segno di calo «In realtà, tra il 2005 e il 2013 le banche hanno aumentato i loro finanziamenti al carbone». Dato che mobilitano enormi capitali nell’industria energetica, le banche stanno continuando a sostenere modelli energetici vecchi basati sui combustibili fossili, mentre potrebbero contribuire davvero molto a realizzare la necessaria transizione verso un’economia low carbon.

BankTrack ritiene che proprio per il ruolo centrale che hanno, le banche dovrebbero aiutare finanziariamente la transizione energetica, «spostando rapidamente il loro portafoglio energetico dai combustibili fossili al finanziamento dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. Questa  transizione deve iniziare con un impegno pubblico di smetterla con il carbone»